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Raccontare… in Braille

Pubblicato il: 02/10/2012 11:13:26 -


L'esperienza di Mattia C. dimostra l’esistenza di un modo di concepire la “forma” che prescinde dall’esperienza visiva.
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“Tutti gli uomini desiderano sapere. Ne è prova l’amore delle sensazioni: e infatti le amano di per se stesse, indipendentemente dall’utilità e, tra esse, soprattutto quelle che si attuano mediante gli occhi.”
(Aristotele, Metafisica Libro I, 980a)

“L’essenziale è invisibile agli occhi.”
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

ANALISI DI UN’ESPERIENZA
L’esperienza qui riportata è avvenuta presso l’U.O. di D.H. Onco-ematologico dell’Ospedale “G. Gaslini” di Genova [1]. I racconti presentati sono stati frutto della creatività narrativa di Mattia C.
Da lui stesso illustrati, grazie all’utilizzo di taluni strumenti, alcuni dei quali adattati per l’occasione e non tutti espressamente per non vedenti (piano in gomma, punteruoli, carta da ricalco bianca satinata e matita appuntita), sono indicativi della sua capacità di rappresentare le “forme” e di organizzarle spazialmente, consentendoci di avvicinarci al problema della spazialità delle immagini non visive (distinzione tra “ figura” e “forma” nell’immaginazione dei ciechi); i fogli in plastica satinata (che, purtroppo, non avevamo) gli avrebbero consentito di percepire meglio il rilievo delle forme tracciate.


L’utilizzo dei sussidi tiflologici grafici risale agli anni Sessanta: prima di allora i libri per non vedenti erano privi di immagini (cartine tattili, disegni in rilievo).
Il vedente pensa la realtà in termini spaziali, con forme visive, colori, sfumature, volti, distinzione tra figura e sfondo, chiaro e scuro, con il convincimento, ben radicato, che il solo modo di dar vita alla forma immaginativa sia quello di spazializzarla con i dati propri dell’esperienza visiva.
Il disegno dei non vedenti ci attesta proprio l’esistenza di un modo di concepire la “forma” che prescinde dall’esperienza visiva.



Senza scendere nelle annose dispute tra fisiologi e filosofi, relativamente al problema percettivo [2], diciamo che ciò che permette la segregazione della “figura” nello “sfondo” nella percezione del non vedente, la coesione tra gli elementi costitutivi, coesione permanente e significativa, coesione anch’essa “spazializzata” – per meglio dire “il grande sintetizzatore” della forma tattile, che riveste un carattere di simultaneità analogo a quella della forma visiva – è il “movimento” [3]; diversamente, senza movimento, non si può rilevare nessuna variazione di elementi, né forma, né conoscenza utile degli oggetti.
La forma tattile non ha soltanto un carattere temporale, ma ha anche una reale portata spaziale, parimenti a quella visiva, un’analoga strutturazione formale e obiettivazione di pensiero [4]. Logica, forza di coesione e organizzazione ne sono gli elementi distintivi.
A conclusione di quanto esposto, è certamente da dire che la riproducibilità grafica del soggetto non vedente presenta dei caratteri di precarietà dovuti alla limitatezza del campo percettivo tattile e alla sequenzialità del suo approccio, rispetto a quello visivo, e alla difficoltà di percepire i movimenti della mano sinistra che segue le linee, mentre la destra esegue il suo tracciato (si parla di destrimani); i codici rappresentativi del tridimensionale e della sua trascrizione nel bidimensionale, poi, vengono ignorati dalla maggior parte dei non vedenti.

CONCLUSIONE
Un ringraziamento a Mattia per averci dimostrato che, lavorando infaticabilmente, con impegno e tenacia, si possono raggiungere gli obiettivi voluti: un esempio per tutti!!! Come insegnanti, poi, gli dobbiamo un ringraziamento particolare, perché ci ha avvicinate al mondo dei non vedenti suggerendoci strategie didattiche, dimostrandosi un ottimo “maestro” (anche di vita!).
La creatività agisce come una forza propulsiva che va a superare i “vincoli” che la natura stessa pone: trovare gli strumenti appropriati per liberarla sottopone qualsiasi operatore educativo all’autenticazione della sua “mission”.

[1] Nell’U.O. sono operative due insegnanti in compresenza.
[2] Specialmente la Gestalt (corrente psicologica che non concepiva conoscenza che non poggiasse su forme più o meno elementari, che venivano inquadrate nella totalità vitale della percezione) fece nascere una discussione, di un quarto di secolo fa, circa l’analogia di pensiero tra vedente e non vedente, a cui rispondeva affermandone la somiglianza a livello di strutturazione formale.
[3] La percezione aptica (dal greco “haptomai” = “sfiorare”), altrimenti detta “aptico-cinestetica”, è quella prodotta dallo sfioramento tattile “in movimento”; consente il riconoscimento di un oggetto toccandolo, grazie all’azione sinergica del senso del tatto e dei “propriocettori”.
[4] Cfr. Ceppi E., in Luce con luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo “Augusto Romagnoli” per gli educatori dei ciechi, 4, (1960), n.2, pp. 22-29.

Fotografia in alto: La creatività narrativa di Mattia C. all’opera.
Fotografia nell’articolo 1: “Strega volante e farfalla”.
Fotografia nell’articolo 2: “Lo gnocco”.

Scarica le altre fotografie

Scarica i racconti di Mattia e il documento sintetico dell’esperienza


BIBLIOGRAFIA:
Hatwell Y., Martinez-Sarocchi E., “La lecture tactile de cartes et dessins et l’accès des aveugles aux œuvres d’art”, in Hatwell Y., Streri A. & Gentaz E. (Eds.), “Toucher pour connaître. Psycologie cognitive de la perception tactile manuelle”, Paris, Presses Universitaires de France, 2000, pp.267-286.
Terzi I., Il metodo spazio-temporale, Milano, Ghedini Editore, 1995.
RIVISTE:
Ceppi E., in “Luce con luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo ‘Augusto Romagnoli’ per gli educatori dei ciechi”, 4, (1960), n.2, pp. 22-29.

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La scuola in ospedale Gaslini di Genova fa parte dei progetti Soave Kids: http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=87 e Pinocchio 2.0 http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275 e http://www.facebook.com/group.php?gid=139204519436108

Immacolata Nappi

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