Home » Racconti ed esperienze » ClanDESTINI (prima puntata)

ClanDESTINI (prima puntata)

Pubblicato il: 05/08/2009 16:12:58 - e


Il giallo a puntate di Education 2.0. In calce l'intervista agli autori.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Ci avrebbero riprovato, questo era certo.

Fino ad allora non si era mai spaventato troppo della morte. Morire in combattimento è diverso. In campo aperto o tra i villaggi la battaglia ti dà solo il tempo di correre e di reagire, strilli e spari a gente che strilla e spara.

Si voltò sul letto, doveva muoversi piano e fare attenzione alla gamba e al piede, la ferita gli faceva male; il silenzio della corsia di quell’ospedale-scuola era rotto ogni tanto da qualche debole guaito, un lamento da bambini che un bambino come lui non era più bravo a riconoscere.

Aspettare qualcuno che, in ogni momento, poteva tentare d’ammazzarlo, questo invece gli metteva paura. Perché di sicuro ci avrebbero riprovato, il fatto che fosse in quell’isola, così lontano dal suo Paese non significava niente, avevano mani ovunque, non stava tranquillo nemmeno in quella corsia distante un infinito dalla vita in Ruanda. La sua eliminazione era ormai un segno troppo importante per essere confuso con le altre morti in battaglia. Ci pensava. Sarebbe servita una morte che facesse scalpore, doveva essere vista da lontano, come una testa mozzata su una pertica. Doveva servire per minacciare, oltre che per togliere di mezzo un testimone.

Spense il mozzicone dell’ultima sigaretta che s’era riuscito a procurare, odiavano le sigarette lì in Italia, e questo sia nell’ospedale che nella scuola, pareva fosse un crimine, fumare, la cosa peggiore che potesse fare un bambino! Si alzò dalla branda stando attento a non farla gemere, il piccolo italiano nel letto accanto era la prima notte che riusciva a dormire, aveva la testa fasciata e le piccole mani contratte, proprio come volesse stringere qualcosa che invece gli pareva sfuggire via.

Si trascinò zoppicando tra tutti quei letti; un’onda di malessere saliva da quella grande camerata, malessere e dolore eppure…eppure era un bel posto, il bianco delle lenzuola e dei cuscini, l’odore stesso dei medicinali e soprattutto la persona di suor Annunciazione riuscivano stranamente a placare quell’onda. E lui in quel posto ci si sentiva bene.

Proprio buffa quella donna, con i suoi capelli corti biondi che scappavano fuori dal fazzoletto, con quella figura snella e forte, come quella di un uomo, neanche con sua madre, da piccolo, si sentiva così protetto.

Certo ormai lui non aveva bisogno di quel tipo di protezione e di appoggio, aveva solo bisogno di farsi rattoppare per poter correre via. Non era la protezione che lo aveva colpito, era stato un atteggiamento inafferrabile che non aveva niente a che vedere con il suo essere suora, maestra e infermiera. Era qualcosa che aveva notato in alcune specie di uccelli, quando si riusciva a cogliere, nel loro muoversi, una inaspettata disposizione al volo o un imprevisto cambiamento di rotta.

Nelle sule, gli era capitato di vederlo, uccelli che aveva visto volteggiare sulle coste del Sud Africa, durante il volo c’era un improvviso scarto prima di tuffarsi, da vicino al sole, giù in picchiata per catturare i pesci. Bella tecnica di caccia, doveva avere qualcosa a che vedere con il fatto che la sula nasceva come figlia unica e veniva abbandonata, appena nata, da entrambi genitori. La natura insegna sempre quello che serve per sopravvivere.

Si ributtò sul letto mancava ancora un’ora alla colazione e poi sarebbe iniziato, in mattinata, il suo secondo giorno di scuola in Italia. Una scuola in ospedale, in chissà quale posto sulle coste di un’isola chiamata Sicilia.

La gamba gli doleva e i punti dell’operazione alla pancia pareva che si dovessero strappare da un momento all’altro, ma rispetto a come si era sentito in mare, su quel barcone, ora gli sembrava di essere stato partorito per la seconda volta.

Erano stati intercettati da una motovedetta con la bandiera tricolore in vista di una costa arida e sabbiosa e allora si erano buttati tutti in mare. Tutti quelli che potevano, e anche alcuni di quelli, come lui, che non potevano.

Didier chiuse gli occhi perché due infermieri stavano traversando la corsia con passo felpato, scrutando ogni letto.

“Guarda come dormono questi due ragazzini africani.”
“Macchè ragazzini questi due non hanno nemmeno dieci anni!”
“Quello più alto ne dimostra di più…”
“Perché in Ruanda ci sono le tribù dei Watussi, ti ricordi la canzone?”
“Già, ma ora si chiamano tutsi. Tutsi e hutu, si sono ammazzati senza pietà, dice che quindici anni fa è stato un genocidio…”
“Addirittura! Il marocchino, invece, è più basso, come i nostri, ma sono tutti e due bambini di cervello. Anche il negretto spilungone è solo un ragazzino spaventato! Oggi sono curioso di vedere come funziona l’idea di suor Annunciazione: quattro dei nostri e tre di questi extracomunitari in una stessa classe di prima elementare, tanto nessuno di loro sa leggere e scrivere.”

Il primo infermiere si fermò “Ma i nostri l’italiano almeno lo sanno, lo sanno parlare!” I due si allontanarono continuando a discutere di quella strana classe nell’ospedale.

Riaprì gli occhi e si toccò la ferita alla pancia, lo assalì un senso di nausea… certo i medici che lo avevano operato dovevano essersene accorti immediatamente: lui era l’unico bambino, tra i bianchi e gli stranieri di quell’isola-ospedale, che aveva ferite da armi da taglio e da fuoco… e tutte piene d’infezione!

Quell’isola lontana piena di tesori doveva essere il suo nascondiglio e la sua via di fuga fino a quando non si fossero stancati di braccarlo, fino a quando non fosse riuscito a sfuggire a un destino scritto fin dalla nascita. S’addormentò.

(continua)

(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).

Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini

È in libreria “Teoria e pratica del giallo“, la nuova fatica di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori per le stampe di Edizioni Conoscenza.

Qui le modalità per l’acquisto del libro.

L’intervista agli autori, Il giallo d’appendice


La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI


Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)

http://www.luigicalcerano.com

http://www.giuseppefiori.com

Calcerano e Fiori

11 recommended

Rispondi

0 notes
544 views
bookmark icon

Rispondi