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Riconoscere il lavoro e valorizzare la professionalità degli insegnanti. Si può?

Pubblicato il: 10/09/2013 09:29:40 -


Com’è possibile riconoscere e valorizzare la professionalità degli insegnanti? È possibile parlare di carriera dei docenti legandola all’impegno e alla qualità professionale per sostenere e sviluppare l’autonomia scolastica? Oggi non è più pensabile gestire un settore con quasi 800.000 docenti, decisivo per un’istruzione di qualità, con le vecchie politiche; per questo nell’articolo presentiamo quattro proposte per puntare su una moderna gestione del personale in materia di reclutamento, di formazione e di carriera degli insegnanti.
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Sono oltre 8 milioni gli alunni che stanno tornando sui banchi di scuola per ricominciare un nuovo anno scolastico. Qual è la situazione che gli studenti, gli insegnanti e le famiglie si troveranno ad affrontare? Purtroppo non ci sono, infatti, grosse novità: anche questo anno scolastico si sta avviando con i soliti problemi che ormai da tempo affliggono il nostro sistema di istruzione.

Primo fra tutti, e puntuale come sempre, il consueto carosello degli insegnanti che si sperava in via di superamento, dopo l’avvio del concorso ordinario voluto dal Ministro Profumo. Invece non è così!
In molte regioni le graduatorie del concorso per varie ragioni non sono state definite in tempo utile per le nomine in ruolo per il 2013/14. Così in molte scuole gli studenti si troveranno di fronte a un consiglio di classe incompleto e con una parte di docenti supplenti con incarico annuale.
I dati parlano chiaro: oltre il 20% dei docenti che insegnano nella nostra scuola è assunto con un contratto di lavoro a tempo determinato, non stabile, è, cioè, personale precario, che viene licenziato a fine giugno per essere ri-assunto a settembre, sempre che nella scuola ci sia ancora il posto vacante.

Questo fenomeno non trova riscontro in nessun altro paese europeo, è una anomalia tutta italiana che produce pesanti effetti negativi sulla qualità del sistema di istruzione. Infatti la continua rotazione degli insegnati non permette di dare continuità didattica al progetto formativo della scuola, non crea relazioni stabili e durature nel team dei docenti, né tantomeno tra i docenti, gli studenti e le famiglie; non permette di creare una cultura della collegialità che è fondamentale per incidere sulla qualità degli apprendimenti soprattutto nella nostra scuola, caratterizzata da forti elementi di eterogeneità nella composizione delle classi.

La stessa condizione sociale di “precario” crea uno status di incertezza e instabilità nel profilo professionale e spesso non incentiva l’autoinvestimento nella propria crescita professionale.

Se vogliamo garantire la qualità degli apprendimenti è urgente, oggi, rimuovere una volta per sempre le cause del precariato puntando a riconoscere e valorizzare il lavoro fondamentale che svolgono i docenti. Ci sembra questa la linea di lavoro indicata dal Ministro dell’istruzione Carrozza nell’audizione alle commissioni di Camera e Senato nello scorso mese di giugno.

Agli insegnanti e alla scuola si richiede, sempre più, di svolgere compiti e funzioni, non solo legati all’insegnamento disciplinare e alla lezione, ma che investono un lavoro educativo più ampio, che prevede che il docente si faccia carico di problematiche di tipo comportamentale, affettivo, psicologico e sociale.
Per esempio la dimensione relazionale educativa con i bambini e gli adolescenti, anche per la crisi di valori e di perdita di ruolo delle famiglie, spesso viene presa in carico dalla scuola e soprattutto dagli insegnanti che si trovano a dover gestire problematiche complesse legate allo sviluppo psico-pedagogico.
Inoltre i docenti devono misurarsi con nuovi bisogni formativi determinati da classi eterogene composte da alunni stranieri, da alunni con problematiche legate ai disturbi dell’apprendimento e con la pervasività delle tecnologie non sempre utilizzata in modo corretto dai ragazzi.
È questa nuova dimensione della professionalità degli insegnanti che va potenziata e riconosciuta, attraverso una politica che ponga al centro dell’attenzione la valorizzazione del personale della scuola in particolare dei docenti e dei dirigenti scolastici.

Questo e possibile? E con quali linee di intervento?

Oggi non è più pensabile gestire un settore con quasi 800.000 insegnanti, decisivo per un’istruzione di qualità, con le vecchie politiche; è necessario perciò puntare su una moderna gestione del personale in materia di reclutamento, di formazione, di selezione e di carriera.

In quale direzione operare?

Penso che sia fondamentale:

a) mettere a punto una politica di reclutamento “programmata”, basata su dati oggettivi e su una conoscenza reale dei fabbisogni dei docenti, mirata all’inserimento di generazioni di insegnanti giovani, in modo da svecchiare il corpo docente italiano che risulta, nel confronto con altri paesi europei, essere, insieme con la Germania, uno dei più anziani;
b) eliminare il precariato chiudendo le graduatorie e portandole a esaurimento riducendo in questo modo le liste di attesa;
c) mettere in atto il concorso pubblico, non come fatto eccezionale, ma come prassi normale di programmazione con scadenza biennale per il reclutamento dei docenti e dei dirigenti scolastici. È necessario, però, apportare gli aggiustamenti necessari, rispetto al recente concorso, tesi soprattutto a valutare gli aspetti professionali, metodologici, didattici e motivazionali alla professione di docente. Attrezzarsi in questa direzione è fondamentale perché si stima che, al termine dei tirocini formativi ordinario e speciale, ci saranno oltre 100.000 docenti con il possesso dell’abilitazione;
d) introdurre nuove modalità di sviluppo della carriera dei docenti, svincolata da criteri basati sull’anzianità, ma legata a criteri di valutazione “di merito” che riconoscano l’impegno nella ricerca didattica, nella formazione, nella qualità professionale, in particolare nelle funzioni svolte nel sostegno all’autonomia scolastica. Legare lo sviluppo della carriera all’assunzione di funzioni di “governance” all’interno della scuola dell’autonomia, svolgendo ruoli di responsabilità legata al supporto organizzativo alla didattica e di leadership collaborativa con il dirigente scolastico, può costituire un forte incentivo a rilanciare l’autonomia scolastica, soprattutto nell’ottica di valorizzare sempre di più il modello di gestione basato sulle reti tra le scuole e il territorio.

Si tratta solo di sogni?

Il Ministro Carrozza ha posto tra i punti centrali della sua azione la necessità di investire sulla valorizzazione dei docenti e dei dirigenti e ci aspettiamo, nell’imminente Decreto urgente sulla scuola, una traduzione concreta dei punti annunciati nel documento.

Possiamo dire che dopo anni di riduzione della spesa sulla scuola, di tagli sul personale scolastico, di scarsa valorizzazione della funzione dei docenti, finalmente la questione dello sviluppo professionale e di carriera degli insegnanti torna a essere un argomento al centro della politica della scuola.

Walter Moro

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