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ClanDESTINI (cinquantaduesima puntata)

Pubblicato il: 08/08/2013 09:45:07 - e


“Non mi piace per niente questo incontro a un ristorante occidentale a sud della costa somala!” dichiarò Salvatore Macrì. “Occidentale? Dì pure siciliano, o siculo-francese 'Chez Noautri'. Immagino che ci sia cucina siciliana e Champagne.”
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Era ormai il tramonto alla periferia di Chisimaio.

“Tu sei il mio Qualcuno, ragazzo!”

“Non mi piace per niente questo incontro a un ristorante occidentale a sud della costa somala!” dichiarò Salvatore Macrì.

“Occidentale? Dì pure siciliano, o siculo-francese ‘Chez Noautri’. Immagino che ci sia cucina siciliana e Champagne.”

“Dobbiamo proprio andare?”

“Che sarebbe questa domanda, se io ti dico di venire… Non mi fare l’insubordinato…” s’innervosì Hansen.

“Non è insubordinazione, Ho fatto quello che dovevo fare con Valaci, il padre di Totuccio, e tutto il resto… perché mi guarda così?”

“Sei una sorpresa per me! Forse ti tratto troppo bene, da amico e questo è il ringraziamento…”

“Perché lavorare coi mafiosi mi fa male al fegato! E questo Cascio Ferro che chiamano il Ragioniere, è il peggiore di tutti. Ha preso lo stesso mio volo da Palermo per Mogadiscio, e l’avrei volentieri buttato giù senza paracadute, figuriamoci se mi va di cenarci insieme.”

“Ti capisco, è come proporre a un cacciatore una cenetta coi cani, anzi con le lepri… Io stesso mi ci sento male. Mi serve protezione però per il buon andamento dei nostri affari e tu dovresti sapere quanto è difficile.”

“Vengo, certo, mi basta che ci stia male anche lei.”

Hansen frenò di colpo e accostò al marciapiede.

Il ristorante siciliano era sistemato in una villetta bassa e tozza, che somigliava molto a quelle della costa di Montelusa.

A parte il pretenzioso cartello nulla distingueva la facciata dalle altre che si allineavano sulla strada.

“Aspettiamo qui che arrivi dal porto la jeep?” chiese Salvatore.

“Sì, ho dato al nostromo l’indirizzo, gli ho detto di mettere Didier in un sacco di iuta, quelli del caffè, e di portarlo qui, con l’aiuto di altri due marinai. Per sicurezza.”

“Ecco la jeep, prima si conclude questa faccenda e meglio mi sento.”

“Non ci pensare, andiamo e goditi la cena. Loro si fermeranno sul retro, in un vicolo dove c’è la porta della cucina… anche se siamo in un posto sicuro è meglio essere prudenti.”

Il nostromo, dalla jeep, scambiò un cenno d’intesa con Hansen e girò dietro la villetta. Parcheggiò e si guardò intorno.
Poi impartì l’ordine ai due marinai, che erano rimasti in silenzio durante tutto il tragitto dal porto. “Scaricate!”

I due scesero, aprirono lo sportello posteriore e scaricarono un grosso sacco di iuta che odorava di caffè.

Hansen e Salvatore entrarono nel ristorante dalla porta d’ingresso e superarono lo spazio tra i tavolini deserti mentre un cameriere somalo fece loro cenno di accomodarsi in cucina.

Don Gerlando Cascio Ferro si divertiva un mondo in mezzo alla grande cucina di ‘Chez Noautri’. “Venite, venite, la roba mi arriva con i voli, la scorza dei cannoli, per esempio e, questa volta mi son fatto mandare pure crema e ricotta per riempirli, che il tempo sempre poco è.”

“Per noi niente cuttuni spusu, però!” scherzò Hansen.

Il Ragioniere scoppiò a ridere e finì di lavare i finocchietti che aveva pulito e li tuffò in una pentola di rame piena di acqua salata e fredda.

Hansen guardò Cascio Ferro con gli occhi socchiusi. “Caro Ragioniere, che impresa abbiamo intrapreso e stiamo per chiudere, con Buruli!”

“Un’avventura! Nuova! Anche pericolosa quando siamo nei territori del Fratello maggiore della Morte, che sta pure incazzato perché avrà metà del carico!”

Portò la pentola sul fuoco e si rivolse al cuoco siciliano accanto a lui, un uomo con una barba lunga e riccia che gli partiva dagli zigomi e gli arrivava sul petto. “Quando bolle, fai stare dieci minuti, poi scolali e tritali, non ti sbagliare come l’altra volta che mi arrabbio davvero!” si voltò verso i marinai “E voi posate ‘sto sacco lontano, in quell’angolo, e andate in sala da pranzo che mi deconcentrate e mischiate l’odore del caffè agli odori miei.”

I due marinai accostarono il sacco al muro, il nostromo sciolse lo spago e allargò la bocca del sacco.

La testa di Didier spuntò subito fuori, aveva un pezzo di nastro adesivo sulla bocca e gli occhi sbarrati. Il Ragioniere lo guardò mentre cominciava a pulire le sarde.

Hansen scrutava la scena compiaciuto, fece segno al nostromo di seguire i due marinai fuori dalla cucina e riprese la chiacchierata. “Siamo insieme, ci può mettere paura Buruli? Può impensierire Cosa Nostra e i Servizi segreti?”

L’altro sorrise e alzò le spalle mentre continuava a pulire le sarde… “Le nostre organizzazioni no! Buruli non fa nenti, però a noi singoli purtroppo sì! E poi tu non sei proprio i Servizi segreti, ti dimentichi sempre del Generale e di quella spia americana…”

“Clumper.” Hansen non staccava comunque gli occhi dal prigioniero nel sacco “Sai quando ho fiutato la possibilità della nostra collaborazione?”

“Dopo la trattativa, certo. Tu” si rivolse al cuoco “finisci di pulirle poi lavale e asciugale, anzi prima farai appassire a fuoco lento in una padella le cipolle… vanno bene pure quelle locali, ma le trito io.”

“Certo, dopo i contatti della trattativa, ma quando più precisamente?”

“Che domanda! Sì una cosa inutuli o sì un fagnu?” lo guardò sorridendo “Ti spiego fagnu è persona che non merita rispetto.”

“Stiamo solo riepilogando, ti voglio dire che anche gli altri devono aver capito che si profilava una società mista, un accordo di collaborazione tra noi!”
“Una joint venture, il 13° punto del papello: gli affari al di sopra di tutto!” poi si rivolse di nuovo al cuoco “Metà delle sarde metti, u’ sale e u’ pepe con il trito di cipolle io lo metto.”

“Chiamiamola così! Joint venture! Quando i colombiani hanno cominciato a fare eroina alla grande si è aperto un terreno di scontro, mi sono detto, vogliono far concorrenza all’eroina dell’Afghanistan, magari vogliono sostituire la loro rotta africana all’altra rotta africana. La conoscevo perché è una delle rotte più interessanti. Da Dalbhndin nel Pakistan a Rabat nel Marocco, passando per il porto di Karachi e poi attraverso Somalia, Etiopia, Kenya e Ruanda raggiunge il Congo, la Nigeria poi il Mali e di lì, i mercati europei e nord americani.”

“Ora, con la guerra, dovranno aggirare il Mali” intimò al cuoco “Schiaccia e mischia. Il cucchiaio di legno per schiacciare prendi, una poltiglia fai.”

“Tira fuori il ragazzino dal sacco” ordinò Hansen a Salvatore “togli quel nastro dalla bocca, devo rivolgergli una domanda secca.”

Cascio Ferro, con una mezzaluna, stava preparando un trito di cipolle molto odoroso mentre Salvatore s’avvicinò al sacco, prese per le spalle Didier e lo tirò fuori. Aveva le mani legate dietro la schiena.

Salvatore prese un lembo del nastro adesivo e lo strappò via, non un lamento uscì dalla bocca del bambino soldato.

Il cuoco si avvicinò passando indifferente avanti sia ad Hansen che a Salvatore. “Aggiungo in padella i finocchietti scolati?” chiese, annodandosi un grembiule bianco sull’enorme ventre.

“Sì, aspetta che i pinoli e l’uva sultanina ci metto. Poi copri col coperchio che si deve insaporire. Non buttare l’acqua dei finocchietti. “Guardò Salvatore che osservava tutto in silenzio, il giubbetto antiproiettile aperto sul davanti poi tornò con lo sguardo su Hansen “Chi lascia mai la strada vecchia! È così che ci vogliono fare concorrenza, con le loro rotte.”

“La Guinea-Bissau rappresenta oggi l’hub africano della roba che viene dalla Colombia, dalla Bolivia, dal Venezuela, dal Brasile con quei piccoli aerei Cessna o con una flotta di navi mercantili.” continuò Hansen “Quel capolinea africano dà garanzie per tante ragioni…”

“Quali?”

“Ma perché è uno ‘Stato fallito’, come la Somalia. Poi corruzione a tappeto, povertà estrema, non hanno neanche un vero e proprio sistema giudiziario…”

“Minchia, un sogno, un paradiso! Altro che l’Italia! Per quanto…” Il boss mafioso prese un’altra padella ci mise una cucchiaiata di olio extravergine siciliano e aspettò che si riscaldasse per metterci le sarde rimaste. Le mosse in padella con molta tenerezza con il cucchiaio di legno, nettato con uno straccio bianco.

L’immagine è di Bruno Nati.


(continua)

(La storia di ClanDESTINI è frutto della fantasia degli autori: qualsiasi riferimento con la realtà, fatti, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale).

TUTTE LE PUNTATE PRECEDENTI


L’intervista agli autori, Il giallo d’appendice


La video presentazione di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, Un giallo prezioso: ClanDESTINI


Calcerano e Fiori: il viaggio di Didier, un video riassunto che svela scenari inediti sulla storia di Clandestini

È in libreria “Teoria e pratica del giallo“, la nuova fatica di Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori per le stampe di Edizioni Conoscenza.

Qui le modalità per l’acquisto del libro.

Luigi Calcerano e Giuseppe Fiori, narratori e saggisti, vivono e lavorano a Roma. Hanno scritto insieme numerosi romanzi polizieschi. Per ulteriori informazioni si possono consultare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calcerano

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fiori_(narratore)

http://www.luigicalcerano.com

http://www.giuseppefiori.com


GLI EBOOK DI CALCERANNO E FIORI SU PINOCCHIO 2.0
http://www.descrittiva.it/calip/ebook-pinocchio2punto0.htm

Calcerano e Fiori

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