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Il web 2.0 per gli studenti ospedalizzati

Pubblicato il: 22/11/2011 16:30:32 - e


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L’uso delle tecnologie del web 2.0 può favorire l’inclusione degli studenti ospedalizzati. Anche dove non è presente la scuola in ospedale. Una esperienza presentata al 2° convegno di Education 2.0.
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Le tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, e in particolare le tecnologie del web.2.0, offrono un contributo prezioso e insostituibile nell’istruzione di studenti con particolari bisogni educativi. In particolare, ci sono studenti che per ragioni di patologie sia fisiche che psicologiche sono impossibilitati a prender parte ad un normale percorso educativo e formativo, in quanto ospedalizzati, domiciliati presso la propria abitazione o comunità residenziali. A tale riguardo la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare sono due realtà presenti nel nostro contesto scolastico istituzionale che garantiscono il diritto allo studio per tutti questi studenti.

Nell’ambito del presente lavoro verrà descritta un’esperienza di un percorso socio-educativo-didattico, basata principalmente sull’uso degli strumenti del web 2.0, con una studentessa di 17 anni ricoverata da oltre due anni nell’ospedale ortopedico “Gervasutta” di Udine, presso il quale non è presente istituzionalmente la scuola in ospedale. Il caso di Martina viene sollevato da una docente in pensione che fa volontariato presso l’ospedale di Udine. La docente, esperta nell’uso delle tecnologie, decide di contattare i ricercatori dell’ITD-CNR per progettare un percorso formativo finalizzato a supportare l’inserimento e la partecipazione attiva di Martina in un contesto educativo-didattico e sociale. Le condizioni di salute di Martina non hanno reso possibile un suo inserimento in un contesto scolastico formale, quindi, è stato necessario avviare un percorso di istruzione ospedaliera/domiciliare che ha consentito l’iscrizione presso una scuola secondaria di II° Grado. Infatti, dopo un’attenta analisi dei bisogni e degli interessi di Martina e del contesto scolastico più idoneo, per supportare un caso di così lunga ospedalizzazione, si converge nella scelta di un Istituto d’Arte.

OBIETTIVI E FINALITÀ

In relazione all’esperienza sono stati individuati una serie di possibili scenari nell’ambito dei quali le tecnologie di rete e quelle del web 2.0 possono svolgere un ruolo fondamentale per promuovere l’apprendimento, per consentire la socializzazione e lo sviluppo di un clima di fiducia, per ridurre l’isolamento coatto a cui è costretta Martina, per migliorare e favorire lo sviluppo delle principali life skills.
In particolare, lo scenario relativo alla socializzazione ha avuto come obiettivi:
• favorire la conoscenza reciproca tra Martina e la sua classe,
• promuovere l’integrazione di Martina nel contesto classe “virtuale”,
• creare un clima di collaborazione e di fiducia reciproca,
• favorire lo sviluppo di una sensibilità rivolta a chi si trova in uno stato di sofferenza….

Gli scenari relativi alle attività prettamente didattiche avevano obiettivi diversificati: dal favorire lo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali, al facilitare l’accesso e la condivisione dei materiali presenti in classe, al promuovere la partecipazione attiva di Martina a percorsi didattici individuali e/o collaborativi.

L’obiettivo prioritario è stato quello di creare una classe virtuale inclusiva promuovendo la partecipazione di tutti i soggetti ai processi di apprendimento e acquisizione di competenze.

APPROCCIO

Lo staff che si è costituito intorno a Martina coinvolgeva due ricercatrici dell’ITD-CNR, un insegnante volontaria e due insegnanti di sostegno dell’Istituto d’arte. Il gruppo, che ha adottato un approccio di ricerca-azione, ha sviluppato e gestito i percorsi per Martina operando interamente online, utilizzando un gruppo privato su Facebook come spazio di progettazione collaborativa, di discussione, di condivisione di link e materiali e di organizzazione di incontri di lavoro.

ATTIVITÀ SVOLTE

Le attività di socializzazione, organizzate su un gruppo privato di Facebook, sono state gestite da un’insegnante di sostegno. Con il consenso degli studenti è stato creato anche un personaggio fittizio, per consentire ai ricercatori coinvolti di osservare le interazioni della classe senza farla sentire a disagio. Lo spazio del gruppo è stato utilizzato anche come esca per far partecipare gli studenti alle attività didattiche più formali organizzate nell’ambiente Moodle allestito appositamente. In questo ambiente, strutturato per aree disciplinari, si sono proposte attività individuali per Martina e compagni, si sono raccolti e organizzati i materiali didattici, gli appunti e i video delle lezioni preparati dalla classe. Sono state altresì condotte, con il supporto di un’insegnante di sostegno, attività di tipo collaborativo improntate sul modello della Webquest.

CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI

Gli esiti dell’esperienza hanno superato le attese di tutti gli attori coinvolti. Martina in primis ha beneficiato di questo progetto in quanto, avendo raggiunto con successo gli obiettivi formativi previsti nel suo piano educativo, può aspirare ad un piano formativo più complesso, equiparabile a quello dei compagni. Sul piano sociale, Martina è riuscita invece a instaurare delle relazioni con i pari, completamente assenti prima di questa esperienza. I benefici si estendono anche ai compagni, che hanno potuto sperimentare nuovi approcci di utilizzo delle tecnologie e di interazione fra pari in situazioni di disagio. L’esperienza proseguirà anche il prossimo anno cercando di stimolare e favorire un maggiore coinvolgimento da parte degli insegnanti curriculari. L’esperienza ha fatto emergere diverse criticità, alcune delle quali, se ben gestite possono favorirne la replicabilità in altri contesti. Particolare attenzione dovrebbe essere data agli aspetti gestionali/organizzativi, ad esempio laddove fosse possibile poter scegliere un docente di sostegno con elevate competenze tecnologiche e capacità di gestire l’inatteso, la complessità, cosi come un consiglio di classe disponibile a sostenere un percorso didattico inclusivo. Inoltre, nella logica di predisporre percorsi educativi inclusivi potrebbe risultare più semplice e gratificante motivare una partecipazione ancora più attiva dei compagni di classe con opportuni incoraggiamenti anche dal punto di vista formale, ad esempio riconoscendo dei crediti formativi per coloro che si rendono disponibili nel facilitare tale percorso. L’esperienza di Martina offre un’opportunità di crescita sul piano sia prettamente didattico che sociale ed affettivo relazionale. Di seguito si riportano alcuni commenti che gli studenti hanno condiviso nel questionario somministrato a fine anno scolastico alla domanda “quali sono gli aspetti positivi dell’esperienza”:
• “gli aspetti positivi sono il fatto di comunicare via piattaforma o anche di persona con Martina e di aver instaurato un rapporto di amicizia con lei…
• provare a creare un contatto di amicizia anche con lei che non è presente a scuola con noi. Almeno per renderla partecipe alle attività e per farla sentire veramente una di noi…
• il lavoro di gruppo se fatto bene può essere molto divertente e indurre la gente a studiare più volentieri sapendo che non sarà interrogata da sola… ma solo se tutti i componenti fanno il proprio compito…”.

LA PRESENTAZIONE DELL’ESPERIENZA
Scarica il PDF.

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Foto: AHMAD FAIZAL YAHYA / Shutterstock.com

Vincenza Benigno e Manuela Repetto

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