
D: Che cosa vuol dire dirigere una scuola al sud?
R: Vuol dire fare i conti innanzitutto con problemi generali infrastrutturali, poi con le questioni particolari che si presentano in ogni contesto. Al sud le scuole mancano dei necessari supporti per garantire la sicurezza e questa è una condizione che ci accomuna quasi tutti. Poi soffriamo di una risposta non sempre pronta e adeguata da parte degli enti che devono fornire i servizi e che spesso complicano le cose, invece di aiutarci a mettere ragazzi e docenti nelle condizioni migliori per lavorare.
D: In particolare, nella sua esperienza di dirigente a Cetraro?
R: Per quanto riguarda i servizi, noi abbiamo il problema dei trasporti che crea disagi notevoli. Il territorio è grande e molti studenti vengono da zone rurali. I ragazzi sono costretti a partire da casa la mattina presto ed a ritornare nel pomeriggio, tardi, anche nei giorni in cui fanno solo orario meridiano. questo certo non ci aiuta. E’un servizio è assolutamente carente.
D: Chi potrebbe aiutarvi?
R: Noi soffriamo della mancanza di sostegno da parte del territorio. Gli enti preposti, dal Comune alla Regione, dovrebbero prestare maggiore attenzione alla scuola ma non lo fanno. Questo, a differenza di quanto avviene in molte zone del nord, ci penalizza. Ogni volta bisogna combattere per ottenere quel minimo indispensabile che permette d lavorare in modo più o meno adeguato. La mia scuola è in un’area a rischio. Viviamo in una realtà complessa, in un territorio dove non mancano elementi malavitosi. Noi cerchiamo di tenere i ragazzi a scuola il più possibile anche di pomeriggio, il che non è affatto semplice. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo messo in piedi tanti progetti. Poi quest’ultima riforma ci complica la vita ancora di più: i tagli agli organici, l’aumento degli alunni per classe incidono in maniera negativa. Io tra poco andrà in pensione… ma vedo che la vita della scuola sarà sempre più complessa.
D: La sua scuola ha un indirizzo musicale…
R: Sì, per otto strumenti. Questo ci consente di tenere i ragazzi per più tempo a scuola e di offrire loro maggiori possibilità di apprendimento.
D: La musica vi aiuta?
R: Tantissimo. Poi noi facciamo un concorso nazionale importante, il “Rino Cipolla” che coinvolge 1500 ragazzi e 35 scuole in tutta Italia. E anche lì stiamo sempre col patema d’animo, non si sa mai se abbiamo o no finanziamenti. Ma in una situazione cosi delicata non possiamo lasciare che il nostro gioiello si perda. Il concorso è a maggio, quindi per organizzarlo bisogna partire da gennaio. Se le istituzioni ci dessero una mano, se lo istituzionalizzassero, almeno riusciremmo ad avere un minimo di tranquillità in più. Ma per ora siamo soli, a cercare di garantire il futuro dei nostri ragazzi in un territorio difficile.
non si confonda il problema principale con quello accessorio di enricomaranzana, pubblicato il 15/09/2009 Intervista eloquente. Il dirigente scolastico non tratta la questione fondamentale: lo sviluppo e il potenziamento delle capacita' e delle competenze dei giovani. Se la normativa vigente (T.U. 297/94) fosse applicata puntualmente la finalita' istituzionale sarebbe a portata di mano e si percepirebbero i reali problemi della scuola; quelli di contorno sarebbero ridimensionati. Sarebbe stato sufficiente focalizzare le difficolta' incontrate nella "elaborazione e nell'adozione degli indirizzi generali (CdI)", nella definizione dei "criteri generali della programmazione educativa (CdI)", nella "programmazione dell'azione educativa (CdD)", nella valutazione dello scostamento tra obiettivi programmati e risultati ottenuti per migliorare il servizio scolastico (CdD), per sanare molte falle. Se la scuola italiana fosse gestita in conformita' alle disposizioni di legge, oltre a allinearsi alla societa' contemporanea, avrebbe un potere contrattuale, per le questioni amministrative, molto piu' incisivo.
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