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La filiera tecnologico-professionale, un primo esame

Pubblicato il: 27/09/2023 07:28:38 -


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Lo schema di Disegno di Legge governativo del 18 Settembre 2023 contiene due Capi non proprio omogenei: Capo 1 Filiera formativa Tecnologico-Professionale, Capo 2 Valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti. Il secondo tema ha ovviamente (forse per caso) molto appassionato la stampa e il pubblico schermando il primo. Magari è meglio così, visto che la Filiera richiede un’analisi interpretativa (che proviamo qui ad iniziare) e poi valutazioni di fattibilità e di valore politico-culturale.

La Filiera Tecnologico-Professionale non è una riforma in senso stretto, che richiederebbe la modifica di struttura e di scopo dei percorsi educativi o la definizione di nuovi. Si tratta in realtà di un tentativo di far diventare sistema un insieme di percorsi già esistenti e definiti. Una riforma, in realtà è già prevista nel Disegno di Legge del 22 Settembre 2022, relativo a misure per l’attuazione del PNRR, poi convertito in legge, e riguarda gli Istituti Tecnici e Professionali.

L’ Articolo 1 di questo Disegno di legge consiste semplicemente nell’introduzione, nella legge di riforma del 22, di un articolo 25bis “Misure per lo sviluppo di una filiera formativa tecnologico-professionale”. L’articolo definisce la Filiera che comprende: percorsi IefP (Istruzione e Formazione Professionale) quadrienali, corsi sperimentali quadriennali di scuola secondaria di secondo grado, percorsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore), Academy ITS (Istituti Tecnici Superiori). I diplomati dei percorsi quadriennali di IeFP possono accedere agli ITS solo se tali corsi sono sottoposti a una valutazione INVALSI. Possono comunque accedere all’esame di stato in Istituti Professionali.

Il paragrafo specifico dedicato ai corsi quadriennali sperimentali presenta qualche problema interpretativo. Così recita: Nell’ambito della filiera formativa tecnologicoprofessionale di cui al comma 1, sono attivati percorsi quadriennali sperimentali di istruzione secondaria di secondo grado. Il problema è che già il Decreto Ministeriale di Agosto 2017 ha istituito una sperimentazione nazionale sulla quadriennalizzazione, per altro limitata ai Licei e Istituti Tecnici, che non viene nè richiamata nè abolita. Si tratta dunque di una nuova e parallela sperimentazione? Questa includerebbe anche gli Istituti Professionali che, a norma di quella già esistente, sono esclusi?

Sono previsti accordi tra Regioni e Uffici scolastici regionali con la partecipazione di ITS Academy, Università, Istituti di Alta formazione. Nell’ambito di tali accordi possono essere istituiti i Campus: reti di tutti i soggetti della Filiera, che hanno il compito di definire le modalità di integrazione.

  Uno specifico comma elenca i temi di tali accordi: adeguamento dell’offerta formativa, passaggi fra i canali, quadriennalità dei percorsi di scuola secondaria, flessibilità didattica, contratti di prestazione d’opera per attività di insegnamento con esperti esterni, certificazione delle competenze.

L’ Art 2 istituisce presso il Ministero una specifica “struttura tecnica di missione” a cui è preposto un direttore generale incaricato e composta da un dirigente del Ministero e 8 esperti destinato essenzialmente alla definizione delle modalità del rapporto scuole-sistemi produttivi. Anche qui nasce una domanda. La legge di riforma del Settembre 2022 già prevede (art.28) un Osservatorio preposto alla ridefinizione dei percorsi curricolari nell’ottica di un migliore raccordo fra scuola e lavoro. Si tratta di capire se non ci siano sovrapposizioni fra i due organi.

Abbiamo visto che il testo fa nascere qualche dubbio interpretativo non banale. Ma il dibattito futuro dovrà affrontare problemi a vari livelli di generalità. Il primo è la fattibilità e l’efficacia del progetto. Sulla base delle esperienze precedenti ci sono ragioni per  pensare a qualcosa di evanescente: tutto è affidato a) al funzionamento di accordi fra soggetti diversi ad alto livello, b) accordi nell’ambito dei Consorzi, dove ciascun soggetto dovrà mediare fra le proprie logiche e strutture e quelle da condividere (curricoli, organizzazione, laboratori, regole dell’autonomia)

A un livello più generale ci si deve chiedere se e in che senso questo progetto va a modificare la natura formativo/culturale del sistema educativo.

Mario Fierli

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