Home » Politiche educative » Una strategia territoriale per la scuola

Una strategia territoriale per la scuola

Pubblicato il: 09/12/2020 04:58:35 -


Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Come si è riferito in un precedente articolo[1] , nello scorso mese di novembre il Rapporto annuale di monitoraggio della Commissione europea sulla situazione educativa nei Paesi membri dell’Unione ha denunciato ancora una volta il grave ritardo che caratterizza la scuola del nostro Paese rispetto agli altri sistemi europei[2]. Che cosa si può fare allora per recuperare questo ritardo?

Il primo errore da evitare è considerare la scuola italiana come un sistema uniforme e omogeneo. Il sistema scolastico italiano è profondamente differenziato al suo interno, probabilmente più di ogni altro sistema scolastico europeo: si passa da aree regionali come il Veneto, o il Trentino, dove gli studenti conseguono risultati simili a quelli della Finlandia, ad aree dell’Italia meridionale che presentano una situazione educativa di gravissima difficoltà, sia per quanto riguarda gli apprendimenti che sotto il versante della regolarità del percorso scolastico e di quello del rapporto con il mondo del lavoro. Una ricetta uguale per tutti non c’è, provvedimenti generalizzati di riforma sarebbero sbagliati e controproducenti, rischierebbero di imporre alle scuole che funzionano cambiamenti non voluti e non necessari e non sarebbero ritagliati sulle effettive necessità delle scuole in difficoltà: occorre pertanto progettare interventi differenziati in ragione delle diverse situazioni esistenti.

Per intervenire su una situazione così diversificata il punto di partenza non può essere che l’informazione dettagliata su quello che accade in ogni territorio: oggi esistono diverse fonti disponibili, dai dati dell’Invalsi, a quelli sulle iscrizioni e sulle ripetenze, a quelli sull’edilizia scolastica, a quelli raccolti per Scuole in chiaro: è necessaria però una elaborazione territoriale che integri le diverse fonti disponibili (anche quelle di carattere economico) a livello provinciale e subprovinciale (forse distrettuale?) e consenta di individuare le aree di forza e quelle di sofferenza. I dati quantitativi andrebbero integrati localmente da un’analisi qualitativa, che permetta di approfondire le situazioni esistenti dietro i numeri, anche sulla base dei rapporti di autovalutazione e delle attività di valutazione esterna degli Istituti scolastici, e individuare i punti di attacco e le priorità da affrontare; per fare questo vanno costituiti o ricostituiti sul territorio presidi con funzioni non solo amministrative in grado di dialogare con le scuole ed esaminare le loro criticità. Il livello regionale delle attuali Direzioni appare troppo distante perché si possa intervenire in modo puntuale e articolato sulle diverse aree della regione.

Sulla base di questa analisi vanno fissati, con il confronto e il sostegno degli enti locali e degli altri attori del territorio, obiettivi da raggiungere e strategie di intervento, insieme all’indicazione delle risorse disponibili. Gli obiettivi potrebbero riguardare l’innalzamento dei livelli di apprendimento, la riduzione della dispersione scolastica, l’integrazione con il mondo del lavoro; le strategie potrebbero consistere nel potenziamento degli organici, nella formazione dei docenti, nella individuazione di esperti di supporto, nella premialità della continuità didattica; ma potrebbe essere anche necessario fornire risorse materiali, quali laboratori e computer.

L’aspetto importante è ritagliare l’assegnazione di risorse, materiali e immateriali, sulle effettive necessità di ciascun territorio. Ovviamente più l’obiettivo è ambizioso, maggiore sarà il supporto, materiale e immateriale, da fornire al territorio; va chiarito però che non è solo un problema di risorse, ma anche di coordinamento; l’esperienza dei PON europei dimostra la necessità di impostare una strategia territoriale coordinata piuttosto che assegnare finanziamenti frammentati alle singole scuole. La verifica triennale del raggiungimento degli obiettivi permetterà di capire se si è avviati sulla strada giusta

[1] G.Allulli L’importanza delle politiche educative  nelle performance scolastiche: alcuni dati, Education 2.0, n. 42, 25 nov. 2020.

[2]Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture Education and Training Monitor 2020

Giorgio Allulli Vicepresidente della Rete europea della qualità dell'Istruzione e formazione professionale (EQAVET); già direttore delle aree sistemi formativi del Censis, dell'Isfol e della Conferenza dei Rettori.

25 recommended

Rispondi

0 notes
bookmark icon

Rispondi