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I BES nelle attività d’insegnamento/apprendimento: vincoli e opportunità

Pubblicato il: 19/11/2013 09:58:53 -


Dov’è il confine tra un portatore di un handicap certificato e un portatore di BES? Di fronte ai Bisogni Educativi Speciali quali sono state le posizioni ministeriali, nel passato e oggi? Interrogativi e riflessioni proposti da Maurizio Tiriticco nella relazione tenuta al convegno “BES: innovazione didattica, inclusione, limiti burocratici” (Roma, 11 novembre 2013).
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Con la Legge dell’8 ottobre 2010, n. 170, “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, si sono riconosciute la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento (DSA), che, pur manifestandosi in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, possono però costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.
Nella legge si dispone che la diagnosi dei DSA venga effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale e che sia comunicata dalla famiglia all’istituzione scolastica di appartenenza dello studente. L’istituzione è tenuta ad adottare una “didattica individualizzata e personalizzata [1], con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate”.
In seguito, il Miur – con il DM n. 5669 del 12 luglio 2011 – ha individuato le modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, le misure educative e didattiche di supporto e utili a sostenere il corretto processo di insegnamento/apprendimento fin dalla scuola dell’infanzia, nonché le forme di verifica e di valutazione per garantire il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con diagnosi di DSA nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università.

Con la Direttiva del 27 dicembre 2012, il Miur afferma che “è opportuno assumere un approccio decisamente educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non avviene sulla base della eventuale certificazione che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. A questo riguardo è rilevante l’apporto del modello diagnostico ICF (International Classification Functioning) dell’OMS, che considera la persona nella sua totalità, in una prospettiva bio-psico-sociale. Fondandosi sul principio di funzionamento e sull’analisi del contesto, il metodo ICF consente d’individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) dell’alunno prescindendo da preclusive tipizzazioni”.

Occorre ricordare che l’attenzione ai bisogni di ciascun alunno era già implicita nel DM del 9 febbraio 1979, con cui furono varati i “nuovi programmi” per la scuola media. Segue il testo concernente la definizione e la descrizione delle fasi della programmazione educativa e didattica. Si tratta di una scelta che – afferma il DM – “postula un progetto educativo didattico che comprende organicamente i seguenti momenti:
a) individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale e delle situazioni di partenza degli alunni;
b) definizione degli obiettivi finali, intermedi, immediati che riguardano l’area cognitiva, l’area non cognitiva e le loro interazioni;
c) organizzazione delle attività e dei contenuti in relazione agli obiettivi stabiliti;
d) individuazione dei metodi, materiali e sussidi adeguati;
e) sistematica osservazione dei processi di apprendimento;
f) processo valutativo essenzialmente finalizzato sia agli adeguati interventi culturali ed educativi sia alla costante verifica dell’azione didattica programmata;
g) continue verifiche del processo didattico, che informino sui risultati raggiunti e servano da guida per gli interventi successivi. La programmazione può prevedere anche l’organizzazione flessibile e articolata delle attività didattiche (attività interdisciplinari interventi individualizzati, nonché raggruppamenti variabili di alunni, anche di classi diverse, e utilizzazione di docenti specializzati nell’ambito consentito dalla legge n. 517)”.

La metodologia indicata, in effetti, è estensibile a ogni grado d’istruzione, in quanto in estrema sintesi rappresenta pur sempre il percorso di insegnamento/apprendimento fondato sulla strategia del curricolo. E non esiste istituzione scolastica che non possa e non debba attenersi alle indicazioni di cui al citato DM del 1979.
Tale metodologia postula con forza la necessità di rilevare i bisogni di ciascun alunno, i suoi concreti “livelli di partenza”, in modo da progettare e realizzare percorsi che consentano il suo massimo coinvolgimento e quello di tutti e di ciascuno. Era ovvio già allora che ciascun soggetto in apprendimento, soprattutto in un percorso obbligatorio, rappresenta specifici bisogni educativi, dei quali occorre necessariamente tenere il debito conto.
Sotto questo profilo, il nostro “Sistema educativo d’istruzione e formazione” (come viene definito dall’articolo 2 della legge 53/03, in attuazione del nuovo assetto dell’Istruzione pubblica, di competenza dello Stato, e dell’istruzione e formazione professionale, di competenza delle Regioni: sistema avviato dal novellato Titolo V della Costituzione) già da quel lontano 1979 è stato sensibilizzato a tenere in debito conto i bisogni educativi di ciascuno! Ed è anche vero che ciascun alunno – e ciascun soggetto in generale – rappresenta bisogni specifici o, se si vuole, speciali!
Del resto, sono di fatto speciali tutti i bisogni di ciascuno di noi, in quanto ciascuno di noi ha una sua specificità.

La lumaca insegna! Anche e soprattutto a recuperare gli alunni in difficoltà!

Note:
[1] È opportuno sottolineare che i due concetti di individualizzazione e di personalizzazione inducono attività di insegnamento-apprendimento diverse: nel primo caso si adottano attività differenziate, ma si mantengono fermi gli obiettivi di apprendimento comuni; nel secondo caso, sono selezionati e declinati obiettivi differenziati e adatti a “quel” determinato alunno.

Allegati:
Locandina del Convegno “BES: innovazione didattica, inclusione, limiti burocratici” (Roma, 11 novembre 2013)
Relazione di M. Tiriticco, Convegno “BES: innovazione didattica, inclusione, limiti burocratici” (Roma, 11 novembre 2013)
Slides – Relazione M. Tiriticco, Convegno “BES: innovazione didattica, inclusione, limiti burocratici” (Roma, 11 novembre 2013)

Per approfondire:
I have a Dream: a School Designed for All, di Massimo Rondi
Un bel carattere aiuta a leggere, di Edizioni Angolo Manzoni
http://www.easyreading.it/
http://www.erickson.it/Riviste/Pagine/Scheda-Numero-Rivista.aspx?ItemId=40414
http://www.angolomanzoni.it/collane/index

Maurizio Tiriticco

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