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L’alibi dell’emergenza contro la logica del confronto sociale

Pubblicato il: 29/06/2022 02:57:22 -


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In risposta ai quesiti di DL 36 formazione dei docenti

Si sta per chiudere l’anno scolastico che di fatto è il terzo dell’era Covid: la scuola in questi anni ha dovuto affrontare situazioni straordinarie ed inedite, senza poter affrontare i problemi strutturali che sono precedenti alla pandemia. Il DL 36 con i suoi contenuti evidenzia tutti i limiti di questa fase. Intanto prosegue la logica della decretazione di urgenza in una situazione che dovrebbe prevedere una straordinaria programmazione collettiva. I governi che hanno caratterizzato questa legislatura (tutte maggioranze parlamentari eterogenee nel nome della governabilità e dell’emergenza) si sono spesso richiamati a questo principio del dialogo sociale, in particolare il governo Draghi che può contare su una vasta maggioranza parlamentare. In realtà il dialogo è rimasto inattuato sostituito dalla decretazione e dalla autoreferenzialità, con l’emergenza pandemica sostituita dall’emergenza della guerra. Le risorse che il PNRR mette a disposizione sono straordinarie ed irripetibili, ecco perché occorre una corrispondente operazione sociale straordinaria: questo sarebbe il momento in cui davvero collettivamente mettere mano ai problemi strutturali di cui si parla da anni. Gli effetti della crisi demografica stanno producendo due effetti opposti: la necessità di mantenere classi con numeri bassi nelle zone interne e con caratteristiche geografiche particolari, abbassare i numeri delle classi numerose delle grandi aree urbane dove invece restano le concentrazioni di popolazione alla ricerca di nuove opportunità di sviluppo. Per la scuola significa investire in strutture, organici e tempo scuola. È vero, abbiamo una importante diminuzione degli alunni, ma in una fase di riorganizzazione è necessario investire in organici, non tagliarli! Il DL 36 dà per scontato che si possa trasformare la riduzione dell’organico in risorse e si possa sostenere investimenti su altri istituti senza prevedere risorse nuove: ancora una volta la scuola è vissuta come un costo e non come un investimento. Occorre cambiare il dpr 81/2009, non “derogando” ma davvero riscrivendo nuovi parametri per la formazione delle classi. Inoltre, oramai è chiaro che esistono effetti secondari della pandemia, pericolosi ed insidiosi come la pandemia stessa: per affrontarli la scuola deve essere ripensata, occorrono investimenti che rimettano la relazione educativa al centro del processo e si riscopra un nuovo protagonismo del territorio. Infatti, se la relazione educativa può permettere l’individuazione dei problemi di apprendimento, un nuovo rapporto della scuola col territorio può offrire una rinnovata visione di scuola diffusa e nuove opportunità didattico/pedagogiche. Anche il progetto di reclutamento contenuto nel DL 36 non tiene minimamente conto della situazione reale della scuola: da anni si utilizzano costantemente oltre 200.000 docenti precari (circa il 20% del totale), occorrerebbe quindi un piano straordinario di assunzioni e un progetto per una situazione a regime. Il nuovo sistema si configura, invece, come un percorso ad ostacoli fatto da tre diverse modalità di selezione per ottenere prima i CFU, poi l’abilitazione, poi il ruolo. Con modalità che stanno mostrando tutti i propri limiti: in questi giorni è tutto un proliferare di errori nelle domande e nelle risposte dei concorsi, che impediranno la copertura dei posti vacanti e stanno producendo l’ennesimo contenzioso legale. Gli stessi candidati esclusi dalla selezione dei concorsi il giorno dopo vengono richiamati come precari a coprire i posti vacanti, un capolavoro! Il DL 36 non affronta tutto questo ma lo esalta addirittura: noi pensiamo che si debba legiferare affinché si possano programmare percorsi lavorativi e formativi alla fine dei quali una valutazione e una selezione possa sancire la stabilizzazione del lavoro oppure no. Esperienze su questo oramai esistono ma non se ne tiene conto. La formazione risulta per la nostra organizzazione un punto determinante, necessario per strutturare la professione di tutto il personale della scuola, in particolare dei docenti. Per noi tutto il personale della comunità contribuisce al processo educativo; quindi, qualsiasi attività per la scuola si svolga questa assume un valore pedagogico. La pandemia ha costretto il personale della scuola e i docenti a individuare un nuovo modo di fare scuola: le esperienze che si vivono sono sempre e comunque un valore che può essere consolidato con attività straordinarie di formazione. Sulla formazione il DL 36 invade prerogative contrattuali, proprio in coincidenza dell’apertura della trattativa per il rinnovo del contratto, e utilizza le risorse straordinarie del PNRR in fase di avvio per poi prendere le risorse della card docente (che andrà a scomparire!) e tagliando gli organici: non si investe e si utilizzano soldi che sono già dei docenti. Il decreto, tra l’altro, fa propaganda: la formazione risulta obbligatoria solo per il personale neo immesso, quello di ruolo la può fare in maniera facoltativa, si introduce un riconoscimento economico selettivo, non universale, pagato con risorse prese dalle tasche degli stessi lavoratori, niente a che vedere col riconoscimento della carriera dei docenti. Si torna alla già sperimentata e fallimentare teoria secondo la quale si può aumentare “l’efficienza” degli insegnanti mettendoli in competizione tra di loro senza aggiungere alcuna risorsa ma ridistribuendo quelle che già ci sono, stabilendo per legge che indipendentemente dalla valutazione acquisita, non si potranno “premiare” più del 40% dei docenti in servizio. L’ultimo vero contratto per la scuola risulta essere quello del 2006-09, sottoscritto nel 2007, poi abbiamo avuto il contratto del 2018 che di fatto ha certificato il nuovo contratto di comparto quello di Istruzione e Ricerca: noi abbiamo bisogno dopo 15 anni in cui la scuola e la società sono profondamente mutate di fare un contratto “vero” che affronti e risolva questioni importanti e non più rimandabili. Il rinnovo del contratto è una straordinaria occasione di sintesi tra soggetti che magari hanno punti di vista diversi ma interessi convergenti: noi chiediamo di usare il confronto sociale piuttosto che la decretazione di urgenza. La FLC CGIL ha la sua piattaforma, ha chiaro quale dovrebbe essere lo sviluppo della professionalità del personale della scuola e in generale del comparto Istruzione e Ricerca, se sarà possibile col confronto cercando una sintesi, altrimenti dovremo chiedere al personale della scuola, come accaduto il 30 maggio, di esprimere direttamente il proprio dissenso a certe scelte.

Alessandro Rapezzi, segreteria nazionale FLC CGIL

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