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L’Arcivernice: pensieri inattuali sulla modernità (II Stagione) – “Di nuovo a casa”

Pubblicato il: 05/12/2014 13:13:35 -


Fu così naturale ripensare alla vecchia casa che aveva occupato per anni, la settecentesca casa decadente ma affascinante dove aveva trovato l’arcivernice. Chissà che non sia libera. Difficile, dopo tanto tempo...
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Ramon si ritrovò in strada, camminando in modo meccanico, col pensiero pieno di esaltante soddisfazione, mista a stupore. Era il pensiero emotivo che guidava lui, e non lui che guidava il suo pensiero. Se ne rese conto, e riprese con forza il timone.
C’erano due cose da affrontare subito: trovare un alloggio, e trovare Giulia. Della seconda aveva timore, e così si concentrò sulla prima.
I muri sotto ai portici erano tappezzati di annunci fatti in casa, quelli con la frangia fatta di linguette con la scritta di un cellulare che si staccano. “Posto letto centralissimo 250 Euro”, “In zona università posto letto, 200 E più spese condominiali (basse)”, e così via.
Ce n’erano un’infinità, non solo per strada: bastava entrare in un qualsiasi portone di un dipartimento, e le bacheche pullulavano di annunci. Ma, come orientarsi, di chi fidarsi?
Si mise in tasca un paio di linguette. Ma l’idea di andare incontro a una forzata convivenza, tipica del posto letto, non gli arrideva affatto. Non per misoginia, certo, ma perché doveva avere i suoi spazi, i suoi libri, i suoi silenzi di concentrazione: lo attendevano tre anni di studio, che egli voleva entusiasmante e difficile.

Fu così naturale ripensare alla vecchia casa che aveva occupato per anni, la settecentesca casa decadente ma affascinante dove aveva trovato l’arcivernice. Chissà che non sia libera. Difficile, dopo tanto tempo… Ma valeva la pena di provare!
Decise di andarci di persona, il telefono può essere freddo in certi casi. E poi, comunque, voleva vivere l’esperienza proustiana del tempo ritrovato. Così si avviò di buon passo, e dopo una buona mezz’ora, girata una curva, ne intravide la sagoma, con uno strano tuffo nel cuore. Contro il cielo un po’ imbronciato si stagliava la stessa ben nota sagoma, con le pietre a vista annerite dal tempo e dalle intemperie. Ancora cento metri, lunghi, che non finivano mai.
Varcò infine il portone principale, aperto, come al solito. La guardiola della portinaia buia, deserta. Tutte le porte chiuse, senza scritte leggibili, eccetto quella che era stata la sua: una scritta sbiadita, ma si leggeva ancora “Ramon…”.
Strano il senso di appartenenza, di possesso: gli sembrava ancora sua, gli sembrava di potere entrare, anzi, che entrare fosse la cosa più naturale del mondo. Ma, prima tentò la porta della proprietaria, là di fronte, in fondo al corridoio. Suonò, bussò, ma non ci fu risposta. Tornando sui suoi passi, non seppe resistere, e tentò la sua porta. Docilmente, con un lieve scricchiolio dei cardini, si aprì. L’emozione era forte: la sua stanza, qualche suo oggetto abbandonato da allora, gli angoli delle pareti velati, là in alto, da ragnatele, odore di muffa, di stantio, di tempo passato. La finestra, quella alta, da cui si vedevano solo le punte degli alberi del giardino. La reminiscenza.
Quali neuroni si stavano riattivando, pensò, con la mente già un po’ rivolta alla ricerca che avrebbe impegnato i suoi prossimi anni. L’ultimo capitolo dei Secondi Analitici, là dove Aristotele spiega che alcuni animali superiori hanno capacità rammemorativa; e che alcuni di essi sanno tesaurizzare le reminiscenze, fino a che si forma la “empiria”; da qui poi, quelli dotati d’intelletto, del nous, riescono a cogliere l’unità nella molteplicità, questo fa l’uomo.

Qualcosa scosse Ramon dal suo “straniamento”. Dei passi, nel corridoio. Si affrettò ad affacciarsi alla porta, e vide una sagoma di donna, irriconoscibile controluce; sperò che fosse la proprietaria. Si riscosse dai pensieri aristotelici, e dal quarto secolo avanti Cristo tornò di colpo al presente. Non era la proprietaria, la proprietaria era morta. Era la sorella, che aveva ereditato la casa, e di tanto in tanto faceva un salto a vederla, nella totale indecisione sul che farsene. Si spiegarono, si accordarono, sembrava proprio che alla nuova padrona tutto ciò fosse solo d’impiccio, e che quell’accordo le consentisse di rimuovere una parte del problema.
Ramon rientrò nel suo alloggio, con un senso di liberazione: adesso era di nuovo in casa “sua”.

Per approfondire:
– L’Arcivernice: pensieri inattuali sulla modernità [I Stagione], di Giulia Jaculli e Maurizio Matteuzzi
L’Arcivernice: pensieri inattuali sulla modernità – II Stagione, di Giulia Jaculli e Maurizio Matteuzzi

Maurizio Matteuzzi

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