Quattro date che hanno sconvolto il mondo

in Tecnologie e ambienti di apprendimento

di Arturo Marcello Allega | del 03/01/2013 |2 COMMENTI |commenta

Quattro date che hanno sconvolto il mondo
1984-2013: Internet, il Web, i browser, i social network, il cloud computing... e nel 2006 i “non istruiti” superano gli “istruiti”. L’innovazione digitale è direttamente proporzionale alla crescita dei “non istruiti”? Le correlazioni sono casuali, o no?



Rassicuro i lettori che non sto parlando del 21 dicembre 2012! Lascio ai superstiziosi credere nelle predizioni non scientifiche, magari ragionevoli nel locale, storicamente determinato, contesto culturale dei Maya ma, comunque, non scientifiche. Vorrei proporre una sintetica riflessione per il 2013. Le date alle quali mi riferisco sono le seguenti (ricordo che per istruito si intende chi ha completato l’obbligo scolastico a 16 anni, pertanto i “non istruiti” sono coloro oggetto di abbandono scolastico entro il 16° anno di età).

1. 1984/5 – nasce il TCP/IP di Internet (il Web nel 1990 con il primo ipertesto), io ero al CERN di Ginevra quando nel DD (Data Division) Department scrissero il primo Url (annunceranno il web nel 1990) mentre io lavoravo in un Lab limitrofo che studiava il Muon-Electron scattering. Partecipai ai primi seminari. Il primo cellulare (commerciale). Prima chat 1988.
2. 1995/6 – nascono i browser (Explorer… e il Mosaic nel 1993) quindi i “client software” per gestire la rete agevolmente dal PC di casa. Prima Internet si limitava a una rete molto efficiente in Unix (da cui poi il Linux) tra Università e Centri di Ricerca come il CERN di tutto il mondo. Io stavo facendo il dottorato di ricerca e “migravo” dall’hub della ricerca a quello più grande del Web. Primo sms 1992 dalla Nokia.
3. 2001 – Si impenna la crescita dei “non istruiti” mentre esplodono le prime chat e i primi social network. Nasce il primo social network nel 1997. Ma, si diffonderanno nel 2003 con Myspace (anno in cui si definisce così con Friendster e Linkedin). Nel 2004 Facebook, Twitter nel 2006 e Google+ nel 2011. Compaiono i primi smartphone (Blackberry, HTC…). Il primo smartphone è del 2002 (commerciale). La scuola diventa autonoma nel 1997 (e così al Titolo V della Costituzione, nel 2001). Dal 1997 si avvia l’era delle nuove riforme (da quella lontanissima di G. Gentile).
4. 2006 – i “non istruiti” superano gli “istruiti” mentre si prepara il terreno per l’ultima grande idea di Steve Jobs e la Apple che porta, prima, agli Ipad (2010) e, poi, all’iCloud (2011, proprio prima di morire). Definirei l’iCloud la ICT 3.0. E poi, lo streaming e il Coolstreaminig sin dal 2005. Il Cloud è essenzialmente una nuova modalità per comunicare informazione poiché l’informatica è informazione e la rete è comunicazione. Il cloud nasce dal “Cloud computing”. Quest’ultimo esiste in due versioni: Apple e Google. Apple “sincronizza”: estende il software all’elaborazione di più dati (mail, musica, note, foto…). Google porta il software nella rete (nel browser trovi tutto, la gestione delle foto, della musica… filmati) – Youtube nasce nel 2005, esplode nel 2006. Il Cloud computing esplode nel 2006/7 con la crisi finanziaria (eliminando molte tecno-strutture a supporto del “computing”).

Lo sviluppo delle invenzioni e dei brevetti, delle innovazioni tecnologiche sia software che hardware, delle dinamiche sociali per l’istruzione, dell’interazione complessa tra tutte queste componenti è difficile da districare. Però, possiamo fissare dei nodi rispetto ai quali individuare dei cambiamenti macroscopici nei comportamenti collettivi.

1. Nel 1985 inizia la “vera” grande migrazione dall’analogico al digitale (“Cloud education” di Arturo Marcello Allega, “Ancora (!?) sui nativi digitali” di Franco De Anna).
2. Nel 1995/6 nascono i primi “veri” nativi digitali (“I nativi digitali, una specie in via di apparizione” e “Born digital 2.0” di Paolo Ferri).
3. Nel 2001 inizia la veloce ascesa dei “non istruiti” (“E-book, verso l’intelligenza digitale” e “Darwin, Pareto e l’istruzione” di Arturo Marcello Allega).
4. Nel 2006 i “non istruiti” superano gli “istruiti” e mentre i primi crescono i secondi decrescono invertendo velocemente la loro tendenza (“Chi ha il pane non ha i denti” di Arturo Marcello Allega).

La domanda è: l’innovazione digitale è direttamente proporzionale alla crescita dei “non istruiti”? Nonostante l’apparente forzatura di una diretta associazione e quindi dipendenza, si tratta di “non istruiti” o di “nuovi istruiti” (da apprendimento digitale, ‘naturalmente’ informale)? In che termini, l’istruzione formale sta subendo una “naturale” esclusione sociale? Quanto tempo è rimasto al vecchio impianto analogico prima di essere sostituito in parte o integralmente dal nuovo impianto digitale?

Consapevoli che analogico e digitale sono due facce di una stessa medaglia (realtà complessa dell’uomo e del modello di cultura assunto dalla società in cui vive), occorre anche constatare che la velocità con la quale i “nuovi alfabeti” si producono e si moltiplicano tende in modo spontaneo (quasi per una necessità di crescita – J. Monod) alla soppressione dei “bisogni analogici”. Cosa accadrà? Il mondo analogico reagirà isolando e lottando contro quello digitale? Dobbiamo aspettarci una guerra all’ultimo bit? Ecco, questo è esattamente e paradossalmente l’approccio dal quale non ci possiamo esimere se il fine è comprendere le dinamiche evolutive dell’interazione tra analogico e digitale: utilizzare come organizzatori concettuali della comparazione analogico-digitale i “bisogni” piuttosto che i “mezzi strumentali”; partendo, magari, dalla piramide di Maslow ma ricordando, nel contempo, la centrale etica della teoria dei bisogni della A. Heller, proprio per evitare che i nativi o i migranti finiscano per essere divorati dalla specie più forte (alludo, qui, alla acuta metafora di De Anna).

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esempio di Raniera, pubblicato il 13/03/2013

Cito dall'articolo di Allega: "la velocità con la quale i “nuovi alfabeti” si producono e si moltiplicano tende in modo spontaneo (quasi per una necessità di crescita – J. Monod) alla soppressione dei “bisogni analogici”".

Ad esempio?


levoluzione e le arborescenze di francodeanna, pubblicato il 07/01/2013

Caro Allega, per una volta siamo perfettamente in sintonia. Rispetto alla ricostruzione che proponi, avendola largamente condivisa nell'esperienza di lavoro, solo alcune precisazioni.
Le potenzialità della tecnologia non sono ineluttabili, nè ubbidiscono alla forza dei "grandi numeri". Lasciano sempre (almeno) un grado di libertà alla decisione (politica, economica ecc... basterebbe pensare ai rallentamenti voluti nella applicazione delle tecnologie disponibili per saturare il mercato di quelle precedenti... pensa solo alla diffusione potenziale della tecnologia ottica negli anni passati, disponibile ma rallentata e attualizzata solo dopo saturazione di quella della "pellicola", da parte delle multinazionali interessate. Almeno dieci anni di rallentamento scelto e voluto. Pensa alla gradualità interessata e imposta da Microsoft rispetto alla tecnologia potenzialmente disponibile... ), Ciò è ancora più vero quando si guardi alle "decisioni" in merito alla "formazione".
Nella tua ricostruzione "lineare" non si fa cenno alle "ramificazioni" collaterali che contrassegnano la storia (l'evoluzione è sempre una arborescenza e non una linea retta), e che sono state selezionate e abbandonate non per "forza delle cose" ma per "scelta". Ricordi, in na certa fase, un dibattito tra chi scommetteva sul valore formativo della "programmazione" e discetava dei "linguaggi" che sarebbe stato più opportuno diffondere nella scuola? Tra i propugnatori del Basic, o del Pascal, o del Logo? O tra chi predicava il valore formativo della programmazione e chi sosteneva l'uso strumentale dei "pacchetti" (così si chiamavano allora i primi applicativi integrati)? E chi sosteneva che il "guadagno" formativo dell'informatica non dovesse essere speso inetramente nel PC ma per esempio nella robotica, che consentiva di "informatizzare" la tecnologia (ma anche la fisica, lo spazio, il movimento, la manipolazione) senza ridurre il tutto a simulazione? e senza ridurre (nella scuola innanzi tutto) la tecnologia a "laboratorio di PC"? (certo meno costoso di un laboratorio di meccanica o di macchine utensili...). Abbiamo scelto o ci siamo astenutio dal scegliere e lasciato che i processi andassero per "fisiologia" che (pareva) inarrestabile.
E' quello che mi preoccpa maggiormente: la forza dello "sviluppo" (l'impulso della ricerca tecnologica e scientifica coniugati con il mercato, l'efficienza, la produttività, ) va riconosciuta senza "passatismi". Ma ciò che si presenta come entusiasmante e inevitabile sul piano della "produttività" adulta non è necessariamente esaustivo sul piano dell'allevamento e della formazione dei cuccioli. Qui occorre uno sgardo più acuto e discriminante e una "rotta" sicra nella scelta.
Certo la forza e la pervasività e l'apparente esaustività degli strumenti e delle protesi  sembra sovrastare ogni discrimine e appianare le differenze. Ma in realtà è una fonte di differenziazione potentissima. Appunto. i "migliori sono più migliori" e gli altri alimentano la serie dei "meno istruiti". Ma non è la conseguenza della "forza dei numeri"; è la debolezza delle scelte.  

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