Numero 111

Pubblicato il: 28/02/2024 01:10:28 -


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Indice

Luigi MantuanoLiceo del made in Italy. Quale economia senza il fattore culturale e sociale?

Gian Carlo Sacchi, Per proseguire il lavoro di una rivista per la scuola

Rita Bramante, Narrare i luoghi della Memoria

Vittoria Gallina, La solita ricetta: umiliazioni e bocciature!

Redazione, Dibattito sul ritorno ai voti nella scuola primaria

 

Presentazione

Luigi Mantuano, ripercorre la vicenda che ha portato alla  legge istitutiva del liceo del Made in Italy nell’articolo dal titolo  Liceo del made in Italy, Quale economia senza il fattore culturale e sociale?  La proposta di legge si trova tra le “disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela “ del prodotto italiano con la pretesa di rendere coerenti domanda e offerta di lavoro, né manca il riferimento alle conoscenze, abilità e competenze connesse al made in Italy. Il profilo cultural/ educativo e professionale del corso completo arriverà con il successivo dettagliato regolamento, per ora si offre agli aspiranti a questi studi il quadro orario del primo biennio e alcune norme generali. Il risultato dell’ iter legislativo accelerato permette così di attivare il nuovo liceo già nel prossimo anno scolastico nelle scuole con indirizzo di scienze umane – opzione economico sociale (per brevità LES) , garantendo zero aggravi di spesa e gli organici già attivi. L’ampia raccolta di documenti pubblicati a seguito della presentazione, linkati nell’articolo, rende conto delle tante importanti opzioni culturali , formative e normative , che sicuramente non sono neanche state sfiorate. Del resto, checché ne dica il MIM, che vanta successi, questi sono largamente smentiti dal flop delle iscrizioni.

Gian Carlo Sacchi nell’articolo Per proseguire il lavoro di una rivista per la scuola, ricostruisce l’epoca in cui la scuola svolgeva la sua attività sostenuta da tre supporti significativi : la ricerca, la didattica e la politica. A partire da una seria elaborazione culturale, si sviluppavano esperienze sul campo che arrivavano alle aule parlamentari o nelle sedi del confronto politico. Queste erano le dinamiche  in cui sono nate le più importanti riforme del dopoguerra: la scuola media unica, l’integrazione dei soggetti disabili e la riforma delle scuole di base per i bambini da 0  a 3 anni e della scuola primaria. Questo ancora oggi dovrebbe essere il metodo di lavoro e di impegno per una rivista come Education che, per un verso, riflette sui problemi della scuola italiana e, dall’altro, vuole essere un sostegno, amplificatore di processi adeguati di ricerca, di didattica e di concreto lavoro nella e per la scuola.

Rita Bramante, in Narrare i luoghi della Memoria, inizia il suo articolo con le parole che L-Segre ha pronunciato al senato in occasione dell’avvio di una disposizione legislativa che istituisce un fondo per finanziare le visite delle scuole nei luoghi della Shoah: “Io prego e imploro: andate a Lucca, a Gallipoli, in montagna; ad Auschwitz non si fa la gita, a Auschwitz si va in silenzio, come quando il 2 novembre una
famiglia affezionata ai suoi morti va al cimitero. Con vestiti adeguati, a testa bassa, come in un santuario, anche laicamente, magari avendo saltato la colazione del mattino”. Nell’indicare luoghi molti noti, ma anche meno , soprattutto nella realtà italiana, la preoccupazione dell’autrice è volta ad evitare il rischio che si produca una sorta di retorica della memoria che sostituisca una cultura della memoria e, con impegnata partecipazione, dà senso del valore del racconto di luoghi che alimentano la conoscenza, la compassione e il coraggio, un insegnamento per i più giovani contro tutto ciò che produce ostilità e odio.

Nel testo, La solita ricetta: umiliazioni e bocciature!, Vittoria Gallina riflette su tutte quelle occasioni, che si potrebbero definire perse, da chi governa/ sgoverna la scuola e che invece dovrebbero essere sollecitazioni e stimoli per affrontare un serio confronto con coloro che vivono, in momenti difficili, i luoghi in cui studio,
impegno, scambio sociale e culturale dovrebbero essere coltivati e sviluppati. Al di là di enunciazioni programmatiche, ispirate ad una discutibile “serietà”, si ripete stancamente una consueta routine burocratica condita in salsa di minacciosa, più che seria, attenzione al mondo in cui i giovani di oggi cercano di marcare, con molte difficoltà, ingenuità e incertezze la loro presenza e il loro bisogno di essere partecipi
e protagonisti.

Sulla questione del ritorno ai voti nella scuola primaria ci sono state varie prese di posizione da parte di ricercatori, famiglie e associazioni professionali. Alcuni documenti che ci sono pervenuti sono messi a disposizione e sono scaricabili dal sito.

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