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Maturità: sulle tracce dei temi 2014

Pubblicato il: 24/06/2014 15:34:27 -


Il plauso, che ha accolto le tracce ministeriali dei temi proposti agli studenti per l’esame di Stato 2014, dovrebbe tranquillizzare tutti: il MIUR ha il polso della cultura diffusa nella scuola e trova forme adeguate perché questa si esprima. Ma è proprio così? Forse vale la pena di fare qualche considerazione.
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La lettura delle tracce dei temi predisposti dal MIUR richiede una buona dose di pazienza e, nello stesso tempo, non eccessive pretese. Pretese, se ci si aspetta non un gioco di ammiccamenti, ma una chiara sollecitazione a misurarsi con onestà su contenuti significativi di riflessione.

Procedo con lo stesso ordine del documento ministeriale che è stato sottoposto agli studenti. Bella la poesia di Quasimodo, due osservazioni di carattere formale, ma non troppo:
1) la numerazione dei singoli versi, necessaria per l’analisi del testo, non permette ai giovani di godersi la poesia nel suo respiro, perché questo è il fascino del linguaggio poetico, presentare subito il testo spezzettato dai numeri “per riga”, appare quanto meno una scelta punitiva; in fondo non avrebbe occupato troppo spazio riproporre il testo predisposto per l’esercizio, dopo la presentazione pulita;
2) l’analisi del testo viene sollecitata in 7 “ compiti”: si chiede di chiarire, di spiegare, di rispondere a quesiti di vario genere, poi, per due volte, si chiede di “soffermarsi”; cosa debba fare l’esaminando è un mistero, degno di consolidate astrusità ministeriali.

Grande è, al solito, l’ambiguo, confuso affastellamento dei materiali messi a disposizione di chi volesse fare l’articolo o il saggio breve.
La moda del francobollo artistico è ormai consolidata. Non si dice, per il saggio artistico letterario, che il primo francobollo è un affresco medievale riferito a uno dei più clamorosi falsi storici che si possano citare (che fosse un dono? povero Lorenzo Valla!), il secondo è la raffigurazione settecentesca di un’occorrenza che spesso capita, è capitata a Fedra come a Isotta, dove dono e sacrificio si mescolano, sciogliendo drammi amorosi; chiude la serie il cinquecentesco dono dei magi, dove adorazione e sottomissione s’intrecciano nelle mani del bimbo che prende in mano la pisside.
Che cosa hanno in comune?
I testi successivi invece di aiutare a svelare l’arcano, lo complicano.
Gli accostamenti di enunciati di diverso registro e peso appaiono più coerenti con argomentazioni da talk show, anche se le citazioni prese una per una sono interessanti e stimolanti, che come supporti ad argomentazioni ragionate.

Chi si cimenta con l’argomento economico si trova a diposizione pezzi interessanti, ma eccessivamente eterogenei e talora tagliati in modo da apparire fuorvianti (che dire di A. Sen che così tagliato fa pensare più a Malthus che all’economista che ha cambiato la prospettiva nella lettura dei processi economici?)

Il gioco di enunciati in cui s’incastrano citazioni di altri autori (vedi il brano della Arendt, ma non solo), rende veramente arduo il lavoro di coloro che si cimentano sui temi storico politici e tecnico scientifici, ma la scuola forse abitua i giovani a non andare tanto per il sottile e a proceder per spunti fino a riempire le famose mezze colonne di foglio protocollo, che ancora si richiedono.

Il tema storico è degno di un indovinello della sfinge che interroga Edipo, un secolo breve sicuramente, ma pieno di sconquassi, qualche differenza l’avrà ben prodotta, ma la ragion ministeriale è tranquilla, elenca sei “profili” (sic) tra i quali lo studente dovrà scegliere tre da analizzare per svolgere il suo excursus di historia mundi.

Per fortuna Renzo Piano viene presentato senza ulteriori “ accostamenti”, anche se rappresentare l’argomento di “ordine generale” è un compito misterioso e il lucido ragionamento del senatore viene ridotto a “posizione” con cui confrontarsi, ma qui quella che vince è come sempre la logica dei talk show.

Sicuramente la cultura e le letture di viale Trastevere sono cambiate, ma non è cambiata la risposta alla domanda di fondo: cosa ci si aspetta dagli studenti che si diplomano?
Che siano critici letterari? Giornalisti? Manipolatori di pezzi di varia origine e significato?
Queste tracce toccano temi e autori importanti, ma non riescono ancora a formulare “compiti” utili per verificare se i giovani sono stati aiutati a sviluppare abilità di ragionamento e di argomentazione e non solo abilità nel cucire, in modo più o meno adeguato, pezzi di vario colore e ispirazione.

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Immagine in testata di Wikipedia (licenza free to share)

Vittoria Gallina

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