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ClanDESTINI (settima puntata)

Pubblicato il: 30/12/2009 16:06:22 - e


“Il presidente Obama ha concentrato il suo discorso su quattro aree decisive per il futuro dell’Africa: la democrazia, le opportunità, la salute, la risoluzione pacifica dei conflitti… Sì, lo so, sono cose difficili da capire per voi bambini, ma lo sono anche per noi grandi, questo è il problema!”. Il giallo a puntate di Education 2.0 ambientato nella scuola in ospedale.
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Linda fissò il cartello sul muro dietro il tavolo con gli angoli arrotondati e sopra la lavagna interattiva: LA SCUOLA È APERTA A TUTTI!. “Il punto esclamativo non c’è nell’art. 34 della Costituzione. Ma oggi ci vuole, perché oltre noi tutti, ci sono tutti loro” la maestra Tina guardò arrivare la sua piccola classe in ordine sparso e lanciò un’occhiata a Kamal e a Didier che arrancava con le canadesi.

Tre alunni erano in carrozzella e uno sulla lettiga, così quelli che si reggevano sulle gambe animavano l’entrata in classe. Nello stanzone dell’ex dispensario c’erano poche sedie metalliche con qualche tavolinetto per scrivere. Gli angoli dei tavolini erano tutti smussati.

“Ho pensato” esordì la maestra alzando la voce “ho pensato di cominciare con un gioco geografico… sulla lavagna interattiva multimediale che dovrete imparare a usare.”

“Che cos’è quel cartello?”. Chiese Totuccio.

“Abbi pazienza e lo capirai, ora ditemi quanti di voi sono nati in Sicilia?”

Tutti i bambini bianchi alzarono la mano; Linda attivò la lavagna e sul grande schermo comparve la Sicilia.

“Poi ci sono loro due” intervenne una brunetta con l’asta della flebo accanto “che sono nati in Africa.”

Linda manovrò il mouse e sotto la Sicilia comparve il continente africano. “Non solo loro due, ieri sera è arrivata qui in ospedale una bambina yemenita.”

“Che, appena starà meglio” continuò Tina “farà parte della nostra classe. Be’ dato che ci siamo, facci vedere dov’è lo Yemen, il Ruanda e il Marocco.”

“Io lo so dov’è il Marocco” disse la brunetta “eccolo lì a sinistra.”

“A Sud Ovest” la corresse Tina, “e ognuno di questi tre Paesi ha una storia, spesso dolorosa, fatta di lotte, di guerre…”

Didier la fissò “Maestra parla più lenta o noi non capiamo, se vuoi raccontare di Africa, noi vogliamo capire.”

Linda aveva inserito una musica che parlava di mare e stava ingrandendo la Sicilia e rimpicciolendo l’Africa. Lo schermo aveva catturato gli occhi di tutti. Strane cose stavano avvenendo: l’Africa più piccola risaliva verso Nord e la Sicilia più grande si spostava verso Sud sulle onde di quella musica.

“Si, voglio parlare di Africa” riprese Tina mentre le immagini scorrevano “dato che ho anche studenti africani, ma non con la mia voce…Voglio che tutti voi sentiate le parole che il Presidente Obama ha pronunciato in Ghana, quando ha parlato delle malattie e dei conflitti che hanno devastato intere parti di quel continente.

La musica di Debussy s’interruppe e la voce profonda di Barack Obama entrò in classe. Linda ne affievolì il volume e Tina tradusse alcuni passaggi che si era segnati.

“Io non considero i Paesi e i popoli dell’Africa come un mondo a parte: io considero l’Africa come una parte fondamentale del nostro mondo interconnesso. Il presidente Obama ha concentrato il suo discorso su quattro aree decisive per il futuro dell’Africa: la democrazia, le opportunità, la salute, la risoluzione pacifica dei conflitti… Sì, lo so, sono cose difficili da capire per voi bambini, ma lo sono anche per noi grandi, questo è il problema!”

La voce del Presidente degli USA si era interrotta, ma poi riprese, Didier s’avvicinò alla lavagna e si rivolse ai compagni “Io capisco quando parla. Sta dicendo che i conflitti sono una pietra al collo per l’Africa… È la sentenza di morte di una società a costringere i bambini a uccidere in guerra.” Didier scosse la testa e si ammutolì, poi a voce bassa aggiunse “Ma chissà se la nostra storia potrà mai cambiare.”

La musica delle onde del mare riprese. Linda guardò Tina che le propose “Finisci il gioco, così poi potremo parlare tutti del discorso di Obama.”

Sullo schermo si vide la Sicilia ingrandita ruotare in senso antiorario. Palermo era finita a sud, mentre la costa da Messina a Siracusa si era girata verso l’alto.

“Sembra un grappolo d’uva.” esclamò Totuccio.

“Sembra l’Africa…” disse piano Kamal.

“Trapani è finita dove sta Città del Capo” Totuccio indicò la parte bassa dello schermo “ma perché ci avete fatto diventare africani?”

“Perché l’Africa è una parte fondamentale del nostro mondo… ‘interconnesso’, l’hai sentito prima.” gli rispose la bambina bruna stringendo in mano l’asta della flebo.

Il bambino sulla lettiga alzò la mano.

Tina gli si avvicinò “Di pure, Carmelo.”

“Nascere in un posto invece di un altro, nascere malato invece di sano, deve essere una condanna per tutta la vita? Se diciamo di no” il bambino cominciava ad ansimare “allora dobbiamo pensare a tutto quello che si può fare… E dobbiamo cominciare a farlo. Dovunque i mari portino la nostra isola… anche se è finita più a sud del sud! Ecco perché la scuola deve essere aperta a tutti… è così che noi la vogliamo.”

La porta della classe si aprì ed entrò il pediatra, il dr. Gemito. Tina e Linda lo guardarono e fecero un cenno di assenso.

“Rimane Linda a continuare la lezione, io vado col dottore Gemito… un’ultima cosa” Tina guardò i suoi appunti e si rivolse a Didier “certo, parla anche dei bambini soldato… ci torneremo… ma voglio leggervi la fine del discorso del Presidente Obama. Cinquantadue anni fa, gli occhi del mondo erano rivolti al Ghana. E un giovane predicatore chiamato Martin Luther King venne qui ad Accra, a guardare l’Union Jack che veniva ammainata a la bandiera ghanese che veniva alzata e poi conclude ‘Potete sconfiggere le malattie, mettere fine ai conflitti e creare il cambiamento partendo dal basso. Potete farlo. Si, voi potete’. Perché ora la storia sta cambiando. La dobbiamo cambiare anche noi, per questo compito, per ciò che vuole Carmelo, la scuola è aperta a tutti. Con il punto esclamativo!”

***

“Questa è l’intercettazione che vi può interessare” disse un uomo con un forte accento dell’isola “una telefonata di Valaci, padre a Totuccio. Dove posso mettere il CD?”

“Non sono sicura che qui funzioni…” stava dicendo Tina “Mi aiuti dottore?”

“È un dialogo” riprese il siciliano “che neanche il migliore esperto di mafia poteva scrivere: il Valaci spiega al figlioletto cosa è la mafia, e finge con ipocrisia che ne esista una buona, la sua, quella degli uomini d’onore, e una cattiva, quella dei trafficanti, quando noi sappiamo bene che Valaci… Sentirete.”

“E le vogliono togliere, queste intercettazioni!…” borbottò Tina.

“Mannaggia” gemette il dottore “questo lettore non funziona, davvero questi bambini hanno le mani di Attila! Ma che si dicono padre e figlio?”

“Ecco, ve lo leggo, dato che non ve lo posso far sentire.

Padre: allora, mi devi comprendere bene, bene quello che dico. Allora esiste un concetto di legge… esiste la legge, ci sono i carabinieri, c’è il giudice… ma c’è anche il concetto di famiglia… la nostra famiglia, no, non quella dei parenti, mi segui? Allora, la famiglia non si rivolge mai alla legge… ma fa giustizia per conto suo… hai capito che ti voglio dire? Allora queste persone qua vengono chiamate della Mafia, ossia di Cosa Nostra… se uno ti fa un torto, io non vado dalla Polizia a dire… hanno fatto un torto a mio figlio, prendo quello e lo ammazzo perché ti ha fatto un torto a te, hai capito come funziona?

Totuccio: Ah… ecco che cos’è la Mafia.

Padre: Eh?

Totuccio: Ecco cos’è la Mafia.

Padre: Oh, certo, vuol dire questo! Poi ci sono, la ‘ndrangheta, quella dei calabresi, la camorra, in Campania, che possono fare il traffico di droga e possono fare le cose brutte e ci sono i mafiosi che sono uomini di onore.

Totuccio: Che cosa vuole dire uomini di onore?

Padre: Che ognuno invece di rivolgersi al sindaco, al maresciallo o… a tutti quanti, sono gli altri che si rivolgono a lui… perché si fidano e provvede… c’e mio figlio che non vuole andare a scuola, c’è mio figlio che gli servono i soldi, c’è mio figlio che gli devo trovare un impiego, compratevi qua, compratevi là, quindi fa tutte cose, e fa le cose della legge lui, senza avere nessun incarico

Totuccio: Ma i mafiosi che dice la maestra Linda sono quelli che non rispettano la legge!

Padre: Ma nessuno, nessuno rispetta la legge.

Totuccio: … i mafiosi allora…

Padre: È logico! Sono contro la legge… perché hanno una forza proprio per farsi giustizia da soli, la giustizia che serve.

Totuccio: E non c’è solo in Sicilia la mafia…

Padre: Noo c’è in Calabria, in Puglia… poi i casalesi, c’è la mafia russa, c’è la mafia in Giappone e in Grecia, ovunque vai c’è mafia

Totuccio: Ma se la mafia è la nostra famiglia, tu sei sempre mio padre?

Padre: Io mi schianto per te…

(continua)

(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).

Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini

È in libreria “Teoria e pratica del giallo“, la nuova fatica di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori per le stampe di Edizioni Conoscenza.

Qui le modalità per l’acquisto del libro.

Le puntate precedenti

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

Quarta puntata

Quinta puntata

Sesta puntata

L’intervista agli autori, Il giallo d’appendice


La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI


Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)

http://www.luigicalcerano.com

http://www.giuseppefiori.com

Calcerano e Fiori

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