Mobile Social Software per un futuro più sostenibile

in Tecnologie e ambienti di apprendimento

di Giuseppe Lugano | del 02/12/2010 |commenta

Mobile Social Software per un futuro più sostenibile
La sinergia fra telefonini e reti sociali offre la possibilità di cambiare il mondo.



Il telefonino ha reso la vita più semplice consentendo sia di superare la distanza fisica, sia una gestione più flessibile dei programmi e del tempo in virtù delle opportunità di accesso immediato e a basso costo a informazioni preziose. Tuttavia, esso è anche intrinsecamente un’arma a doppio taglio perché riflette la complessità della natura umana: per esempio, la comunicazione mobile ha gradualmente alterato i confini tra spazio pubblico e privato, mettendo in discussione il concetto tradizionale di privacy.

Nella tesi dottorale “Digital community design” (La progettazione di Comunità Digitali) sostengo che il Mobile Social Software (MoSoSo) può fornire un mezzo molto potente per realizzare un futuro più sostenibile, poiché abilita e conferisce potere alle comunità digitali. Contrariamente alle comunità tradizionali, legate indissolubilmente al territorio e/o a legami di solidarietà, le comunità digitali sono strutture fluide e in rapida evoluzione che si materializzano e mobilitano attorno a un interesse comune o a un obiettivo condiviso.

Le comunità digitali contribuiscono a un modello più sostenibile di società dell’informazione perché ne implementano forme più partecipative e solidali, cioè di vita democratica. Esse entrano in dialettica con i processi decisionali di tipo gerarchico: diversi episodi negli ultimi anni dimostrano che le comunità digitali hanno un potere crescente nella politica, nell’economia e nella trasformazione delle società globali. Nel 2001, un milione di Filippini si mobilitò via SMS per protestare contro l’allora Presidente Estrada, che fu costretto alle dimissioni poco tempo dopo. Oltre a essere un formidabile strumento per mobilitazioni politiche, i telefonini supportano anche tipi di comportamento creativo, come i flashmob. Il flashmob è un’esperienza di breve durata in cui una folla si materializza in uno spazio pubblico, apparentemente dal nulla e senza alcuna coordinazione, ed esegue una coreografia o attività inusuale prima di dissolversi. Nel 2006, circa 4000 persone con indosso un lettore Mp3, si ritrovarono alla stazione Victoria di Londra e tutti, allo stesso tempo e in modo silenzioso, cominciarono a ballare al ritmo della musica che ascoltavano.

Le comunità digitali, inoltre, accrescono la nostra capacità di adattamento all’incertezza e dinamicità dei nostri tempi. Questo aspetto è documentato in modo formidabile da un recente evento degno di nota: ad aprile 2010, la nube di ceneri prodotta dall’eruzione di un vulcano in Islanda causò un’improvvisa interruzione del servizio aereo in tutta Europa. Grazie a Facebook, migliaia di viaggiatori crearono velocemente e a costo zero un servizio di car sharing, che fu usato intensamente per raggiungere le destinazioni con mezzi di trasporto alternativi nel modo più veloce ed economico possibile. Attraverso l’accesso a Facebook dal proprio smartphone, i viaggiatori aerei potevano facilmente gestire le domande/offerte della comunità digitale a cui avevano appena aderito.

L’interesse istituzionale, aziendale e dei media per iniziative partite dal basso e propagatesi rapidamente è una realtà ormai consolidata: le comunità digitali sono al centro anche del modello di business chiamato crowdsourcing, in cui una parte di un processo viene delegato a una comunità di utenti con determinate caratteristiche, abilità e/o interessi. Per esempio, il fenomeno dei giornalismo partecipativo è comunemente usato da varie testate che riescono, in questo modo, a ottenere, velocemente e a costi contenuti, dai propri lettori, servizi rilevanti.

Questi esempi dimostrano che i telefonini, resi ancora più potenti dal MoSoSo, sono ormai divenuti delle piattaforme per uno sviluppo sociale di natura partecipativa. La comunicazione interpersonale a distanza è ancora la funzione principale dei sistemi di comunicazione mobile; tuttavia, queste tendenze emergenti, nonché la crescente integrazione dei telefonini nell’ecosistema dei servizi di Internet, non possono essere ignorati. Non è facile prevedere la traiettoria futura dello sviluppo della comunicazione mobile e il suo impatto sulla società. Ovviamente ogni Paese seguirà la sua propria traiettoria e, magari nei regimi autoritari, la visione positiva di una sinergia tra istituzioni pubbliche, aziende, società civile e comunità digitali auto-organizzanti potrebbe non realizzarsi mai.

La tesi che sostengo è avvalorata dalla mia esperienza personale in Finlandia, un Paese coeso attorno ad alcuni valori di base, condivisi e rispettati dalla stragrande maggioranza della popolazione. L’esistenza di uno strato culturale così omogeneo offre la base comune per un dialogo costruttivo e un patto di sviluppo duraturo per realizzare il futuro desiderato. Uno dei fattori chiave è rappresentato dall’alta stima per le istituzioni e tra i cittadini che supporta una diffusa “cultura della fiducia”: grazie a essa, chiunque può contribuire con le proprie idee, competenze e progetti, allo sviluppo sociale ed economico del Paese. Non c’è da sorprendersi che Linux sia stato inventato in Finlandia e che uno dei maggiori teorici della società “open source” sia proprio il filosofo finlandese Pekka Himanen. Queste idee hanno contribuito alla messa a punto delle strategie per lo sviluppo della società dell’informazione finlandese, che si prefigge l’obiettivo di offrire una vita felice a ogni cittadino grazie all’equilibrio fra lavoro, famiglia e tempo libero. Questo ambizioso obiettivo potrebbe essere meglio raggiunto grazie alle opportunità offerte da MoSoSo, ovvero investendo nello sviluppo di comunità digitali auto-organizzanti.

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