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Filosofia nei tecnici? Mumble mumble….

Pubblicato il: 08/12/2021 04:56:54 -


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Il Ministero della Pubblica Istruzione ha ventilato la proposta di introdurre la filosofia negli istituti tecnici. Ne è nata una discussione che è riverberata anche nella  nostra rivista. Giuseppe Cappello,  per esempio, ha argomentato che il desiderio di fornire competenze supplementari anche a quegli indirizzi oggi più deprivati culturalmente, al di là delle eccellenti intenzioni, nell’attuale configurazione della scuola italiana, finirebbe per incentivare quella tendenza alla con-fusione (per dirlo con Cappello) che omogenizza le conoscenze in un tutto indistinto nel quale è difficile individuare il bandolo di un indirizzo intellettuale o professionale. Ragionando in punta di ‘materie’ è difficile dar torto a Cappello: la micidiale ora in più che di tanto in tanto si aggiunge alla disposizione delle materie nei vari indirizzi (vuoi che sia educazione civica, vuoi che sia musica) non sposta il panorama intellettuale di uno studente, ma solo gli complica un po’  più la vita.

Ma se per un momento abbandoniamo la categoria (assai poco kantiana, per rimanere in argomento) delle ‘materie’ su cui è incernierata la nostra organizzazione scolastica forse è possibile fare qualche osservazioni supplementare.

Farò un unico esempio. Supponiamo di voler discutere del Macbeth di Shakespeare in una scuola e qui i vincoli degli indirizzi non ci interessano. Quest’opera monumentale porta dentro di sé e dei suoi personaggi questioni dirimenti di ogni civiltà: il potere, la violenza. il destino profetico, l’inganno e l’autoinganno. Da qualunque parte si voglia iniziare a parlarne, è su temi filosofici che si deve necessariamente tendere. Una filosofia non sistematica, certo, ma ugualmente urgente per non far diventare le questioni sopra menzionate dibattito da social su FB. Una filosofia che non segue il suo binario storico (ma non sarebbe ora di rivederlo anche nei Licei?) ma che si addentra nelle questioni più pregnanti che fanno di una scuola una scuola: Filosofia debole? Può darsi, ma con grande vantaggio per una cospicua parte della popolazione scolastica italiana. Del resto spunti filosofici si trovano ovunque, anche nella letteratura più periferica: recentemente mi è capitato di leggere un magnifico fumetto degli anni Cinquanta (del grande Carl Barks, l’inventore dei paperi) nella quale Paperino e nipoti deducono il motivo della intermittenza della produzione di oro di un fiume dalla forma delle pozze d’acqua del fiume in secca e dalla temperatura delle acque secondo un tipico ragionamento da ‘paradigma indiziario’. Filosofia? Mumble mumble, direi di sì.

Naturalmente, da queste premesse, si rischia di cadere in uno dei tipici argomenti ostativi a ogni cambiamento della scuola: quali insegnanti (al netto dei filosofi)  avrebbero le competenze per reggere queste discussioni? Obiezione fondata  che riporta a un altro argomento che dovrebbe essere di massimo rilievo se la scuola stesse per mutare pelle: la formazione degli insegnanti. E che non riguarda solo i docenti delle materie letterarie ma anche quelli di formazione scientifica: come posso far comprendere l’opera di Galileo se non entro nelle disputa sul metodo sperimentale? Come posso far cenno ai fenomeni quantistici se non metto in discussione il concetto ingenuo del rapporto tra causa ed effetto? È evidente che tutto questo implica una maggior livello di cultura della formazione dei docenti, e dovrebbe avvenire nel corpo stesso dell’insegnamento quotidiano; in questo senso mi trova perplesso la proposta di Vittoria Gallina  di inserire queste questioni come ‘pausa’ a latere del lavoro quotidiano degli studenti

Quindi, a ben vedere e a ben aspettare, queste proposte ministeriali acquistano senso in un profondo rinnovamento delle struttura della scuole: un minore dominio delle materie a fronte di una maggiore permeabilità (che va sicuramente organizzata dagli stessi docenti); una diversa impostazione della formazione docenti: Si vuole troppo? Forse. Ma se si sollevano macigni non si deve aver paura di quello che si trova sotto, altrimenti sono solo chiacchiere.

Andrea Turchi

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