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Ragazzi fuori

Pubblicato il: 13/11/2019 14:13:08 -


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Quando ho iniziato a leggere le pagine  davvero toccanti seppur concise, del libro appena stampato “il mio territorio finisce qui- Vite di minori tra il reato e la pena” ediesse editore, con prefazione di Luigi Berlinguer, il mio pensiero è andato spontaneamente al film “Ragazzi fuori” del 1990, scritto e sceneggiato da Aurelio Grimaldi , per la regia di Marco Risi.

Quel film era il seguito di “ Mery per sempre”, dello stesso Marco Risi ,ispirato al romanzo di Aurelio Grimaldi, uscito nelle sale un anno prima, con successo di critica e di attenzione sociale. Quei film, forse per la prima volta, portavano sullo schermo le vite dei ragazzi del carcere minorile ( Rosaspina nel film ovvero il Malaspina di Palermo), attraverso l’esperienza umana di un professore che quasi per sbaglio o per necessità, accetta un posto di scuola carceraria non essendo riuscito ad ottenere la nomina in una scuola “normale”. Il professore imparerà molto sulla vita , sulla scuola,  sulle persone, sulla tagliente durezza della ingiustizia sociale; i ragazzi, malgrado un percorso di crescita, saranno drammaticamente travolti da un mondo che non lasciava scampo.  In quegli anni ero un giovane segretario della CGIL scuola e quei film catturarono la mia attenzione e passione perché in quell’intreccio di vite , carcere e scuola, vedevo il segno e il peso di una contraddizione sociale irrisolta che non mi avrebbe mai più abbandonato.

Come è possibile, mi chiedevo, che una società democratica, capace di sconfiggere il terrorismo, i rigurgiti neofascisti, fossi così impotente di fronte al più brutale dei condizionamenti sociali? E che senso ha credere nella istruzione, nella scuola, se poi  fallisce proprio là dove è più necessario che affermi la sua forza di riscatto e di liberazione? Ricordo ancora oggi ,con gratitudine, una lunga conversazione con Aurelio Grimaldi , in una tiepida serata romana. Da allora non lo ho più incontrato ma ho continuato a seguire le tracce del suo impegno e del suo lavoro. Quando  i suoi film uscirono nelle sale,  l’istituto della messa alla prova ( DPR 488/1988), era appena stato varato.    Uno strumento nuovo, anche controverso e dibattuto con accenti diversi all’interno della stessa magistratura minorile; un tentativo di continuare a scommettere sulle persone anche quando hanno commesso gravi reati.

In questo libro ce ne parla con passione, con competenza e uno sguardo mai rassegnato, Maria Teresa Spagnoletti, giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma. Nella sua testimonianza la scuola non c’è perché è già stata sconfitta quando, di fronte a questi ragazzi, si è girata troppo spesso dall’altra parte, facendo in modo, bocciatura dopo bocciatura, di portare questi ragazzi fuori dal circuito scolastico. Nelle statistiche questi ragazzi saranno tra i “dispersi” , in realtà colpevolmente abbandonati a se stessi e alle loro durissime condizioni di vita. Eppure il valore dalla istruzione, del sapere, riemerge dai progetti di messa alla prova che nel tentativo di ricostruire, insieme al protagonista, una prospettiva di vita, scommettono sempre su due leve fondamentali, il sapere e il lavoro, perché senza queste due straordinarie risorse è compromessa la nostra dignità e il nostro futuro. Maria Teresa Spagnoletti è un magistrato, deve fare i conti con le procedure e i codici ma antepone ad ogni cosa quei ragazzi che si trova di fronte, le loro vite . E’ perfettamente consapevole, lo capisce dai rapporti di diverso tipo che accompagnano un imputato in udienza, che molto molto difficilmente quel giovane sfuggirà ad un futuro difficile, eppure non si rassegna. Ed ecco che la messa alla prova si trasforma allora in una scommessa su quella vita, su quella persona. Cerca di fargli comprendere l’importanza di un possibile cambiamento del destino, di una rinascita; li segue,li richiama, li incoraggia, a volte li ammonisce duramente. Talvolta deve prendere atto che il tentativo è fallito e quel giovane dovrà scontare una pena. Lo seguirà anche lì, per tentare, anche dentro quel percorso, un’altra via per scrivere un futuro. Altre volte il progetto riesce e allora vive la gioia di un esito positivo e di una speranza che si materializza anche se non si sa per quanto. C’è molta dimensione educativa dentro questo operare del magistrato e questo ha consentito a Maria Teresa di sostenere e sollecitare ogni sforzo nella direzione di costruire un ponte tra scuola e magistratura minorile. Quando , a fine anni 90, ho avuto l’onore e la fortuna, di poter vivere per tre trienni l’esperienza indimenticabile di giudice onorario nel GUP di Maria Teresa, abbiamo sperimentato uno sportello di contatto tra scuola e magistratura che ha lasciato il segno. Anche oggi, s in pensione, Maria Teresa continua ad andare nelle scuole a parlare ai ragazzi, a scommettere sulle loro capacità e sulle opportunità che la scuola può loro offrire. Sarebbe opportuno, come sottolinea Luigi Berlinguer nella sua prefazione, che anche la scuola non dimentichi. Siamo sicuri, sembra chiedersi, che la scuola a volte e troppo presto, non si sia arresa di fronte a uno studente che si rifiuta di studiare, è scontroso , litigioso, spesso assente? Perché non si riesce anche a scuola a inventare una “messa alla prova” prima di arrivare a una bocciatura?

Tutte domande scottanti, attuali, che attendono una risposta. Forse le risposte semplici non ci sono; le  responsabilità in gioco sono molteplici e bisognerebbe tentare una rete di responsabilità attive :quelle dei ragazzi innanzitutto, alla ricerca di quali possano essere i punti di forza su cui scommettere , gli insegnanti, i genitori ( quando possibile ), le associazioni del territorio , le istituzioni locali, la Magistratura minorile.

Ma non c’è rete che regga senza le responsabilità individuali. Come quella del giudice Maria Teresa Spagnoletti : una testimonianza forte, come le sue storie, come quei suoi ragazzi che non ha voluto dimenticare.

 

Presidente nazionale Associazione Proteo Fare Sapere

 

Dario Missaglia

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