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Riflessioni sull’attuazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze

Pubblicato il: 11/01/2023 04:10:36 -


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Se il quadro normativo e regolatorio del sistema nazionale appare ormai definito ai vari livelli e sono sempre più numerose le esperienze attuative, in particolare a livello regionale, non si può dire che sia disponibile in modo generalizzato e diffuso un servizio, a domanda del cittadino, per la certificazione delle competenze maturate a seguito di esperienze lavorative e non, appartenenti al vissuto personale.

Uno dei problemi è proprio quello della difficoltà di rapporto tra persona singola e sistema, intendendo con ciò prima di tutto le Amministrazioni pubbliche.

Appare necessaria (prevista ma non sempre efficacemente attuata) un’intermediazione sistematica dei soggetti titolati, anche per tenere sotto controllo i costi delle operazioni. Soggetti titolati che non devono essere lasciati soli, ma anzi devono agire in stretta relazione con le Amministrazioni che li hanno accreditati.

Personalmente ritengo che occorra ormai confrontarsi sul piano strettamente operativo tra i vari attori, non solo istituzionali, se si vuole realmente dare impulso a questi servizi, affrontando con consapevolezza i nodi critici che tuttora ne rallentano il decollo o ne complicano il pieno dispiegamento degli effetti. 

Sembra infatti necessario dialogare su un piano di realtà, invece di lavorare separatamente, specie da quando la certificazione delle competenze viene evocata in ogni dibattito e viene inclusa sistematicamente in tutti i provvedimenti che finanziano o prevedono interventi formativi.

In molti avvisi si legge che l’erogazione dei servizi di certificazione è obbligatoria per la stessa ammissibilità del progetto: in alcuni casi la previsione di questo servizio dà anche luogo all’attribuzione di punteggi aggiuntivi in graduatoria.

È condivisibile la finalità di rendere trasparenti e spendibili gli apprendimenti maturati, ma siamo certi che il modo migliore sia rendere la certificazione un obbligo, quando essa è invece un diritto attivato a libera iniziativa della persona? 

E non è vero che in molti casi i progetti non hanno per loro stessa natura contenuti certificabili? Ci ricordiamo che sono certificabili unicamente le competenze ricomprese nel Repertorio nazionale e non qualunque apprendimento e che la certificazione è e rimane una responsabilità dell’ente titolare, anche quando ne affida l’esecuzione ad enti titolati? 

Il valore del riconoscimento delle competenze è intrinsecamente legato alla regolarità e pertinenza del processo di erogazione dei servizi ed è da evitare in tutti i modi che si crei una dannosa “concorrenza” tra attestazioni acquisite alla fine di un corso di formazione formale e certificazioni ottenute a valle dell’erogazione dei servizi di IVC. 

Il valore è primariamente nella spendibilità delle certificazioni acquisite, vale a dire nella loro utilità concreta, non solo all’interno dello stesso sistema, ma soprattutto tra sistemi: le qualificazioni rilasciate dalle Regioni, tuttavia, non sembrano ordinariamente spendibili, anche semplicemente in termini di crediti, nei sistemi di istruzione e dell’università. 

Questi aspetti richiedono appunto un dialogo prima di tutto fra gli attori istituzionali, ma non è meno importante un confronto di merito e diffuso con altri soggetti rilevanti, mi riferisco ai Fondi interprofessionali, al Terzo settore, alle Parti Sociali, al sistema della normazione privata.

Per far funzionare al meglio i servizi e, ancor prima, per dargli la diffusione e capillarità che meritano, è importante affrontare in concreto le questioni operative, capendo e chiarendo le motivazioni di ciascuno, senza fermarci alla condivisione “alta” dei principi e degli obiettivi.

Sembrano evidenti l’interesse della persona e i vantaggi che ottiene e anche quello dei soggetti titolati, che hanno investito e si stanno specializzando nell’offerta di questi servizi, ovviamente da remunerare; può anche darsi per scontata la motivazione degli enti titolari che, al minimo, hanno il dovere e l’obbligo di rendere realmente esigibile il diritto all’apprendimento permanente, di cui la certificazione è strumento principe.

Ma conosciamo realmente gli obiettivi degli altri attori? Cosa possiamo dire delle motivazioni delle imprese, dei Fondi interprofessionali o del sistema della normazione privata? 

Sembra davvero non rimandabile un dialogo fruttuoso tra istituzioni e con gli altri attori, perché il sistema nazionale di certificazione delle competenze ha bisogno dell’impegno fattivo di tutti, non dovendo lasciare da solo il singolo cittadino a tutelare e rivendicare il proprio diritto.

 

Alessandra Tomai Dirigente Area Programmazione dell’Offerta Formativa e di orientamento. Direzione Regionale Istruzione, Formazione e Lavoro

Nota redazionale

Riferimenti legislativi – Lunghi  i tempi, quasi un decennio, per  dare avvio alla realizzazione di  interventi necessari.

  •  Legge 28 giugno 2012, n. 92 Sistema nazionale di certificazione delle competenze SNCC – (articolo 4, comma 58 )
  • Il Decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 colloca il SNCC nell’ambito dei  processi nazionali volti a garantire il diritto individuale all’apprendimento permanente. 
  • Gennaio 2021 Linee guida per l’inter-operatività degli enti pubblici titolari nell’ambito del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze. 
  • Luglio 2021 Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle competenze della popolazione adulta è approvato in Conferenza Unificata Stato Regioni

Obiettivi degli interventi individuati per i soggetti beneficiari:

  • recuperare competitività nel mercato del lavoro; 
  • aumentare le possibilità di inserimento e reinserimento nei contesti di vita sociale, lavorativa e familiare.

Focus per il periodo  2021-2025 : 

  1. Resilienza e flessibilità dei sistemi IFP rispetto all’innovazione; 
  2. Sviluppo  della cultura dell’apprendimento permanente e sviluppo della sua rilevanza rispetto a digitalizzazione e automazione; 
  3. Sostenibilità, garantita da una offerta formativa attenta alle questioni della transizione verde;
  4.  Sviluppo della dimensione internazionale nell’Area europea dell’istruzione e della formazione.

 

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