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Dove va la scuola?

Pubblicato il: 09/03/2011 17:41:32 - e


La scuola italiana nello scenario europeo e globale, l’educazione alla cittadinanza, l’autonomia scolastica, la professionalità docente, la certificazione delle competenze, l’inclusione, l’educazione musicale, alcuni temi dell’incontro “Dove va la scuola? Problemi e prospettive della scuola in Italia”.
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Si è svolto a Roma il 23 febbraio l’incontro dal titolo “Dove va la scuola?”, organizzato dall’Associazione Professionale Proteo Fare Sapere, per dibattere su problemi e prospettive della scuola in Italia. Nella prima delle due tavole rotonde dal tema “Quale modello di scuola e con quali risorse?”, coordinata da Pietro Greco, giornalista scientifico e membro della Fondazione IDIS, Città della scienza, si sono confrontati esponenti del mondo dell’università, della scuola, del MIUR e del sindacato. In apertura l’intervento di Gianna Fracassi, segretaria nazionale della FLC CGIL, ha messo in luce la difficile situazione della scuola italiana in un momento di crisi economica e di transizione per il mondo del lavoro: il senso di frammentazione, la drastica riduzione di risorse finanziarie e umane, l’essenzialismo dei saperi, l’abbandono e la dispersione scolastica, sono segnali inequivocabili di un disagio ogni giorno più evidente nella scuola e di una pesante ricaduta nella società.

Francesca Brezzi, docente di Filosofia morale all’Università Roma Tre, ha posto la sfida di un’education che eviti la marginalizzazione e la museificazione a fronte dei profondi cambiamenti, come la globalizzazione e la rivoluzione informatica, attraverso valori irrinunciabili quali il pluralismo, la flessibilità, la dialogicità. Pensare una scuola “ponte” vuol dire proporre un modello di formazione incentrato sul quaerere e non sull’affirmare, aperto, al proprio interno e all’esterno, che tenga conto delle diversità, delle vocazioni, delle identità, per la costruzione di una cittadinanza non indifferente, richiamando le parole della filosofa Martha Nussbaum.

Luigi Berlinguer, parlamentare europeo, ha posto subito in chiaro che non si può pensare a un modello di scuola se istruzione, ricerca e innovazione non diventino priorità per il Paese: la scuola, come il lavoro e la salute, sono diritti inalienabili di tutti. Quanto poi alla natura dell’education, essa va ripensata radicalmente nei suoi fondamenti: l’approdo alla società della conoscenza, i recenti sviluppi teorici nel campo della scienza, si pensi alle neuroscienze, il ruolo ricoperto dai nuovi media sulle capacità cognitive di bambini e adolescenti e dunque sul modo di apprendere dei digital natives, impongono un nuovo modello di formazione che parta dal soggetto, dalla sua domanda di conoscenza, dalla centralità dell’apprendimento dello studente, per una scuola non più trasmissiva e ripetitiva, ma costruita sul sapere e sul saper fare.

Il Prof. Luciano Benadusi, dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha sottolineato la necessità di un modello in fieri, allargato a prospettive di lungo respiro e non schiacciato sulle esigenze del presente. Richiamando l’insegnamento del premio nobel Amartya Sen, si è soffermato sull’importanza dello sviluppo delle capabilities – come margini di libertà individuale e collettiva per la prosperità di un Paese – e, pertanto, sul rilievo di un ambiente adatto all’efficace realizzazione della relazione tra soggetto docente e discente.

Antonio Bettoni, presidente nazionale di Proteo Fare Sapere, ha posto l’accento sul rapporto fra autonomia scolastica e professionalità docente, rivendicando l’esigenza di un codice deontologico e sottolineando come le istituzioni scolastiche debbano poter essere luoghi di elaborazione culturale e di ricerca-azione.

Fabrizio Dacrema del Dipartimento Formazione e Ricerca della CGIL ha descritto la rilevanza dell’iniziativa riguardante gli Stati Generali della Conoscenza, finalizzata a istituire un forum in cui movimenti e associazioni possano, attraverso una dialettica costruttiva, rilanciare il progetto di una società della conoscenza, in cui lavoro e saperi siano aspetti strettamente connessi, puntando a investire sulla formazione permanente.

Gli interventi di Maurizio Piscitelli, dirigente del MIUR, e di Maurizio Tiriticco, ispettore emerito, hanno posto l’attenzione rispettivamente sui problemi della formazione dei docenti in entrata e in servizio e sulla certificazione delle competenze degli studenti, come elementi decisivi per la costruzione di una scuola di qualità.

Nella seconda tavola rotonda “Lavorare a scuola e per la scuola”, coordinata da Carla Guetti della Società Filosofica Italiana, docenti e dirigenti scolastici si sono confrontati su temi e problemi che investono quotidianamente la vita della scuola. Marina Boscaino, insegnante e giornalista, ha messo in rilievo il paradosso consistente nell’evocare l’Europa come riferimento positivo per il nostro sistema di istruzione e la situazione contingente in cui si trova invece la scuola italiana sia rispetto all’obbligo di istruzione che alla questione relativa alla valutazione.

L’intervento di Elisabetta Giustini, docente di scuola superiore ed esperta di sistemi formativi, si è concentrato su una riflessione intorno al cambiamento che la didattica tradizionale si trova ad affrontare rispetto all’innovazione tecnologica e all’utilizzo da parte delle nuove generazioni. Ha affrontato la questione relativa alla funzione “etica” come mandato ampio e complesso che da sempre deve distinguere la professionalità-docente.

Carlo Mari, dirigente scolastico, ha parlato della scuola come riferimento essenziale nel contesto etico e civile che il nostro paese sta vivendo; ha messo in luce come l’autonomia scolastica sia una risorsa frenata dai condizionamenti finanziari e normativi ma anche da una cultura scolastica tesa alla rigidità piuttosto che alla flessibilità, per quel che riguarda l’organizzazione didattica e le finalità formative e culturali.

Giulietta Ottaviano, docente e presidente di Proteo Lazio, ha toccato gli aspetti riguardanti la scuola della riforma superiore, le sue ricadute sul modello di istruzione, riaprendo un confronto con l’esperienza delle sperimentazioni, con il patrimonio delle buone pratiche e ribadendo l’importanza della riproposizione di un modello di scuola inclusivo e attento alla rapidità dei cambiamenti storico-sociali.

Giovanni Simoneschi, pedagogista, ha focalizzato il suo intervento sull’aspetto dell’inclusione e sulla sua realizzazione nella scuola portando come esempio gli alunni con disturbi specifici di apprendimento, che richiedono una marcata professionalità da parte dei docenti e che inducono a riflettere sull’assetto complessivo del sistema nazionale di istruzione.

Annalisa Spadolini, docente e membro del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, ha riportato gli aggiornamenti sulle attività del Comitato, le novità riguardanti la scuola primaria, i licei musicali, il piano di formazione dei docenti di musica.

Infine, Antonino Titone, dirigente scolastico del Comparto nazionale dei dirigenti scolastici della FLC CGIL, ha trattato dell’autonomia scolastica a fronte dei cambiamenti normativi più recenti, dei problemi inerenti alla governance delle istituzioni scolastiche, al ruolo delle reti di scuole e delle associazioni di scuole.

Per concludere, la sentita partecipazione di tutti all’iniziativa mostra chiaramente l’esigenza, avvertita dai più, della costruzione di una cultura condivisa su un’idea di scuola, sui compiti a cui essa deve assolvere, sulle strutture e risorse adeguate a farlo, quale risultato di un dibattito, il più ampio e alto possibile, in grado di orientare l’educazione di un paese, che negli ultimi tempi sembra aver perduto sia l’orizzonte sia lo sguardo per interpretarlo.

Per approfondire:
• La registrazione del convegno è disponibile al seguente indirizzo Web: http://www.inschibbolethtv.org/Video.aspx?c=78

Carla Guetti e Giulietta Ottaviano

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