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Uno strano oggetto: il Liceo del Made in Italy

Pubblicato il: 28/06/2023 05:08:41 -


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La proposta del Liceo del Made in Italy è piombata come un piccolo meteorite sulla scuola italiana. Un meteorite fatto chiaramente di materia ideologica e con una struttura  spuria, come rivela subito la sua traduzione in italiano: Liceo dei Prodotti Italiani.

Il Disegno di Legge Delega, proposto nella Commissione Cultura e Patrimonio Culturale, Istruzione Pubblica del Senato da 21 Senatori tutti di Fratelli d’Italia(Fascicolo Iter S.497), esordisce spiegando le ragioni di questa proposta. 

“La ricchezza principale della nostra nazione è data dalla capacità di creare prodotti di eccellenza valorizzando la quantità di materie e processi produttivi. Si tratta di capacità e competenze specifiche acquisite nel tempo che fanno si che l’Italia sia apprezzata nel mondo e che solo se adeguatamente potenziate potranno rappresentare il volano della nostra economia. Il cosiddetto Made in Italy è dato dalla creatività e dalla naturalezza specificamente italiana con cui si spazia dalle specialità agroalimentari alla moda all’arredamento al design e che spesso traggono origine ed ispirazione dai nostri antichi mestieri. Questo insieme di eccellenze italiane deve essere messo a sistema governato e potenziato….

E’ più che necessario dunque formare una classe dirigente in grado di mettere a sistema opportunità e criticità con metodo capace di puntare su solide competenze in economia e marketing comunicazione così come nel digitale ma allo stesso tempo una classe dirigente che conosca il tessuto storico sociale e culturale forgiato da storia millenaria” 

Si fondono dunque due aspetti: la definizione di uno specifico professionale (comunicazione e marketing di settore) con l’esaltazione di una cultura nazionale millenaria. Un’esaltazione in piccolo, per la verità molto lontana da quella illustrata, in epoca fascista, nel Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR: “un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”.

Giuseppe Cappello, nell’articolo che compare in questa stessa uscita della rivista, ricorda acutamente che non il Liceo del Made in Italy, ma il Liceo Made in Italy esiste già ed è il Liceo Classico voluto da Giovanni Gentile. Il problema è che quella scelta discendeva da una alta visione culturale: conservatrice, funzionale a una società gerarchica, immagine di un’idea di nazione. Mentre alla base di questa proposta non c’è una grande ideologia, ma un più semplice populismo che non può generare grande cultura, ma solo propaganda.

Ma veniamo alla struttura di questo liceo e alla sua evidente natura velleitaria. Le finalità formative aggiungono a quelle espresse nel Profilo di tutti i Licei un insieme di competenze molto specifiche : principi di economia manageriale, strumenti per la gestione complessiva di imprese, modelli di business in particolar modo dei modelli di business delle aziende del settore della moda dell’arte dell’alimentare, tecniche avanzate di marketing, strategie specifiche di marketing per le imprese del Made in Italy, strumenti operativi per il supporto e lo sviluppo dei processi produttivi e organizzativi delle imprese del Made in Italy, scenario economico internazionale, caratteristiche del sistema economico del Made in Italy, … e via elencando. Ce n’è abbastanza per una laurea magistrale o un master della LUISS.

Il carattere di terminalità professionale è esplicito ed è enfatizzato sia dalla programmatica collaborazione con le aziende dei settori indicati sia dall’uso della pratica PICTO.  

L’elenco delle discipline è il consueto aggregato (11 nel biennio, 13 nel triennio, di cui tre specifiche). Tanto fitto da trovare posto per una sola lingua straniera. Come sia possibile in questo modo sviluppare competenze professionali non sembra preoccupare i propositori.

La formazione di una nuova classe dirigente che metta insieme cultura e competenze non può nascere direttamente dalla scuola secondaria. Questa può anche essere caricata di obiettivi professionali, ma nessuna impresa, grande o piccola, affiderebbe a un diplomato, per esempio, una grande campagna pubblicitaria  basata su sofisticate ricerche di mercato e analisi socio-culturali. O la creazione di importanti relazioni internazionali.

Una forte terminalità non universitaria, nel nostro sistema, è piuttosto caratteristica dell’Istruzione Tecnica e Professionale e, subito dopo, degli Istituti Tecnici Superiori. In questo comparto potrebbe avere senso auspicare una vocazione alle produzioni nazionali, non con un indirizzo specifico, ma come marcatura di tutti gli indirizzi esistenti: l’agricoltura, la meccanica, il settore dei servizi turistici e alberghieri e così via. E in questi casi non si tratta solo di studiare come si vendono, ma anche come si creano le produzioni.  Esistono già indirizzi particolarmente vocati per questo: si pensi all’Indirizzo del Sistema Moda negli IT. Per gli ITS questa marcatura è già stata da tempo dichiarata e del resto è ovvia considerando lo stretto legame con le imprese del territorio.

Perché dunque un Liceo? La risposta è facile. Poiché si è pensato di creare un gioiello, che non può essere indossato sulla tuta da lavoro, ma su un abito elegante. Una scelta del tutto propagandistica.

La via per realizzare il progetto è uno scavalcamento del già esistente Liceo Economico Sociale (LES). Questo si è realizzato come timida articolazione del Liceo delle Scienze Umane tramite l’innesto di un solo insegnamento di Diritto ed economia politica, senza pretesa  di terminalità professionale. L’aggiunta dell’Economia al canone delle scienze liceali, per inciso, è sostenuta dal mondo accademico degli economisti. Il coordinamento dei LES chiede almeno che questi vengano conservati accanto al nuovo arrivato. Secondo i dati delle ultime preiscrizioni il LES raccoglie il 4,7% delle preferenze. 

L’idea di unire cultura e professionalità, se presa sul serio e generalizzata, sarebbe niente meno che la realizzazione del progetto della sinistra degli anni ’70 e ’80! E comporterebbe la fine della separazione fra Licei e  Istruzione Tecnica, che sarebbe comunque un’operazione assai complessa. Ma nella mente dei proponenti non c’è alcuna ipotesi strategica.

Questa vicenda ha comunque il merito di indurci a fare domande sulla politica scolastica del nuovo governo. Il LMI è un esempio di come il governo intendere procedere nelle riforme o è una scheggia impazzita? Non si conoscono reazioni dei ministri dell’Istruzione e della Cultura.

Esaminiamo per esempio la questione dei due canali, Licei e Istituti Tecnici/Professionali e della loro ipotetica unificazione. Esiste per la verità una modalità che non consiste in una unificazione culturale dei due sistemi, ma in un escamotage nominalistico: è quello del sistema francese nel quale Liceo è il nome attribuito a qualsiasi percorso secondario che include Licei Umanistici, Scientifici, Tecnici, Professionali. Questa strada fu tentata con una sperimentazione degli anni ’80 che istituiva appunto i Licei Tecnici. Alcuni Istituti Tecnici innalzarono subito entusiasticamente cartelli intitolati Liceo Tecnico. Del resto si può del resto constatare, guardando le preiscrizioni  di quest’anno, che la netta separazione fra Licei e Tecnici,  ad esempio, si sta progressivamente  attenuando di fatto. Da una parte accanto al Liceo Classico, ridotto al 4,1% di iscrizioni, cresce la gamma di indirizzi con carattere applicativo, come il Liceo delle Scienza Applicate (12,3%) o addirittura dedicati a una professione, come il Liceo Scientifico ad indirizzo sportivo. Dall’altra parte negli IT è alto il contenuto scientifico, ad esempio Informatica e Telecomunicazioni, che raccoglie il 6,8% di iscrizioni e  Chimica il 2,4%

Non ci sono però tracce o proposte su questo versante. Si ha invece notizia che sono al lavoro commissioni per una riforma generale della Secondaria Superiore, che sembrano andare in tutt’altra direzione. Se ne possono dare alcune sommarie indicazioni.

Dal punto di vista dei percorsi formativi sembra prevalere la scelta “tedesca” di rafforzare e caratterizzare una filiera Tecnico-Professionale che crei una continuità fra Istituti tecnici e Professionali e Istituti Tecnici Superiori. Non creando sbarramenti o vincoli, ma attivando  Campus in cui i diversi  percorsi secondari e postsecondari, si integrino.

Dal punto di vista curricolare si pensa, a un percorso 4+2: quattro anni di secondaria e due di ITS.

E’ previsto che anche i Licei siano quadriennalizzati e associati per lo sbocco  verso gli ITS. Cosa che del resto già avviene di fatto, considerando che in genere gli ITS non pongono vincoli sul tipo di titolo di studio secondario per l’accesso.

Mario Fierli

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