Lingua italiana: coniugare il futuro

in Politiche educative

di Maria Katia Gesuato | del 26/06/2009 |commenta

Lingua italiana: coniugare il futuro
Nel mercato globale dell’insegnamento delle lingue straniere la lingua italiana esercita un grande appeal. Un’occasione imperdibile per promuovere una diversità e una insuperata tradizione culturale di grande attualità.



La domanda di lingua italiana nel mondo è molto elevata. Realtà importante ma poco conosciuta. Eppure l’italiano è una lingua di nicchia: è parlato solo in un paese, la sua letteratura e la sua produzione culturale contemporanee (salvo clamorose eccezioni) stentano a varcare i confini nazionali. Le motivazioni di questa forte domanda sono varie. In alcuni paesi si studia l’italiano per approdare a una vita diversa. In altri per viaggiare attraverso il Belpaese “più attrezzati”, per apprezzare meglio il “made in Italy”: cucina, design, moda. Si studia però soprattutto per accedere alla grande storia del nostro Paese, in particolare quella dell’Umanesimo e del Rinascimento. Una stagione artistica e culturale, irripetibile ma non superata, centrale nel processo di formazione dell’idea e di identità d’Europa, che ha influenzato tutta la cultura occidentale attraverso vari meticciati, non sempre politically correct.

L’offerta di lingua italiana nel mondo deve prendere atto di questo dato. Il lettore madrelingua possiede l’esclusiva di tale offerta. Ambasciatore della lingua e della cultura italiana ha, nell’ordine, il compito di:
• conoscere il più possibile e valutare attentamente la realtà socioculturale in cui opera;
• creare un clima favorevole al dialogo e alla comunicazione;
• promuovere la diversità culturale del proprio paese.

Nel mercato in cui è l’italiano il bene richiesto, il lettore deve recuperare i valori di quel grande passato, attualizzarli e presentarli per non disperdere un’eccellenza che esercita, a buon diritto, grandissimo fascino e attrattività su un vasto pubblico. In altri termini attraverso la lingua promuovere la cultura del perché, la libertà dell’intelligenza e della creatività, la libertà del dialogo tra individui contro ogni dogmatismo e ogni principio d’autorità. Studiare una lingua apre un primo spiraglio su un mondo di valori culturali. Impararla rende partecipi del divenire di una cultura.

Parlare una lingua contribuisce alla sua evoluzione, crea un meticciato. Insegnare e apprendere l’italiano deve anche dare valore – soprattutto nei contesti più lontani dall’Europa – allo scambio tra individui autonomi capaci di produrre, di argomentare, di scegliere. Se accettiamo che le culture non sono statiche ma dinamiche, l’obiettivo che ogni lettore deve conseguire per sé e per i suoi discenti è la "cultural awareness". Ne consegue che il relativismo culturale – le regole del mercato - è certamente l’astensione da giudizi di valore, il rispetto per l’altro, ma non è e non può essere l’accettazione supina dei modelli culturali presenti. È invece, confrontare i propri con gli altrui, è possibilità di sceglierne e adottarne altri, è cambiamento, alterazione, contaminazione.

Coniugare il futuro dell’italiano nel mondo è applicare il principio di reciprocità del diritto internazionale alla didattica della lingua. Chi apprende e chi insegna è portatore di identità rispetto a se stessi e di diversità rispetto all’altro. La sfida per entrambi è non abdicare alla propria, non rinunciare all’altra.

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