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Oltre l’emergenza: scuola in carcere 

Pubblicato il: 13/05/2020 05:54:48 -


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La brusca e prolungata sospensione delle attività didattiche in tutte le istituzioni scolastiche italiane ha portato allo scoperto i limiti di un sistema per certi versi anacronistico. Al tempo stesso, sono emerse risorse semisconosciute e inaspettate. Se poi osserviamo da vicino alcune realtà delicate e complesse, come la scuola in carcere, la lettura di quanto sta accadendo è ancora più sorprendente. 

A partire da queste considerazioni, vorrei continuare e incentivare il dibattito dedicato al mondo della scuola in carcere, vero e proprio laboratorio dove da anni si sperimenta l’innovazione didattica, superando limiti di tempo e di spazio per garantire il diritto allo studio a studenti particolarmente vulnerabili e permettendo loro di guardare al futuro. 

LA SCUOLA IN CARCERE: DENTRO LE MURA

In Italia ci sono cento Centri provinciali per l’Istruzione degli Adulti che hanno sezioni di scuola attive negli istituti penitenziari, di cui diciassette anche minorili.Senza avere la pretesa di riportare dati statistici validati, una prima indagine sul funzionamento della scuola in carcere durante il lockdown rivela un dato comune a livello nazionale: in tutti gli istituti si è cercato di mantenere il contatto con gli studenti e di dare continuità alla didattica. Ma come? 

Dal 4 marzo scorso, da un giorno all’altro, è stato impossibile accedere agli istituti. Nessuno era preparato a gestire improvvisamente la didattica a distanza in carcere quale unica modalità. È vero che la riforma che ha istituito i CPIA ha previsto la FaD, cioè la possibilità, anche in carcere, di inserire nel piano scolastico personalizzato fino al 20% di fruizione a distanza. Tuttavia, se è stato difficile e faticoso attuare la previsione normativa fuori, in carcere è stato quasi impossibile per le limitazioni imposte ai detenuti per l’accesso a internet e ad altre modalità di comunicazione on line con l’esterno.

Nel 2015 una circolare pionieristica del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) apre alla possibilità di attivare esperienze di accesso alla rete negli istituti ma, a parte qualche isolato tentativo, tutto è rimasto fermo.Bisognerà attendere gennaio 2019, quando il DAP invita i direttori degli istituti a rendere possibile per i detenuti dei reparti di media sicurezza le videochiamate per comunicare con i familiari. Per la prima volta, diventa fattibile un collegamento sincrono tra dentro e fuori.

In piena emergenza, il DAP estende la possibilità di utilizzare le videochiamate anche per lo svolgimento degli esami universitari e i colloqui didattici, emanando una nuova circolare (12 marzo 2020). Le criticità erano e sono non sono soltanto quella di una dotazione tecnologica adeguata e uno o più spazi idonei dove effettuare le lezioni on line. Il problema più serio che si è posto subito è stato quello di organizzare la scuola a distanza, coinvolgendo il personale dell’area educativa e quello della polizia penitenziaria. Eppure, in ordine sparso, negli istituti qualcosa è finalmente partito. 

A sottolineare la necessità di trovare soluzioni, è intervenuto anche il presidente del Garante Nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale. Mauro Palma ha scritto al Ministro dell’Istruzione Azzolina e al Ministro della Giustizia Bonafede, chiedendo loro  di garantire il diritto allo studio, e facendo appello alla Costituzione e alla consapevolezza della essenzialità che riveste l’istruzione nel percorso rieducativo.

Finora, tuttavia, non sono arrivate risposte ufficiali.Intanto, sin dai primi giorni della sospensione delle lezioni in presenza, il CPIA di Grosseto in accordo con la direzione del carcere di Massa Marittima, ha avviato la didattica on line. A seguire il CPIA di Cremona con il carcere di Cà del Ferro. Nel giro di qualche settimana, anche laddove si riteneva impensabile, si è passati dalla fase iniziale di consegna da parte dei docenti di materiale didattico agli educatori, solitamente inviato via mail o condiviso su spazi on line, che a loro volta distribuivano ai corsisti, a veri e propri collegamenti in video.

Dal Piemonte alla Sicilia, dalla Liguria alla Sardegna, negli istituti si sono realizzate, e continueranno fino al termine dell’anno scolastico, attività didattiche on line In alcuni casi, i collegamenti sono una/due volte a settimana, In altri si è riusciti a garantire il collegamento quotidiano.

di  Ada Maurizio Dirigente CPIA 3 Roma - attualmente comandata presso il consolato italiano di Toronto Canada

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