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Pinocchio 2.0, le storie inventate per bambine/i: Camilla ha paura del buio

Pubblicato il: 12/07/2013 10:59:23 -


Nell’ambito del progetto Pinocchio 2.0 è stato chiesto a mamme, papà, sorelle, fratelli, zie, zii, nonne e nonni, amici di inventare brevi storie e poesie che poi vengono lette in classe dalle maestre e illustrate da bambine e bambini della scuola dell’infanzia di Latina e da quelli che fanno parte della rete di progetto. Ecco la storia inventata da Nonno Marpi.
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Sa che non è logico. Quando ci pensa si dà della stupida, perché con il buio manca solo la luce. Tutte le altre cose, che prima si vedevano, continuano a essere lì.

“E se scappano via? – si chiede subito dopo – Io non le vedo e potrebbero anche non esserci più”.

Mamma e papà, con pazienza, cercano di spiegarle. Niente: lei promette che se ne starà tranquilla, ma, puntualmente, appena fa buio, si mette a piangere fino a quando una lucina non le viene in soccorso.

Questa sera, come al solito, è nel suo lettino per fare la nanna. La lucina, però, è ancora accesa e guai a spegnerla. Mamma racconta una favola e poi una seconda. Camilla non si addormenta e chiede alla madre di starle vicina. Alla terza storiella, la povera donna si addormenta. Dopo un giorno di lavoro, è stanca e non ce la fa più.

“Mamma? – chiede la bimba – Dormi? Continui la storia, per favore?”.

Niente, la mamma dorme proprio. Camilla piagnucola un po’. Arriva papà e inizia un racconto anche lui. Parla calmo e a lungo.

Ora la piccola chiude gli occhi. Il papà si interrompe. Camilla si sveglia subito e chiede di continuare. La narrazione riprende. Alla fine, il sonno vince sulla volontà di resistere.

E dormono tutti.

Passa del tempo e i genitori si svegliano. La guardano: lei dorme profondamente. Per paura di allarmarla, escono dalla sua stanza facendo meno rumore possibile, ma lasciano la lucina accesa e la porta della cameretta aperta. Già altre volte Camilla si era svegliata nel cuore della notte e, trovandosi al buio, si era messa a urlare.

La bimba, invece, è tranquilla, perché sta sognando. La fiaba che raccontava il papà parlava di una fata bellissima, che andava in aiuto delle brave bambine e lottava contro le cattiverie del mondo.

“Camilla, Camilla – si sente chiamare la piccola – Sono la fata Orbina. Mi senti?”

“Strano nome! – pensa nel sogno la bella addormentata – Non ricordo come si chiamava la fata di cui parlava papà, ma questa le assomiglia: bionda, vestita d’azzurro, carina e sorridente … Dimmi fatina …”.

“Ciao Camilla, sono la fata Orbina. – ripete la voce, che aggiunge sorridendo: “So che tu hai paura del buio. È per questo che sono qui da te. Mi vuoi ascoltare?”

Camilla ricambia il sorriso; allora la fata continua: “Mi chiamo Orbina perché, purtroppo, non ci vedo. Per me il mondo è buio. So che ci sono il giorno, la luce, il sole, i colori, le cose belle, ma non li vedo. Per un brutto incantesimo che mi è stato fatto da piccola, non vedo nulla e non posso usare le mie magie per tornare a vedere”.

Camilla ascolta a bocca aperta. È però un po’ sospettosa e pensa: “Come avrà capito che volevo che mi parlasse? Le ho solo sorriso!”

Orbina, pronta, le risponde: “Nel sogno capitano cose strane: tu, Camilla, mi vedi anche se hai gli occhi chiusi; io, invece, posso leggere i tuoi pensieri, anche se non ti vedo: in fondo, sono una fata! Hai ancora dei dubbi?”

La piccola le sorride, quasi per chiederle scusa, e la fata riprende: “Non ci vedo; sono però ugualmente fortunata, perché posso sentire tante cose che mi fanno compagnia e mi danno forza. Vuoi fare un viaggio con me?”

Avuto il consenso da Camilla, le allunga una mano e la incoraggia: “Vieni”.

Nel sogno escono dalla stanza ed entrano in uno spazio buio, nel quale non penetra neppure un filo di luce.
“Senti l’aria fresca che ti accarezza il volto e ti smuove i vestiti? Senti i profumi dei fiori e il caldo serale dell’estate sulla pelle? Arrivano alle tue orecchie il belato degli agnellini e il cinguettio nei nidi? Odi i grilli e le cicale? E la musica! Ascolta la musica che viene dalla piazza dove ci sono tante persone! Avverti i loro balli e canti? E ora, sempre a occhi chiusi, senti che petali delicati ha questa rosa! Sono lisci e morbidi come la tua guanciotta. Ascolta, … senti? È la civetta che lancia le sue grida per spaventare le prede! Adesso è vicina … Ora invece è più lontana. Riconosci dal rumore che si sta allontanando? Camilla, anche senza vedere, si può sentire il mondo intorno a noi e lo si può affrontare”.



La bimba pensa e vorrebbe dire, ma nel sogno non le esce parola. La fata comunque capisce e interpreta: “Mi vorresti dire che allora è bello vivere anche se si è al buio?”

La piccola sorride e la fata risponde: “Camilla. La luce è un dono. La vista è un dono. È più bello avere la luce e la possibilità di vedere. Ma se mancano, non dobbiamo spaventarci, perché abbiamo altre risorse che ci aiutano a vivere. Usa pure i tuoi occhi, Camilla, e fai tesoro di tutto ciò che hai la fortuna di vedere, ma impara anche a farne a meno. Domani chiedi alla mamma di insegnati a giocare a mosca cieca. La prossima notte tornerò a trovarti e faremo un altro viaggio: ti farò sentire il profumo del mare e quello dei fiori di montagna. Ciao, Camilla. Buon sonno … Ciao! Camilla …”.

La fata si allontana e la bimba continua a dormire tranquilla.

Il mattino si sveglia serena e appena vede la madre le chiede del gioco a mosca cieca.

La madre è sorpresa. Non gliene aveva mai parlato. Anzi, neppure ricordava quel gioco che faceva da bambina. “Certo, – si dice – giocando a occhi chiusi, si può affrontare meglio la paura del buio! Come ho fatto a non pensarci prima?”

Dopo colazione e poi ancora nel pomeriggio, gioca con sua figlia a mosca cieca. Prima si benda lei, poi la bimba. E anche insieme: provano ad arrivare da un luogo a un altro, entrambe bendate. Quante risate!

Per aiutarsi, Camilla ogni tanto tira giù la benda, ma non importa, perché subito dopo si ricopre gli occhi e continua il gioco.

A sera si addormenta senza … anzi, con “poche” storie. Ha ancora paura del buio, ma si dice e dice ai genitori: “Solo più un pochino”.

Aspetta nel sogno l’arrivo della fata Orbina. Appena la vede, cerca di farle capire che sta vincendo la paura del buio.

“Bravissima, Camilla! – dice allegra la fata – Ho sentito la mia sorella gemella, che ti ha osservato: mi ha parlato del tuo impegno nel gioco e dei tuoi progressi. E sei brava anche quando, ogni tanto, tiri giù la benda per dare una sbirciatina: è giusto controllare. Aiuta a diventare più sicuri”.

Camilla vorrebbe dire che il buio le fa paura ancora un po’ e la fata, sorridendo, la rassicura: “Anche a me! Un po’ di prudenza ci vuole sempre!”

“Poverina tu, – pensa Camilla – che non potrai vedere mai!”

La fata Orbina è sorpresa dalla bimba che sta dimostrando compassione per lei, ma non ha il tempo per rifletterci su: improvvisamente, grazie a quella prova d’affetto, l’incantesimo che l’aveva colpita svanisce. Ci vede nuovamente! FINALMENTE! “Quanto mi sei mancata! – dice tra sé, pensando alla capacità di vedere.

Animata dalla sua gioia, non ha alcun dubbio sul fatto che continuerà a dedicarsi ai bambini che non hanno la fortuna di ritrovare la vista con un incantesimo e a chi ha paura del buio.

Mentre pensa al suo futuro, la fata Orbina guarda Camilla e le sorride. Ora entrambe sono felici.

Camilla cresce, ma continua a ritrovare nei sogni la sua fata.

Sempre al buio, per abituarsi ad esso, in modo da averne ogni volta un po’ meno paura.

***
“Ciao, siamo alcuni dei personaggi delle favole di Marpi, pubblicate nel sito Folartisti. Vieni a trovarci e a leggerci?”

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Nonno Marpi

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