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ClanDESTINI (quarantaseiesima puntata)

Pubblicato il: 06/03/2013 12:22:47 - e


Linda chiuse a chiave la macchina e fece strada a Tina e Kamal. Entrarono in un enorme stanzone, l’interno di una chiesa sconsacrata.
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Sacchi di farina e cassette di cibarie conservate assieme a numerose confezioni di medicinali riempivano le due navate laterali e gran parte degli spazi delle cappelle, sulla navata centrale c’erano computer nuovi di zecca e altro materiale informatico.

L’effetto era quello di un drug-store o di un grande magazzino; finestre e portali erano ingombri di telecamere e dispositivi di sicurezza.

“Benvenuti nella Silicon Valley di Ruanda e stati limitrofi” li accolse Natis “Posso far conto che non mi ruberai ancora la macchina, Kamal?”

Il giovane lo guardò inespressivo e fece di si con la testa.

“Bel modo d’essere riconoscenti!” continuò Natis.

La maestra Tina sviò il discorso “Grazie di averci ricevuto subito…so che è impegnato con la partenza delle prossime provviste e che i nostri progetti non la interessano molto. Ma mi piace quello che Linda ha raccontato! Insomma voglio preparare la scuola in ospedale a un’altra avventura con i nostri ragazzi…perché imparino qualcosa che può servir loro e, così, motivarli di più. In poche parole fargli fare le app!”

Natis si mise seduto su una grande cassa e fece cenno agli ospiti di sedere anche loro. Sembrava contento di parlare della sua attività più originale.

“Le app: puoi andare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, in uno qualunque degli stati “colonizzatori, per metter su un’azienda tech, ma la maggior parte delle cose è già stata fatta. In Congo o in Ruanda ci sono più opportunità. Vedete, perfino l’ultimo dei venditori di datteri possiede un telefono cellulare, e noi possiamo batterci coi signori della guerra e coi governanti per trarne vantaggio. Per il bene delle popolazioni.”

“A proposito di signori della guerra, avete mai sentito parlare di uno che chiamano il fratello maggiore della morte?” chiese Kamal.

“No. Me ne ricorderei. La nostra organizzazione in Africa ha cominciato ad aiutare i giovani a costruire le app. E i signori della guerra vorrebbero che andassimo solo nei territori che controllano, come vorrebbero che dessimo solo a loro gli aiuti e le provviste…Fatichiamo con l’aiuto dei governi a tenerli lontani. Perché abbiamo avuto un certo successo…e i complimenti del Cocise…”

“Il pellerossa?” volle sapere Tina.

“No” disse serio Natis “La nostra casa madre, il Coordinamento delle Organizzazioni non governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo di lingua Esperanto. Tutte le ONG del COCISE sono finanziate parzialmente dalla Commissione dell’Unione europea, dal Ministero degli esteri italiano, da organismi delle Nazioni Unite, e, una volta, da enti locali ma ora con la crisi e i tagli…”

“Insomma che ne pensa della nostra idea?”

Natis la guardò. “Noi lo facciamo in Africa e non c’è ragione che non si possa fare anche in Italia, a Montelusa! Vi offro qualcosa? Una bibita del commercio equo e solidale?”

Tina sorrise raggiante. ”Grazie, anche se in fondo tutti preferiamo le schifezze che girano in commercio da noi….”

“Una birra siciliana? Un Chinotto?”

Accettarono il Chinotto.

Mentre l’ospite preparava le tazze di ceramica Linda riassunse gli esiti dell’incontro all’Ospedale. “Allora ci sono queste applicazioni che possono semplificare la vita, renderla più divertente, o più comoda. Quello che vogliamo proporre agli studenti malati è di avere come obiettivo proprio quello di costruire e studiare applicazioni di questo genere, che offrano soluzioni a svariati problemi… in questo ci aiuteranno anche i medici di Montelusa.”

Natis assentì benevolo. “Offrire opportunità, fornire soluzioni, ottenere un riconoscimento economico… non mi stupisce questa vostra richiesta. L’ho apprezzata subito, in fondo è un’altra conferma che abbiamo ragione a operare così in Africa.
L’importante è che i ragazzi lo vogliano… e, attente, un’app deve avere una cover ben fatta! La cover è il ‘pulsantino’ colorato di forma quadrata che sta sul display del telefonino e permette di accedere all’app.
Se volete farla bene, bisogna che abbia la capacità di interagire con l’utente, si possono aggiungere alla cover dei disegni colorati in caso di news o aggiornamento. Come questa!” mostrò uno smartphone con una piccola icona quadrata.

“Altrimenti… ci sono app che non valgono niente! E proprio perché esistono anche app “farlocche”, avrete spazio, un mercato.”

“Meraviglioso! Ma quanto costa fare un’app?” chiese Kamal.

“Per un’analisi di costo, ci sono molti fattori da prendere in considerazione. Quante ore/lavoro servono… uno sviluppatore iPhone lo pagano mediamente sui 150 dollari l’ora, ma ci sono piattaforme per professionisti che partono da 50 dollari cifra che andrebbe moltiplicata per il numero di programmatori/progettisti software. A questo costo va aggiunto il lavoro di grafica e comunicazione, se volete fare App di successo! Sono circa altri 50 dollari l’ora.”

“Se il costo maggiore è il lavoro, siamo a posto! Lavorando a scuola abbiamo costi molto più bassi!”

Poi Linda si rivolse a Natis “Ci puoi dire i costi di alcune app di successo e i loro budget?”

Natis si tolse dalla tasca interna della giacca una fotocopia e la porse alle due insegnanti. Kamal si chinò a guardare la lista di costi e prezzi sul foglio.

“Quelli sono i più diffusi, poi ci sono prezzi di tutti i tipi, pochi centesimi o centinaia di euro…” chiarì Natis riaccomodandosi sulla grossa cassa.

“E dov’è la fregatura?” volle sapere Kamal prendendo in mano il foglio lasciato da Linda.

Tina sorrise. “Un po’ di fregatura c’è, in effetti… Per costruire le app dovrete ognuno studiare tanto, ma proprio tanto, l’informatica, diventare bravissimi anche in inglese, frequentare il laboratorio…e così via. Sarà dura anche per la scuola…perché non so quanto siamo preparati…”

Natis assentì “Vi farò prendere contatti con l’Università di Agrigento. Sono loro che ci coprono scientificamente…Una cosa sola mi preoccupa. Li preparate per un lavoro, va bene…”

Il professore si allontanò lungo la navata centrale seguito da Tina e Linda.

Una discussione tra insegnanti, pensò Kamal che finalmente poteva curiosare indisturbato dentro le casse dei tablet e degli smartphone. Poggiato su una valigia scura vide un iPhone vibrare, lo prese ma la vibrazione cessò subito.

Doveva essere il cellulare di Natis, Kamal lo osservava interessato scorrendo il dito sulle icone.

C’erano un’infinità di app, ecco perché era così esperto… molte le applicazioni gratuite scaricate dall’App store italiano, poi videogiochi di tutti i tipi e app per sviluppare le app desiderate.

In quella giungla di piccole immagini lo sguardo di Kamal s’imbatté nell’icona di un fuoco d’artificio, con la scritta EXPLO.

Ci digitò sopra incuriosito.

Un militare africano spiegava nel dettaglio come disinnescare una mina antiuomo, partendo dal calcolo del peso netto dell’esplosivo.

Un’app poteva aiutarti persino in questo… ma una tipica cosa africana c’era in EXPLO, Kamal la notò quando ebbe finito di vederla. E rimase a pensarci.

I tre stavano tornando e Kamal posò il cellulare sulla valigia.

Tina stava dicendo a Natis. “Faremo venire ai nostri studenti la febbre da app, son cose divertenti, da inventare, da creare e li faranno diventare competenti e creativi. Non vi basta? Però mi sono preparata, ora lo dico anch’ io a che servono le app!”

Tina lesse l’articolo stampato che teneva in mano. “Servono a scambiare informazioni con gli altri attraverso i social network, a fare giochi, a fotografare, a modificare le foto con effetti grafici, a dipingere, a leggere i libri, ad ascoltare la radio, consultare una cartina, ma anche a telefonare gratis, a tradurre una parola straniera, a vedere che dice il giornale, a trovare il Nord, come una bussola, a ottenere informazioni!”

Linda si inserì per aiutarla. “E si possono trovare i modi per trovare ricette, per guardare le Pagine Gialle, per fare il navigatore sul telefono, trovare un indirizzo, far apparire la mappa del posto dove sei, contare i passi o le calorie!”

La maestra Tina concluse “Ce ne sono mezzo milione ma tante altre ne servono di nuove, di ogni varietà, prezzo, funzione.”

“Soprattutto serve” concluse Natis raccogliendo il suo iPhone sopra la valigetta nera “creare un App Store anche in Ruanda, per questo Urgently si sta adoperando”.

(continua)

(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).

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L’intervista agli autori, Il giallo d’appendice


La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI


Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini

È in libreria “Teoria e pratica del giallo“, la nuova fatica di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori per le stampe di Edizioni Conoscenza.

Qui le modalità per l’acquisto del libro.

Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)

http://www.luigicalcerano.com

http://www.giuseppefiori.com


GLI EBOOK DI CALCERANNO E FIORI SU PINOCCHIO 2.0
http://www.descrittiva.it/calip/ebook-pinocchio2punto0.htm

2011 – “Battere il ferro finché è caldo”, di Luigi Calcerano
2011 – “Che fine ha fatto il principe azzurro?”, di Luigi Calcerano
2011 – “La spia di Tel Aviv”, di Luigi Calcerano
2011 – “Un fantasma detective”, di Luigi Calcerano
2012 – “Gratta e Fiuta”, di Filippo Calcerano e Luigi Calcerano
2012 – “Meminisse Iuvabit – Sarà bene ricordare”, di Luigi Calcerano
2012 – “Solo un’altra vita”, di Luigi Calcerano
2012 – “Come ti racconto il doping”, di Luigi Calcerano
2012 – “Il breve addio”, di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori
2012 – “Sherlock Holmes a Roma”, di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori.

Calcerano e Fiori

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