Il mistero del voto

in Racconti ed esperienze

di Dario Missaglia | del 09/07/2010 |2 COMMENTI |commenta

Il mistero del voto
Ci sono due categorie di docenti irriducibili: gli intuitivi e gli oggettivisti. Per i primi la valutazione è un sentimento. Gli oggettivisti sono invece convinti che la valutazione deve essere oggettiva: interrogazioni e prove. Estratto da un racconto di Dario Missaglia contenuto nel libro “Educo Ergo sum”, edito da Ediesse.



Le aule ora sono deserte, quasi tristi. I banchi e le sedie tornano oggetti anonimi. Ma nei corridoi iniziano ad affluire i docenti. Ora tocca a loro, inizia lo scrutinio finale. La scuola vive così il suo momento della “giustizia” perché studenti e genitori, a loro volta, valuteranno quei voti e si faranno un’idea di che cosa intende per “giustizia” quella scuola. Ma il Consiglio è un gruppo apparente. Un gruppo composto in primo luogo non da persone ma da “materie” in cui ciascuna rivendica la propria indispensabilità e autarchia.

Poi ci sono due categorie di docenti irriducibili: gli intuitivi e gli oggettivisti. Per i primi la valutazione è un sentimento: loro “percepiscono” che quell’alunno proprio non va; non ce la fa, non ha i requisiti per proseguire. Oppure sono convinti che quell’alunno sia un genio anche se finora inespresso. Gli oggettivisti sono invece convinti che la valutazione deve essere oggettiva: interrogazioni e prove; che c’entra la storia di un adolescente con i suoi problemi, le sue crisi, i suoi alti e bassi, i suoi amori, i suoi entusiasmi?

C’è qualcosa di vero in queste due categorie di persone: la dimensione soggettiva della valutazione che è ineliminabile. Ma non per questo la valutazione è condannata al fallimento. Basterebbe rendersi conto che può esistere la valutazione attendibile.

Troppo difficile? Non credo. Se non ci soccorre, e sarebbe grave, una buona cultura sulla valutazione, basterebbe ricordare sufficientemente la nostra esperienza di studenti, ed è incredibile come in molti docenti tutto ciò sia scomparso, rimosso, lasciando il posto a una ottusa volontà di regolare i conti. Ma con chi?

Se il ritorno al voto decimale ha prodotto una crescita delle bocciature, vuol dire che in questi anni si è radicata una nuova forma di darwinismo brutale, incolto ma potente, che un patrimonio culturale che aveva alimentato gli studi sul ruolo del condizionamento sociale sui processi di apprendimento e di selezione scolastica, è stato eroso. E, in questo deserto, è probabile che una parte degli insegnanti abbia visto nel ritorno al voto decimale una sorta di restituzione, finalmente, del potere dei docenti. Il potere di dare il voto, la sentenza. Qualcuno forse si sentirà più autorevole di ieri.

Nella classe terza dell’istituto professionale per l’industria e l’artigianato, il consiglio è presieduto dalla dirigente scolastica. Il brogliaccio di ingresso è denso di voti bassissimi. Quando la preside avvia i lavori, Monica, professoressa di lettere, annuncia di voler far mettere a verbale una sua dichiarazione: “Dichiaro di non riconoscermi in alcun modo nel quadro generale di valutazione che qui è stato presentato”.

Il professore Pizzetti, di inglese, interviene turbato: “Certo, sono insufficienze gravi, ma questi ragazzi non ne vogliono sapere di studiare, non sanno neppure il verbo essere dopo quattro mesi di scuola”.

“IL verbo essere…” esclama Monica “ma ti rendi conto? Certo che i nostri ragazzi non hanno grandi motivazioni allo studio; forse proprio per questo hanno scelto il professionale. Non hanno voglia di studiare? E che vuol dire? Lei da adolescente aveva voglia di studiare? Io no. Ho avuto la fortuna di un padre colto, appassionato di letture, che mi ha comunicato questa passione che ho poi ritrovato in alcuni professori della mia scuola. Ma allora che cosa rimproveriamo a questi ragazzi: di non aver avuto genitori colti e capaci di appassionarli? Di non aver incontrato maestri e professori in grado di incuriosirli? Queste non sono loro colpe, sono nostre e in questa scuola le avalliamo e le rendiamo quasi naturali, fisiologiche: c’è chi nasce per studiare e chi per lavorare”.

“Proprio così Monica” interrompe il professor Boni, tecnico di laboratorio. “È vero, sono segnati dalla vita che hanno, che ci possiamo fare?”.

“Provare, caro Boni, ci dobbiamo provare, e tu potresti svolgere un ruolo molto importante. Li ho visti i nostri ragazzi in laboratorio. Sembrano altre persone. Sono attenti, seguono le spiegazioni, lavorano al pezzo e leggi la soddisfazione sul loro volto quando il compito è riuscito. Non ci dice niente tutto questo?”.

Gli sguardi degli altri professori rivelano diffidenza e curiosità.

“Tutto ciò ci dice che non c’è un solo modo di imparare; che l’interesse allo studio, quando non è dato dalle esperienze scolastiche precedenti o dalla vita familiare, può nascere attorno a ciò che concretamente stiamo facendo. Ma allora quell’interesse per la macchina, per l’oggetto, perché non diventa la chiave per un percorso di apprendimento dove ci inseriamo la comunicazione, la lettura, l’interpretazione, l’inglese, la storia? Non è difficile. Ad esempio...”.

“Va bene signori, scusate, ma si sono fatte le 20.30 e non si può proseguire. Riceverete l’avviso di nuova convocazione del Consiglio per i prossimi giorni”. Soggiunge la preside nel sollievo generale.


Estratto da un racconto contenuto nel libro “Educo Ergo sum”, di Dario Missaglia, 2010, Ediesse.

Nickname Titolo commento Scrivi commento

Scrivete i vostri commenti dentro il riquadro senza copiare il testo da Word o da altri programmi

Con la sottoscrizione delle condizioni generali di contratto l'Utente si è assunto ogni più ampia responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a RCS Libri e/o a società ad essa collegate e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L'utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.
Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Valutazione di Ivana, pubblicato il 28/07/2010

 

Sono un'insegnante di scuola primaria.Ho letto "Il mistero del voto" di Dario Missaglia e vorrei esprimere la mia opinione sull'argomento.
Tutti sappiamo quanto sia difficile valutare correttamente, dato che, per farlo, bisogna considerare tanti fattori, alcuni dei quali coinvologono la sfera affettiva o sociale dell'alunno, che noi conosciamo poco o interpretiamo male, per cui spesso ci facciamo un'idea sbagliata delle sue capacità e, dunque, ne diamo una valutazione che può incidere negativamente sulla sua autostima e sul suo percorso scolastico.
Quale potrebbe essere, allora, la soluzione? Potrebbe essere quella di trovare un equilibrio tra i metodi "intuitivi"e quelli "oggettivi", ma non credo che raggiungeremmo l'obiettivo, perchè molto probabilmente avremmo privilegiato un fattore a discapito di un altro.
Devo dire che io faccio parte degli oggettivisti, anche se so che il rendimento e il comportamento degli alunni è influenzato dalla loro situazione familiare e dal loro background sociale e culturale. A questo riguardo, devo dire che questo mi sembra un tasto molto delicato. Che diritto abbiamo di intrufolarci nella vita dei nostri alunni? E se scopriamo qualcosa che li disturba, che cosa possiamo fare? Sicuramente, dobbiamo tenerne conto nella loro valutazione, ma come giustificare un voto se non possiamo motivarlo nella scheda a causa della tutela della privacy?
E' vero che molti ragazzi svantaggiati potrebbero superare le loro difficoltà se i metodi di insegnamento fossero diversi e se ci fossero più strutture a disposizione, come palestre, computer, laboratori musicali che potrebbero stimolare il loro interesse, ma dove sono?
In ogni caso, si dovrebbero stilare dei criteri univoci di valutazione, perchè così si rischia di fare delle ingiustizie e di creare una grande confusione. Per es. qual è l'alunno eccellente? Secondo me, è quello che ha una marcia in più degli altri, perchè è più sveglio, più pronto, più veloce nel trovare soluzioni e nell'applicarle. Per qualcuno, invece, è, per es., quello che non sbagla a usare la e con l'accento o l'a con l'acca anche se scrive un tema di quattro righe.

 

 

Lequilibrio sta nel mezzo di daniper, pubblicato il 22/07/2010

L’equilibrio sta nel mezzo

La difficoltà è trovare un accordo tra i docenti del team e rivedere insieme le motivazioni che ci portano a svolgere questo lavoro, tenendo conto sì del nostro ruolo, ma anche dell'individualità della persona oggetto della nostra valutazione. Ecco, forse è impossibile omologare la valutazione in criteri generali validi per tutti. D'altronde, "educare" significa condurre l’individuo a tirar fuori tutta la sua unicità, come ci ricorda il sempre attualissimo Leo Buscaglia nel suo libro “Vivere, amarsi, capirsi”.Mi rendo conto che è difficile, soprattutto in un contesto scolastico "privativo" come quello attuale, ma il disagio che oggi dilaga nei nostri ragazzi è forse un segnale che stiamo fallendo nel nostro compito ( ved “Il mondo attraverso i miei occhi” di Fabiana Parenti, ed. Zona). Io, quest'anno, ho terminato l'anno con un grande cruccio proprio sull'aspetto della valutazione: gli alunni con certificazione di DSA, ma con intelligenza nella norma, nel linguaggio dei numeri a che valutazione hanno diritto?   

Gli Speciali

In un unico file il meglio di education 2.0 da scaricare.

pdf

Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.

Sondaggio

Ritieni che le prove Invalsi, che consistono in test standardizzati, siano utili per:

  • evidenziare le situazioni di difficoltà del sistema di istruzione nel garantire a tutti e tutte un livello accettabile di competenze alla conclusione di 10 anni di istruzione obbligatoria.
  • fornire criteri trasparenti di valutazione, per sostenere l'eventuale passaggio di uno studente da un indirizzo di studio a un altro.
  • classificare le scuole per produrre graduatorie di merito di istituti e di insegnanti.
  • monitorare l’avvio del processo di acquisizione di competenze sulla base di standard europei.

Siti Amici

Vuoi inserire education2.0 sul tuo sito? clicca qui

Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. © RCS Libri S.p.a. – Div. Education - Via Mecenate n. 91 - 20138 Milano - Tel. +39 02 50951 - Fax +39 02 5065361 - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attivita di direzione e coordinamento di RCS MediaGroup S.p.A. | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it - Dati societari

5968abde-8b3d-11df-85ed-00144f486ba6