Come deve cambiare la scuola per formare i leader di domani

in Organizzazione della scuola

di Emiliane Rubat du Merac | del 11/02/2014 |8 COMMENTI |commenta

Come deve cambiare la scuola per formare i leader di domani
Gli atteggiamenti di partecipazione civica e di leadership si apprendono con l’esperienza, lo dimostra un recente studio che confronta la realtà della scuola con quella dello scoutismo. Dalla lettura dei dati risulta che gli scout ottengono medie più alte in tutte le scale di leadership e queste differenze sono statisticamente significative. Per lo sviluppo di atteggiamenti di leadership, il fattore centrale è l’assunzione di responsabilità, un valore molto applicato fra gli scout.



Molti interventi sottolineano la necessità che la scuola promuova atteggiamenti di partecipazione civica (OECD, 2012), di cittadinanza responsabile e di leadership (UNESCO, 2005; Schulz & Sibberns, 2004).
Questi atteggiamenti si apprendono con l’esperienza quando l’ambiente permette di esercitarli.

In questa prospettiva, si colloca una ricerca che ha coinvolto 600 studenti e 231 ragazzi scout, frequentati il biennio della scuola secondaria di secondo grado a Roma, che ha lo scopo di identificare quali aspetti del contesto scuola favoriscano la formazione della leadership.
Con leadership intendiamo un processo che coinvolge sia il leader sia gli altri membri del gruppo, implica valori, abilità e competenze, che vengono appresi, ed è generatore di cambiamenti positivi (Rost, 1991). In questo quadro teorico, il ruolo del leader è di “facilitare cambiamenti sociali positivi dell’istituzione o della comunità”(HERI, 1996).

Il lavoro di ricerca confronta la realtà della scuola con quella dello scoutismo, perché il metodo scout si propone di sviluppare nei ragazzi leadership e valori morali attraverso metodi attivi. Gli strumenti utilizzati sono: la scala di leadership SRLS (“Socially Responsible Leadership Scale”) e il questionario di percezione ECPQ (“Educational Context Perception Questionnaire”).
Dalla lettura dei dati risulta che, nel confronto, gli scout ottengono medie più alte in tutte le scale di leadership e queste differenze sono statisticamente significative. Le dimensioni che differenziano di più i due gruppi sono, il valore attribuito alla cittadinanza attiva, la collaborazione, la capacità di gestire il disaccordo e la capacità di guidare altri. Questi atteggiamenti implicano valori morali quali il rispetto, il senso di responsabilità e affidabilità, la capacità di organizzare il lavoro e di motivare gli altri.

I risultati dell’indagine indicano che i due contesti (scuola e gruppo scout) sono percepiti in modo diverso dai due gruppi, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione e il clima sociale. Gli scout avvertono un rapporto di fiducia e stima reciproca con gli educatori, sentono di far parte di un gruppo dove le proposte sono accolte, dove vengono presentate cose stimolanti e affidate responsabilità.
Gli studenti hanno una percezione del contesto meno positiva, il lavoro è soprattutto individuale, le occasioni di attività che creano coesione e collaborazione sono limitate. Le percezioni degli studenti sono diverse tra una classe e l’altra.
Tuttavia, anche quando alcuni aspetti di contesto sono percepiti allo stesso modo dagli studenti e dagli scout, il complesso delle esperienze disponibili nei due ambienti educativi produce effetti diversi sulla formazione alla leadership dei giovani. Le dimensioni di contesto risultano avere un impatto più forte sulla leadership quando servono a descrivere l’ambiente scout, mentre il loro effetto diminuisce quando rendono conto del contesto della classe, probabilmente perché gli stessi termini per ragazzi che hanno solo esperienza scolastica rimandano a significati meno definiti.
Quindi, sebbene ci siano margini di miglioramento da parte degli insegnanti nelle condizioni date, sarebbe necessario un ripensamento dell’impianto del modello scolastico per rendere più efficace il ruolo della scuola nello sviluppo della leadership.
I fattori che incrementano i punteggi di leadership degli studenti sono: clima di classe, apertura alle proposte, attenzione alle persone più che ai risultati, attualità degli argomenti, coesione del gruppo, fiducia e stima reciproca tra insegnanti e allievi.

Le risposte degli studenti riguardo ai fattori di contesto citati spiegano il 37% della varianza (il 52% agli scout) [1] del punteggio ottenuto nelle scale di leadership che riguardano cittadinanza, collaborazione e capacità di gestione del disaccordo.
Appare centrale, per lo sviluppo di atteggiamenti di leadership, l’assunzione di responsabilità.
Più dell’80% degli studenti dichiara di non avere avuto responsabilità a scuola, gli altri parlano di esperienze a volte poco rilevanti o remote (capo classe alle elementari, responsabile delle luci per uno spettacolo, raccolta di soldi per una gita, ecc.).
Tuttavia, sebbene le responsabilità conferite agli studenti siano di relativo valore, il solo fatto di averne avute ha un impatto, statisticamente significativo, sui valori e capacità di leadership. Gli scout, invece, hanno avuto quasi tutti esperienze di responsabilità (l’83% come caposquadriglia o vice) che comportano la guida di un gruppo di ragazzi.

Dai primi risultati emerge la necessità di rivedere il modello organizzativo della scuola, che lascia margini molto esigui a una didattica attiva, alla partecipazione e alla responsabilità.
Il confronto con lo scoutismo indica che esistono modelli dai quali è possibile trarre indicazioni per ottenere risultati nella preparazione dei giovani a essere cittadini attivi e leader responsabili.


Confronto medie degli scout e studenti alle scale di leadership
(ANOVA - per Coscienza di sé e Impegno p <.005, per tutte le altre scale p ≤ .000)


Note:
[1] A scuola il Coefficiente di Regressione ottenuto con la Regressione Lineare R²=,366, agli scout R² =,521. Nei due casi, la significatività dell’ANOVA p <,000.


Per approfondire:
- Tyree, T. M. (1998).”Designing an instrument to measure the socially responsible leadership using the social change model of leadership development. Dissertation Abstracts International”, 59 (6),1945.
- Appel-Silbaugh, C. (2005). “SRLS-Rev: The revision of SRLS”. College Park, MD: National Clearing-House for Leadership Programs.
- Dugan, J. P. (2006). “SRLS-Rev2:Third revision of SRLS”. College Park, MD: National Clearinghouse for Leadership Programs.
- Astin, H. S., Astin, A. W., Bonous-Hammarth, M., Chamber, T., Goldberg, L.S., Johnson, C. S. & Komives, S. R., Higher Education Research Institute (HERI), (1996). “A social change model of leadership development: Guidebook, Version III”. Los Angeles: Higher Education Research Institute, University of California.
- HERI. (1996). “A social change model of leadership development: Guidebook version III”. Los Angeles: University of California Los Angeles Higher Education Research Institute. (“Available from National Clearinghouse for Leadership Programs”).
- Rost, J. C. (1991). “Leadership for the twenty-first century”. Westport, CO: Praeger.
- Rubat du Mérac, E. “Impatto del contesto educativo sullo sviluppo della leadership degli adolescenti. Metodologia”. in “Giornale Italiano della Ricerca Educativa”, 4, 95-111.


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Ringraziando i commenti di Emiliane, pubblicato il 26/02/2014

Vi ringrazio molto dei vostri commenti. Provo a rispondere brevemente alle osservazioni critiche. La ricerca non si propone di dare consigli su come migliorare l’insegnamento né  di applicare lo scoutismo nella scuola. Dalla ricerca emerge, tuttavia, che dove gli insegnanti riescono ad affidare maggiori responsabilità e a costruire un gruppo classe più coeso, i ragazzi sviluppano maggiori atteggiamenti di leadership democratica. Ma per avere risultati più efficaci sarebbe necessario ripensare la scuola, il suo impianto, la sua organizzazione, perché le attività scolastiche diventino per gli studenti fonte di interesse, impegno, sviluppino partecipazione attiva e responsabilità. Il contesto generato dall’impianto tradizionale della scuola non si può superare dunque con un consiglio e le proposte di soluzioni devono essere frutto di una collaborazione tra insegnanti, dirigenti scolastici, ricercatori e politici. 

La scelta di confrontare la scuola con lo scoutismo ci ha permesso di verificare che le attitudini ad esercitare una leadership responsabile possono crescere nei quindici e sedicenni molto più di quanto avremo verificato considerando il problema solo all’interno della scuola. Inoltre, il contesto scout ci ha permesso di verificare che alcune modalità di lavoro e di interazione, meno presenti tra i banchi in fila, possono avere un impatto notevole sullo sviluppo di valori e attitudini. Non si tratta di fare della scuola una riproduzione del movimento scout ma di riprendere l’idea di una scuola attiva, proposta da molti pedagogisti da John Dewey a Aldo Visalberghi, capace di stimolare attraverso esperienze concrete responsabilità, cooperazione, atteggiamenti di cittadinanza attiva e capacità di leadership.

Fonte e approndimenti di Emiliane, pubblicato il 26/02/2014

Per rispondere alla domanda di Maurizio: la ricerca sull’impatto degli ambienti educativi sugli attitudini di leadership degli adolescenti è stata portata avanti da me durante queste due anni e mezzo di dottorato e seguita dai professori Pietro Lucisano dell’Università di Roma La Sapienza e Gaetano Domenici dell’Università degli Studi di Roma Tre. Dopo la discussione della tesi sarà pubblicato il Rapporto di ricerca. Una presentazione più approfondita si trova nei seguenti articoli:

                Rubat du Mérac, E. (2013). La misura degli atteggiamenti di leadership degli adolescenti in due contesti educativi: scuola e scautismo. In Rivista della Società Italiana di Ricerca Didattica, 11, 95-111.

            Lucisano, P. & Rubat du Mérac, E. Le attese degli educatori per lo sviluppo della leadership e le risposte dei ragazzi scout di branca Guide/Esploratori dell’AGESCI. In Orientamenti pedagogici. Roma: Edizioni Erickson (in corso di pubblicazione).

                Lucisano, P. & Rubat du Mérac, E. Percezione Contesto educativo e leadership. La responsabilità di un ambiente che non dà spazio a esperienze di responsabilità. La professionalità dell’insegnante. Valorizzare il passato, progettare il futuro. Atti del Convegno del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”. Roma: Aracne editrice (in corso di pubblicazione).

                Rubat du Mérac, E. Ruolo della scuola nell’indurre uno sviluppo di atteggiamenti di leadership in adolescenti. Confronto con lo scoutismo. Journal of Educational, Cultural and Psychological Studies (in corso di pubblicazione).

                Rubat du Mérac, E. What school could do to improve student value-based leadership? Journal of Authentic Leadership in Education (in corso di pubblicazione).

s di Koala tenero, pubblicato il 19/02/2014

Condivido le perplessità di Laura.

Faccio l’insegnante di Scuola Superiore ma anche la capo scout. Sicuramente anche il mio modo di interagire con i ragazzi in classe risente di questo mio “doppio ruolo educativo” e istintivamente tendo a rapportarmi con i miei studenti proprio partendo dall’idea  (metabolizzata, ormai, in più di 20 anni di servizio  come capo) che i veri protagonisti del processo formativo sono loro.

Tuttavia il mondo della scuola si scontra con tempi, strutture e rapporti con le famiglie che sono difficilmente modificabili e, nonostante molti sforzi la Scuola stia facendo, difficilmente lo saranno in modo significativo.

C’è ormai nel mondo della Scuola la consapevolezza che “educazione” sia qualcosa di profondamente diverso da “istruzione” e tutto quanto esposto nell’articolo è perfettamente condiviso e condivisibile anche da quanti, operando nella Scuola, non abbiano la più pallida idea di cosa sia lo Scoutismo. Perfino l’”Ask the Boy” è in qualche modo insito nei moderni approcci alla didattica. Infine non dimentichiamo che le motivazioni e i valori che sono alla base della scelta di insegnare,  come pure lo sfondo che vede nascere un insegnate, non sempre sono gli stessi da cui nasce la scelta di fare servizio come capo scout.

L’articolo è molto interessante e merita una seria riflessione, tuttavia è necessario elaborare strategie che concretamente rendano realizzabile il tutto, senza dimenticare il fondamentale ruolo che la Scuola ha di fornire anche delle solide basi culturali.

Giusy 

 

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