ClanDESTINI (trentaquattresima puntata)

in Racconti ed esperienze

di Calcerano e Fiori | del 03/02/2012 |commenta

ClanDESTINI (trentaquattresima puntata)
“Totuccio ora era certo che il padre fosse morto! Hansen gli aveva mentito, perché? Certo per convincerlo a rivelargli dove erano diretti Didier e Kamal. Ma perché era cosi importante, tanto da orchestrare una menzogna così perfida? E perché suo padre era stato ucciso dalla polizia se voleva pentirsi?” Il giallo a puntate di Education 2.0 ambientato nella scuola in ospedale. La storia di Didier, bambino soldato sfuggito alla guerra e alla morte.



I due poliziotti della Volante erano ormai arrivati alla periferia di Gela, procedevano lentamente, questa volta erano senza divisa e fuori servizio. La serata era tranquilla, in lontananza si intravedevano le insegne al neon di un bar.

“Sai adesso che facciamo?” chiese l'agente che era alla guida dell'Alfa “Qui vicino c'è un mezzo parente, di Marsala, che ha un bar famosissimo!”

“Giggiuzzo, stasera non s'era parlato di mangiare, s'era parlato del bowling.”

“Eccolo laggiù, è un bar che ti sa cuocere la pasta al volo, se sei un parente, oppure te la dà fredda, come fa con tutti, dopo una cert'ora, ma te la dà condita con una specialità, una specie di pesto ...a freddo!”

“Una specialità?”

“Una buonissima pasta, ci accolsero Giuseppe Garibaldi: l'eroe dei due mondi amava i cibi semplici come zuppe di verdure, le gallette e il pesce alla brace. Appena sbarcato a Marsala, fu festeggiato dai miei compaesani e rifocillato con cacio, vino e pasta.”

“E qui fanno quella pasta?”

“A dire la verità non lo so, Peppuzzo, ma forse sì. Lo accolsero quelli della mia contrada, tra cui un mio bis-bis-nonno che ci ha passato la vita a raccontare lo sbarco.”

“Allora che pasta è?”

“La più attendibile tra le ipotesi, è quella di una pasta al pesto ‘Matarocco’, tipico di Marsala. Matarocco è la mia contrada. Sono in pochi a saperla fare bene.”

“Non è che ci spellano?”

“T'ho detto che è un mezzo parente, ce la farà espressa e a poco, come la offre a tutti! È un bar, in fondo!”

“Un piatto che si fa di corsa...”

“Una pasta velocissima e squisita. Io me la faccio sempre da solo, pelo i pomodori, dopo averli buttati prima in acqua bollente per uno o due minuti. Prima di pelarli, li passo in acqua fredda, poi gli levo l’acqua di vegetazione, i semi e li trito grossolanamente. Mentre scolano l'acqua, pesto nel mortaio un bel po' di basilico e d’aglio, ci si mette molto aglio, se ti piace. E poi un pizzico di sale grosso e qualche grano di pepe...”

“Che pepe?”

“Pepe nero, Peppuzzo, che altro? Intanto, ho messo a bollire l'acqua per la pasta. Aggiungo i pomodori, mandorle o pinoli, e pecorino non troppo stagionato, origano, olio e amalgamo tutto con un po' d'acqua di cottura della pasta.”

L'Alfa si fermò e i due agenti scesero. Giggiuzzo continuava con la ricetta: “Poi naturalmente ci condisco i bucatini e servo con altro pecorino grattugiato, magari stagionato.”
Chiusero la macchina e si avvicinarono all'entrata del bar.

“Ci si possono fare anche le bruschette...” Peppuzzo si bloccò: “Che mi venga un colpo! guarda chi c'è!”

Entrarono, c’era parecchia gente, quattro erano ancora al bancone, un ubriaco dormiva sdraiato per terra in un angolo, lì accanto, su una panca, Didier e Kamal mangiavano due enormi piatti di pastasciutta. Si avvicinarono al bancone.

“C'è Nicola? Volevamo assaggiare due piatti di bucatini col matarocco. Ditegli che lo saluta Santina e suo zio...”

“Solo spaghetti, niente bucatini. Conoscete Nicola? Mettetevi a quel tavolo che espressi ve li faccio!”

“No” lo bloccò Peppuzzo “vogliamo stare in disparte, lontano dalla panca dove stanno quei due ragazzini.”

“Loro li mangiano freddi, ma son buoni lo stesso, una fame africana hanno.”

L’uomo al bancone strizzò un occhio e si volse verso la cucina: “Il negro e l'arabo hanno pagato, anticipato.” Disse, prima di sparire.

“Stavolta non si portano appresso quelle sacche...”

“Sicuro che gliele hanno prese al Centro! Sono scappati!”

“Che facciamo? Hanno una fame arretrata, gli piace la nostra cucina... facciamo sempre a tempo a riportarli al Centro, anche se siamo fuori servizio.”

I due sbirri si guardarono. “Stavolta non ci possono riconoscere, siamo senza divisa.”

L'uomo del bar portò il vino rosso e due bicchieri: “Acqua?”

Peppuzzo scosse la testa, continuando a fissare Didier e Kamal.

“Hanno fatto una telefonata che non finiva mai” disse l'uomo del bar, che aveva la faccia furba.

“E tu” disse Giggiuzzo, guardando il telefono a muro, “passando e ripassando tra i tavoli hai sentito qualcosa...”

Peppuzzo tirò fuori il tesserino della polizia e aggiunse: “che adesso ci dirai.”

“Non li ho mica spiati...”

“Però hai sentito lo stesso qualcosa.”

“Parlavano con una suora” l'uomo del bar si lisciò i baffi “la chiamavano suor Anna, o forse con un nome più lungo. Avevano un'aria preoccupata e parlavano del porto di Montelusa, ma deve averlo nominato la suora, perché loro facevano segno con le mani di non volerci andare.”

“E dove volevano andare invece?” chiese Giggiuzzo.

“A una certa contrada, che è lontana da qui... chiamata con un nome come morto.”

“Contrada del Morto?”

L'uomo del bar scosse la testa “No, forse la morte...Contrada La Morte!”

Didier e Kamal, dall'altra parte della sala, si erano alzati e si erano avviati verso l'uscita.

“Non lo so, ma quei ragazzini, io non li fermo un'altra volta.” disse Peppuzzo.

Giggiuzzo alzò le spalle.”Sentiamo questa pasta col Matarocco e beviamoci un po' di vino.”

“E poi andiamo al porto di Montelusa anche se non è un territorio di nostra competenza?”

“No, io preferirei andare al bowling.”

* * *

Totuccio ora era certo che il padre fosse morto!

Hansen gli aveva mentito, perché? Certo per convincerlo a rivelargli dove erano diretti Didier e Kamal. Ma perché era cosi importante, tanto da orchestrare una menzogna così perfida?
E perché suo padre era stato ucciso dalla polizia se voleva pentirsi? La verità di Teleisolanostra ormai gli sembrava nient'altro che una montatura.

Doveva assolutamente mettere alle corde Didier: che cosa sapeva quel bambino soldato che faceva così paura a gente tanto temibile? Quella stessa gente che aveva ucciso il giudice Argentino e la sua scorta. Suo padre aveva risparmiato Didier, e questo gli era costato la vita, ma i fatti non erano ancora chiari nella testa di Totuccio.

La morte di papà Calogero aveva bisogno di una spiegazione più completa e lui era l'unico a volerla ricercare.
Ma come faceva a essere così certo che Hansen aveva mentito, gli aveva chiesto prima di mettersi in viaggio suor Annunciazione.

“Mio padre mi aveva messo in guardia prima ancora che entrassi in ospedale: c'era un'intesa tra
noi.”

“Quale?”

“Ogni lunedì Ceccina, la cuoca, doveva portarmi nel corso della giornata un uovo sodo, lui la compensava profumatamente per questo e mai in anticipo.”

“Vuoi dire” gli aveva chiesto la suora “che le dava i soldi lo stesso giorno in cui lei ti portava l'uovo?”

“Si, faceva in modo di farglieli avere... l'aveva anche minacciata perché tutto fosse fatto a puntino: l'uovo sodo doveva significare per me che lui era vivo. Solo l'uovo era la verità, a tutto il resto non dovevo credere.”

“E oggi non hai ricevuto la visita di Ceccina.”

Quella stessa sera era arrivata la telefonata di Didier.


* * *

“Non so come mi hai convinta a guidare ‘sto catorcio’”

“Suor Annunciazione questa è la mia APE 50, è piccola ed è agilissima. La parcheggio come una bicicletta, la infilo in posti impensabili, a casa di zio, la metto anche in cantina e si arrampica pure sulle colline di Montelusa, passa per le strade più strette e tortuose!”

“Non potresti guidarla, si guida solo a partire da 14 anni e col patentino! Per questo sono venuta.”

“Cavolate! Se mi sentivo bene ci andavo da solo da Kamal e Didier! È che non sto molto bene con il porter e la pompa!”

“Porter?”

“Non si chiama così? ”

Suor Annunciazione staccò una mano dai comandi e gli fece una carezza. “Credo tu stia parlando del port-a-cath che ti hanno messo sottopelle vicino alla spalla per trovare un accesso venoso senza troppe difficoltà...”

“Per la pompa della chemio, lo so, ma ho l'impressione che questo accrocco che mi porto appresso sulla pancia, sotto i pantaloni, mi dia più fastidio della chemio normale, sul letto e con la boccia!”

“Quell'accrocco, come lo chiami tu è portatile... sennò staresti in corsia e non in viaggio verso il porto!”

La strada che scendeva al mare era tortuosa e illuminata solo dai fari delle macchine.

“Hai visto quel camioncino? Ti ha fatto il segno delle corna... non lo sa che sei una suora!”

“Davvero senti che la pompa per infusione ti dà fastidio? Dobbiamo dirlo al dottor Gemito...”

“Forse è solo che la chemio mi rende nervoso...”

“... eppure sembra un gioiellino, ti inietta in vena una quantità controllata di farmaco ogni tre secondi...”

“Va bene, va bene, basta che mi porti a destinazione. È arrivato il momento che Didier ci dica tutto quello che sa e perché lo vogliono morto! Perché Hansen lo cerca disperatamente, tanto da venirmi a dire che papà era vivo... e poi voglio sapere perché hanno ucciso papà e cosa c'è dietro all'esecuzione del giudice Argentino e della sua scorta!” Poi Totuccio s'interruppe “Le maestre hanno controllato le coordinate geografiche che Didier ci ha dato per telefono?”

“Certo, è un punto dell'Equatore all'altezza di un porto somalo, ma non ho capito come e da chi ha avuto quelle coordinate.”

“Non l'ha detto.”

Un grande camper superò l'Ape in curva, stringendo il veicolo sul bordo della strada.

“Quasi ci mandava fuori strada, 'sto str... strano camper!”

Totuccio sorrise e lesse la scritta 'CUTIDDUZZU' sulla fiancata. “È un minicirco, dev'essere un lanciatore di coltelli.”


(continua)



(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).

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IL CALENDARIO 2012
Di Lidia Maria Giannini, studentessa. Dono per tutti i lettori e le lettrici di Education 2.0.

Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini


È in libreria "Teoria e pratica del giallo", la nuova fatica di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori per le stampe di Edizioni Conoscenza.

Qui le modalità per l'acquisto del libro.


L'intervista agli autori, Il giallo d’appendice



La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI




Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)
http://www.luigicalcerano.com
http://www.giuseppefiori.com

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