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La favola, come e perché

Pubblicato il: 06/02/2013 18:03:48 -


Se le condizioni economiche e socioculturali consentono al nuovo nato di alimentarsi correttamente, di fruire anche e soprattutto degli alimenti simbolici, delle parole a lui congeniali, quindi di ascoltare favole e di alimentare con queste il suo sviluppo intellettivo, il suo sviluppo “normale” è garantito! Ma, se mancano latte, pane e acqua, mancano anche le favole! E un mondo senza favole non è un mondo fatto per i bambini!
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Se penso a un neonato, l’immagine che me lo può rappresentare è quella della superficie di un grande lago, il Mar Caspio, il lago più grande del mondo. Invece, se penso a un adulto, l’immagine è quella di una modesta piscina e neppure olimpionica, se non, a volte, quella di una semplice bacinella. Fuor di metafora, il nuovo nato è un portale aperto sul mondo: le sue innate facoltà, che sono pronte a misurarsi con l’ambiente, sono numerose, quante quelle di cui qualsiasi essere umano geneticamente dispone. Sta poi agli stimoli che subito dopo la nascita “vengono lanciati” il compito di sollecitarle, attivarle, orientarle.

Il successivo sviluppo/crescita, legato ovviamente ai processi dell’apprendimento – e non penso affatto a quello scolastico che al confronto è ben poca cosa – i quali, istante dopo istante, si vengono sviluppando, è una costruzione/conquista costante del Sé e del Fuori di Sé. Il tutto procede, minuto dopo minuto, in un processo curricolare. In altri termini, nella misura in cui gli stimoli vengono lanciati, a livello di successione numerica e di peso qualitativo, il nostro nuovo nato si inserisce nel nuovo ambiente, con cui si deve misurare, minuto dopo minuto. Il curricolo, quindi, non è altro che l’insieme interattivo che si viene sviluppando lungo le coordinate dello spazio e del tempo che condizionano lo sviluppo del nuovo nato e, ovviamente, anche la nostra vita quotidiana. A ciascuno il suo curricolo!

Ne consegue che le facoltà genetiche del nostro nuovo nato si sviluppano nella misura in cui gli stimoli sono ricchi e significativi. Nessuno nasce intelligente e capace, ma dispone di tutte le condizioni perché lo possa diventare. Possiamo dire che lui, per “natura” è aperto sul mondo, disposto ad acquisire e a far suo tutto ciò con cui si imbatte. Ma poi interviene la “cultura”, l’insieme degli stimoli che gli vengono lanciati. E sono di ogni natura: il latte materno e l’aria da respirare costituiscono i primi stimoli fisici, indispensabili alla sopravvivenza. Verrà poi la carezza, la parola sussurrata, verranno le pappette e tutte le coccole di cui ogni nuovo nato necessita. Ed è qui che hanno inizio tutte le differenziazioni che conosciamo: un conto è disporre di una culla calda e pulita e delle coccole di mamma e papà in pieno accordo e di nonni solerti! E mettiamoci anche un’affettuosa baby sitter!

Altro conto è disporre di poco o di nulla! Ciò che avviene nelle zone disastrate dell’Africa equatoriale sono sotto gli occhi di tutti! Di quali stimoli positivi può godere quel bambino i cui occhi sono aggrediti giorno e notte da mosche affamate, la cui bocca non gode del latte materno, il cui corpo è esposto a tutte le possibili intemperie. Per non dire della totale assenza di coccole e ninne nanne! L’intelligenza non è un dono di natura!. La facoltà di diventarlo sì! L’intelligenza individuale, come dice Piaget – e non solo lui – è sempre un “prodotto sociale”: la risultante dinamica di una serie di interazioni sociali!

Ecco perché, l’enorme possibilità intellettiva di ciascun nuovo nato è un grande lago, costretta però a dimensionarsi in ordine agli stimoli che vengono lanciati, istante dopo istante. Il grande lago, giorno dopo giorno tende a restringersi: gli stimoli lanciati sono quelli che sono, ma sempre inferiori di numero e di qualità rispetto a ciò che la potenzialità della natura del nuovo nato esprime e consente. Man mano che Antonio “diventa” Antonio e Maria “diventa” Maria, l’enorme indifferenziata potenzialità si canalizza – possiamo dire – lungo ciò che l’ambiente offre e presenta con i suoi stimoli fisici (la garanzia della salute) e simbolici (la garanzia dello sviluppo della intelligenza). Antonio, nato a Torino da genitori italiani e trapiantato in Cina con attanti cinesi, non diventerà mai quello che sarebbe diventato dove è nato e con i genitori naturali. E quando con la raggiunta maturità avrà consapevolezza di sé e avrà quel determinato carattere, quella forma di intelligenza, quei gusti, quelle simpatie e via dicendo, sarà una persona consapevole e responsabile: una piscina olimpionica, se tutto è andato bene per quanto riguarda la socializzazione e gli apprendimenti di cui è anche responsabile la scuola (ed ogni assetto sociale ha la sua scuola): una bacinella, se non un bicchier d’acqua, se la fame e la sete e l‘assenza assoluta di coccole ha condizionato negativamente il suo sviluppo/crescita e il suo apprendimento. E non dimentichiamo Maria! La femmina in una società ingiusta come la nostra è sempre l’essere umano che paga il prezzo più alto!

Se le condizioni economiche e socioculturali consentono al nuovo nato di alimentarsi correttamente, di fruire anche e soprattutto degli alimenti simbolici, delle parole a lui congeniali, quindi di ascoltare favole e di alimentare con queste il suo sviluppo intellettivo, il suo sviluppo “normale” è garantito! Ma, se mancano latte, pane e acqua, mancano anche le favole! E un mondo senza favole non è un mondo fatto per i bambini!

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