Quale modello di orario?

in Organizzazione della scuola

di Giuseppe Campagnoli | del 02/03/2016 |commenta

Quale modello di orario?
Ecco dove dovrebbero andare le risorse: gli spazi della scuola, il superamento delle rigidezze organizzative, l'inserimento dei linguaggi dell'arte nei curricula.

Dalle informazioni raccolte presso i miei ex colleghi dirigenti e docenti sull’applicazione dell’organico, del PTOF e sulle altre “innovazioni” organizzative introdotte dalla “Buona Scuola” ho percepito un clima da arte dell’arrangiarsi. Le poche buone pratiche nascono casualmente, spesso come frutto della creatività nel risolvere le emergenze e della necessità di attuare giocoforza alcune indicazioni contenute nella legge.

La malattia endemica della scuola, la “progettite” (cfr. un mio studio del 2003 di quando dirigevo l’Ufficio Studi dell’USR per le Marche) non è regredita negli ultimi 15 anni ma è peggiorata e si indirizza in mille rivoli di progetti e iniziative a volte inutili e risibili, mentre l’uso delle risorse non pare né pianificato né ottimizzato. Sembra che i docenti “in più” e a disposizione finiscano sovente a fare i tappabuchi e i “badanti” in classe oppure, se va meglio, per coprire le esigenze aleatorie della diffusa e storica “iperprogettualità” che vede i collegi dei docenti esercitarsi in funamboliche quanto improbabili e spesso intempestive programmazioni e in una concreta guerra tra poveri. Era già difficile con il POF, figuriamoci con il PTOF. Ma, invece dei piagnistei, nonostante la “cattiva scuola” pare continui, vediamo di fare proposte, anche visionarie.

Da parte della scuola militante e di diverse associazioni di docenti si sollecita l’incremento del monte ore di quelle discipline o di quelle aree disciplinari, anche trasversali, ahimè fortemente penalizzate e ridotte ai minimi termini, quando non del tutto abolite (in un paese come l’Italia!) quali le arti applicate, la storia dell’arte, il design, la musica e tutto quel settore che afferisce ai linguaggi della creatività, lasciando così inattiva o quasi atrofica quasi la metà del cervello di chi apprende.

Debbo aggiungere che nella mia antica battaglia per una nuova scuola anche dal punto di vista dei luoghi dell’apprendere non si poteva prescindere da una specie di rivoluzione logistica, organizzativa e di “organico”. Le cose da apprendere, l’educazione e la crescita non sono indifferenti ai luoghi in cui avvengono. La marcia di avvicinamento ad un nuovo modello di scuola potrebbe integrare mirabilmente, in una sperimentazione breve che facesse tesoro delle eventuali buone pratiche nel territorio, l’insieme dei progetti-scuola dei tempi-scuola e dei luoghi-scuola sfruttando anche quel poco che offre l’organico potenziato.

Se si trasformassero, riducendoli anche di numero, gli edifici scolastici per un uso misto e flessibile (museo e scuola, biblioteca e scuola, terziario e scuola…) e si usassero gli spazi di cultura e non solo, pubblici e privati della città per “fare scuola”, persino bar, negozi e centri commerciali; se si abolissero le materie e si apprendesse per mappe concettuali, per argomenti e temi trasversali (gestiti dai docenti disponibili e competenti), il quadro potrebbe cambiare radicalmente e allora un organico sarebbe veramente “funzionale”.

Gli orari della settimana, del mese o del semestre potrebbero essere realmente flessibili e adattati a un canovaccio plurisettimanale di argomenti e tematiche multidisciplinari e interdisciplinari, progetti ed eventi, nel quadro di un progetto di istituto o di rete territoriale, da sviluppare in diversi luoghi, utilizzando tablet e audiovisivi, docenti esterni ed interni, oltre che tutors negli ambiti di apprendimento, che possono essere anche un laboratorio artigiano, una fabbrica, un ufficio pubblico, un museo, un laboratorio, una mostra.

La forma in educazione è anche sostanza, così come in architettura il contenuto non può prescindere dal contenente. In definitiva, le innovazioni come il potenziamento dell’organico, calate su un’organizzazione ancora rigida della scuola nei contenuti, negli spazi e negli orari, saranno vanificate o distorte ad uso delle solite emergenze, specialmente in un contesto economico in cui si è tra gli ultimi paesi “civili” ad investire nell’istruzione.

Un’utopia? Non tanto e non proprio.

Per approfondire:

G. Campagnoli, L’offerta formativa nelle Marche

G. Campagnoli, Oltre le mura. La scuola en plein air

ARTEM DOCERE Associazione Nazionale Docenti Disegno e Storia dell’arte

A R S R E T E  strumento per la diffusione, condivisione e valorizzazione della didattica dell’ arte quale patrimonio di competenze teorico-tecnico-scientifico-artistiche.

ReseArt (Reseau Artistique), il blog di una rete ideale di informazione, ricerca ed educazione artistica.

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