I have a Dream: a School Designed for All

in Racconti ed esperienze

di Massimo Rondi | del 11/11/2013 |1 COMMENTO |commenta

I have a Dream: a School Designed for All
Il progetto EasyReading® si focalizza sulle difficoltà che giornalmente affrontano gli studenti con DSA (o BES) e propone l’adozione di un “font” di stampa che faciliterebbe l’apprendimento a 360 gradi. Il progetto è un chiaro esempio di come porgendo l’attenzione sui “Bisogni Educativi Speciali” si facilita l’andamento scolastico ed educativo di tutti.



È iniziata la scuola. “L'Istruzione riparte”: questa è la dichiarazioni del ministro dell'Istruzione e del governo.
Intanto insegnanti, allievi e genitori devono fare i conti con la realtà e progettare giorno per giorno. Forza, ci serve l’umanità del professor D’Avenia, tanto quanto la competenza e la concretezza degli artigiani.

Perché “progettare significa offrire una soluzione a un dato problema”, come diceva Bruno Munari e come ricorda il designer Alfonsetti su EasyReading®; se il problema è la leggibilità – o la difficoltà di lettura e/o comprensione per qualsivoglia motivo – allora può voler dire creare un carattere più leggibile, non solo per chi è dislessico ma per tutti. Cioè per i libri cartacei, gli e-book, gli appunti dei docenti, i test, le verifiche ecc. ecc.

In questa linea le indicazioni del Design For All (non a caso ho scoperto che il carattere EasyReading® ha ottenuto parere positivo per il suo design innovativo, dal Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la Fondazione Valore!).
Se la scuola è per tutti, un’aula accessibile a 360° gradi (mi accontenterei a 180°) aiuta chi è in carrozzina e chi ha una gamba ingessata. “In un certo senso – come affermano il professor Giacomo Stella e Luca Grandi – un bambino con DSA è un indicatore della qualità della scuola: in una classe in cui l'allievo con DSA sta bene sono rispettate le eco-diversità e quindi è segnale di una buona qualità del sistema. Tutti gli alunni, i loro genitori e gli insegnanti ne beneficeranno in un circolo virtuoso”.

A questo punto affiorano in me esempi concreti, tratti dai ricordi di molti anni fa legati alla scuola, quando – dislessico non riconosciuto – dovevo leggere a voce alta in classe, e lo ammetto: ho ancora qualche incubo.
Si leggeva Tomasi di Lampedusa, alternandoci fra compagni, e io non riuscivo a tenere il segno. La nostra professoressa era brava, ma non capiva, sottovalutava le mie difficoltà di lettura e – erano gli anni ’60 – neppure aveva idea di cosa fosse la DISLESSIA.
Non mi viene in mente altro che questo video per mostrare le difficoltà e suggerire una soluzione.

Perciò un font “compensativo per i lettori con dislessia” è anche un font facilitante per tutte le categorie di lettori; lo dimostrano, del resto, le ricerche della dott.ssa Bachmann del Centro Risorse di Prato, svolte su un campione di oltre 600 studenti.

Da Bruno Munari al carattere EasyReading® corre il “fil rouge” di un lavoro ben fatto e di un’attenzione zen. In questo senso, i “Libri illeggibili” dell’artista milanese sono una provocazione.

E noi cosa progetteremo domani?


Per approfondire:
Un bel carattere aiuta a leggere
http://www.easyreading.it/
http://www.erickson.it/Riviste/Pagine/Scheda-Numero-Rivista.aspx?ItemId=40414
http://www.angolomanzoni.it/collane/index

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Mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee di Massimo Rondi, pubblicato il 23/11/2013

Mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee tra dislessici adulti sui font in uso: che poi sempre con questi dobbiamo fare i conti, nella relatà, sia cartacea sia elettronica.

Molto interessanti le riflessioni e le conclusioni della professoressa Roberta Penge, raccolte da Tina Simonello su Repubblica (19/11). Il titolo dell’articolo così sintetizza: “Dislessia. Se un tablet velocizza la lettura”, ma in realtà il testo ci fa capire una volta di più che non basta l’idea astratta di tablet, perché la scrittura non è un elemento impercettibile, tutt’altro.

Scrive la professoressa Penge: «Un supporto che permette di modificare l’aspetto del testo funziona molto bene per i dislessici con difficoltà più di tipo visuospaziale, ma rappresenta sicuramente un aiuto valido anche per i cosiddetti dislessici linguistici (la cui difficoltà ha a che vedere più con il linguaggio, con la decodificazione dei segni in suoni)».

 

Anche altri elementi confondono chi ha difficoltà di lettura: «Il tipo di carattere per esempio».
In effetti per me (dislessico compensato) il Times New Roman ha un po’ troppe grazie ma l’Arial è troppo “rotondo”, indifferenziato, soprattutto in alcuni caratteri (dbpq  oppure “u” e “n” rovesciato)..

L’OpenDyslexic del designer Abelardo Gonzales utilizza l'effetto zavorra per ancorare le lettere alla riga e impedire che girino, "capottino" etc. I non dislessici non lo amano, solitamente, e io stesso non mi sento sciolto nella lettura.

Dal video Dislessia & Design http://youtu.be/njWAxeGeB6E un non dislessico può avere un’idea di cosa sia la dislessia. Il Design è quello del font EasyReading:

carattere ibrido che si propone di evitare l’effetto affollamento con ampi spazi calibrati (automatici) tra parole, lettere, righe.

Lo scambio percettivo, possibile con Arial, è evitato o almeno reso difficile dalla “forte caratterizzazione”e dalle grazie dedicate (non troppe come in Times New Roman, solo quelle necessarie).

 

Massimo Rondi

 

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