Home » Politiche educative » Uscire dal sistema d’istruzione a 18 anni di età? Sì! Ma...

Uscire dal sistema d’istruzione a 18 anni di età? Sì! Ma…

Pubblicato il: 18/12/2013 16:15:48 -


Appunti per un riordino complessivo del “Sistema educativo d’istruzione e di formazione”. Non si tratta di tagliare l’ultimo anno delle scuole superiori, ma di ripensare l’intero ciclo, seguendo un percorso suggerito dall’autore.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Uscire dal sistema d’istruzione e formazione a 18 anni d’età? Sì! Ma… purché sia l’occasione per “ripensare” l’intero percorso, da “realizzare” con una prospettiva lungimirante in tempi medio/lunghi… e con un Governo autorevole e forte, convinto che l’istruzione è un investimento e non una spesa!

Occorre impegnarsi per un’uscita a 18 anni d’età, come avviene in quasi tutte le istituzioni istruttive e formative dell’UE.
GUAI, però, a tagliare l’ultimo anno senza un ripensamento complessivo e un progetto credibile!

Ovviamente, occorre evitare che l’uscita anticipata costituisca un alibi per tagliare gli organici. Occorre, invece, utilizzarli meglio e implementarli con una diversa organizzazione del tempo scuola.

Per una scuola a “tempo pieno” e a “spazio aperto”, che comporti:

a) il superamento delle “classi di età”, funzionali al sistema della promozione/bocciatura che contraddice la realtà dello sviluppo/apprendimento di un soggetto in età evolutiva. Chi cresce/apprende, indipendentemente dal tempo scuola, non può mai tornare indietro! Occorre costituire gruppi di ricerca/studio flessibili in ordine non all’età anagrafica ma al concreto sviluppo/crescita di ciascun singolo alunno.
La ricerca educativa ci dice che un gruppo di soggetti in apprendimento non può superare il numero di dieci membri. Ciascun gruppo avrebbe il suo spazio/aula e il suo docente guida di riferimento, di sostegno e d’orientamento. Un alunno, a seconda dei livelli di sviluppo/crescita/apprendimento potrebbe passare da un gruppo a un altro. Non esistono promozioni/bocciature, ma a ciascun alunno sono garantiti dieci anni di ricerca/studio finalizzati a raggiungere:
1) il compimento dei 15 anni d’età, le competenze culturali e di cittadinanza (di cui al DM 139/07 e al livello 2 dell’EQF);
2) il compimento dei 18 anni d’età, le competenze culturali e di cittadinanza, ancora da definire (che corrispondano al livello 4 dell’EQF);

b) l’avvio di una didattica laboratoriale: non sono gli insegnanti “che vanno” nelle aule tradizionalmente organizzate per “classi di età”, ma sono i gruppi d’apprendimento “che vanno” nelle singole “aule laboratorio” – particolarmente attrezzate – d’italiano, di matematica, di scienze, di storia, d’inglese, ecc.;

c) l’avvio di tempi di ricerca/studio commisurati alle concrete esigenze dei gruppi e non scanditi dai “suoni della campanella” uguali per l’intero edificio scolastico.

I punti suddetti costituiscono il “clou” di un processo di riforma che vada in profondità e su cui occorrono tutti i necessari approfondimenti: si tratta di una “riforma copernicana”! Insomma, una “legge Casati” per una scuola del terzo millennio!!! O, se vogliamo, una “riforma Gentile”; ambedue iniziative di grande rilievo, per quei tempi e per quei contesti sociali!

La proposta:

A) una scuola dell’infanzia biennale (3-5 anni). Com’è noto, le attuali sezioni della scuola per l’infanzia in genere ospitano un numero elevato di bambini e di bambine, a volte anche indipendentemente dai livelli d’età; inoltre sono spesso presenti anche alunni anticipatari di due anni e mezzo d’età.
Si sottolinea che:
1) è opportuno che ciascuna sezione non superi il numero di 15 bambini. Infatti, non c’è ricerca educativa che non sottolinei che un gruppo in apprendimento, per essere produttivo, non dovrebbe mai superare le 15 unità; il che è particolarmente significativo per bambini di basso livello d’età;
2) è positivo, invece, il fatto che vi siano diversi livelli d’età per sezione; il che favorisce il confronto e lo scambio di esperienze di sviluppo/crescita e d’apprendimento, e prefigura anche la necessità di prevedere per i successivi anni scolastici non “classi d’età” ma “gruppi d’apprendimento”, come specificato più avanti;
3) sarebbe opportuno avviarsi verso il superamento dell’attuale rigida divisione dei ruoli tra insegnanti per l’infanzia e insegnanti per la scuola primaria, in modo da favorire un più agile e produttivo scorrimento, per ciascun bambino, dalla fase dell’intelligenza motoria a quella dell’egocentrismo e del successivo superamento.

B) Una scuola di base decennale obbligatoria (5-15 anni), dove scompare la distinzione tra un primo ciclo ottonnale e un secondo ciclo quinquennale.
Non si tratta di anticipare a 5 anni di età obiettivi e contenuti dell’attuale prima classe primaria; occorre progettare un curricolo decennale verticale continuo e progressivo che conduca un soggetto di 5 anni a raggiungere in 10 anni d’istruzione le competenze di cittadinanza e culturali di cui al DM 139/07, ovviamente da rivedere, correggere, aggiornare e arricchire). Si veda anche il Quadro Europeo delle Qualifiche-EQF (23 aprile 2008) e l’Accordo quadro per la referenziazione del sistema italiano delle qualifiche all’EQF (20 dicembre 2012).
Sarà opportuna un’articolazione in due quinquenni (5-10 e 10-15 anni, dal superamento dell’egocentrismo alla padronanza delle operazioni formali di base). In tal caso occorre ragionare sul concetto stesso di ciclicità in fatto di sviluppo/crescita di un soggetto e di processi d’apprendimento e di socializzazione.
Tale scuola è “educativa”, “formativa”, “istruttiva” (vedi il comma 2 dell’art. 1 del DPR 275/99) e “orientativa” nel contempo e non si conclude con un esame ma, con una certificazione delle competenze di cittadinanza e culturali acquisite nel decennio, per come sono state accertate, a prescindere da giudizi di valore e di merito, confortate però da indicazioni per l’orientamento.
L’uscita dal primo ciclo a 15 anni d’età, avendo conseguito l’obbligo d’istruzione, consentirebbe un accesso più “agevole” e mirato all’apprendistato di primo livello. Infatti, tale percorso sarebbe finalizzato solo al conseguimento di una qualifica lavorativa e non, come avviene oggi, anche al conseguimento dell’obbligo d’istruzione.
Occorrerà considerare il decennio nella sua continuità con il superamento delle attuali classi d’età, funzionali a quelle promozioni/bocciature che nulla hanno a che vedere con i reali processi di sviluppo/crescita e apprendimento di un soggetto in età evolutiva.
Sta alle singole ISA fare in modo che in dieci anni, con l’attivazione d’opportuni gruppi di lavoro e di percorsi in diversi laboratori, ciascun soggetto raggiunga il massimo delle competenze indicate dal MIUR e dall’EQF in modo che gli sia garantito, in forza di un insegnamento individualizzato, il successo formativo (vedi il comma 2 dell’art. 1 del DPR 275/99). Il che implica il superamento dell’aula contenitore di una data classe d’età e l’attivazione di aule/laboratorio opportunamente attrezzate.
Si ribadisce che non sarà più l’insegnante che si reca nell’aula della classe X, ma gruppi di alunni che si recano in aule laboratorio, opportunamente attrezzate (ovviamente si tratta di attrezzature minimali che non escludono l’esistenza e il funzionamento di laboratori particolarmente dedicati).
Il che implica un progressivo superamento dell’attuale organizzazione per classi d’età, per cattedre e per orari uguali per tutti gli alunni.

C) Un’istruzione secondaria triennale (15-18 anni), che si concluda:
1) con la certificazione di competenze di cittadinanza, culturali e pre-professionalizzanti;
2) con competenze culturali specifiche e professionalizzanti, differenziate a seconda dei diversi percorsi e indirizzi, sia istruttivi (l’istruzione di competenza dello Stato) sia formativi (l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni).
Si tratta di percorsi che garantirebbero a ciascun soggetto il soddisfacimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione (vedi art. 2, comma 1, punto c della legge 53/03).
Occorrerà istituire istituti comprensivi verticali e orizzontali dove siano attivi percorsi in cui a una solida cultura di base umanistica e scientifica, uguale per tutti, siano associati indirizzi pre-professionalizzanti e/o professionalizzanti.
Sarà necessario istituire nel primo anno di studi secondari post-obbligo d’istruzione (15/16 anni d’età) opportune passerelle che consentano attività d’orientamento e riorientamento, qualora il percorso decennale obbligatorio non abbia soddisfatto tali esigenze.
Occorrerà procedere a una riduzione delle discipline di studio (in considerazione del fatto che le “competenze obbligatorie” di base – di cittadinanza e di studio – sono state acquisite da ciascun alunno), alla scelta di discipline “mirate” e all’avvio di percorsi, anche e soprattutto, pluridisciplinari.

D) Occorre considerare ex novo l’insieme dei complessi rapporti tra l’istruzione secondaria statale e l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, nonché i rapporti tra titoli di studio, qualifiche triennali e diplomi quadriennali; e anche l’effettiva attuazione del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF).

Allegati:
Il riordino dei cicli di istruzione

L’European Qualification Framework (EQF) e il nostro Sistema Educativo di Istruzione e Formazione

Articoli correlati:
Riforma dei cicli scolastici: a 18 anni fuori dalla scuola!, Luigi Berlinguer pone alcune riflessioni sulla “riforma dei cicli scolastici (video)
Scuola superiore: quattro anni vi sembrano pochi?, di Fiorella Farinelli
Se 18 vi sembran pochi…, di Franco De Anna (parte prima)
Se 18 vi sembran pochi…, di Franco De Anna (parte seconda)
Si può uscire a 18 anni dalla scuola. Ma… (parte 1), la video intervista a Maurizio Tiriticco a cura di Carlo Nati
Si può uscire a 18 anni dalla scuola. Ma… (parte 2), la video intervista a Maurizio Tiriticco a cura di Carlo Nati

***
Immagine in testata di Photl (licenza free to share)

Maurizio Tiriticco

6 recommended

Rispondi

0 notes
120 views
bookmark icon

Rispondi