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Le competenze linguistiche per la vita

Pubblicato il: 08/09/2021 02:26:16 -


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Le competenze linguistiche sono uno degli aspetti fondamentali che riguardano la formazione professionale in carico alle Regioni. I corsi di formazione professionale organizzati dalle regioni sono ampiamente partecipati non solo da giovani ma anche da coloro che, già in età adulta, chiedono un aggiornamento professionale, un cambio di carriera. Si tratta di italiani e stranieri, giovani e adulti che richiedono una qualificazione professionale spendibile sul mercato in breve tempo. Per fare alcuni esempi: Operatore Socio Sanitario (OSS), Operatore informatico, Operatore del legno, Operatore del benessere.

Come normativa vuole, i corsi non prevedono una certificazione della conoscenza delle lingua italiana ma, in realtà, ve ne sarebbe altamente bisogno proprio per garantire la comprensione delle informazioni durante il corso ma soprattutto delle istruzioni operative per la sicurezza del lavoratore.

Sono dati ufficiali quelli che parlano di analfabetismo funzionale e che riguardano il 28% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni secondo i dati OCSE – PIAAC 2012; si veda al tal proposito anche  il documento Le conseguenze del futuro Fondazione Feltrinelli 2018.

A seguito della pandemia e della conseguente diffusione del digitale, la situazione si è ulteriormente aggravata. Il rapporto PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies)  precisa che l’Italia si pone agli ultimi posti per le competenze linguistiche, ovvero per la capacità dell’adulto di comprendere un testo e di utilizzare le informazioni. In tutti i paesi tra cui l’Italia, le competenze degli adulti sono fortemente correlate con i livelli d’istruzione. Le competenze linguistiche giocano un ruolo importante anche nella vita quotidiana, influenzando lo stato di salute, la consapevolezza politica, la partecipazione alle attività di volontariato e il senso di fiducia nel prossimo.

Per quanto riguarda i cittadini stranieri, il permesso di soggiorno è condizionato alla certificazione della conoscenza della lingua italiana a livello A2 del QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento per la Conoscenza delle lingue) secondo il DPR 179/2011 – Accordo di Integrazione. Ma qui non si tratta di permesso di soggiorno, quanto piuttosto di vera inclusione nella vita professionale, con consapevolezza e capacità di partecipazione attiva alla vita della società. Vi è la necessità di garantire al lavoratore la prevenzione delle situazioni di rischio in ambito professionale. Vi è del resto la necessità di garantire un adeguato supporto nello svolgimento delle mansioni. 

Allora quale soluzione adottare? Non è necessario dibattere sulla opportunità o meno di modificare il livello di certificazione linguistica per l’ottenimento del permesso di soggiorno.  La proposta infatti si lega alla formazione professionale dell’individuo e alla sua capacità di esercitare la cittadinanza in modo attivo e consapevole, dentro e fuori l’ambiente di lavoro.

Basterebbe un accordo di collaborazione tra le regioni e i CPIA (Centri Provinciali Per l’Istruzione degli Adulti) dove si chieda di accompagnare il percorso di formazione professionale con una certificazione linguistica almeno di livello B1. Cosa significa B1? Livello B1, intermedio o soglia – «Comprende i punti chiave di argomenti familiari che riguardano la scuola, il tempo libero ecc. Sa muoversi con disinvoltura in situazioni che possono verificarsi mentre viaggia nel Paese di cui parla la lingua. È in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale. È in grado di esprimere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze e ambizioni, e anche di spiegare brevemente le ragioni delle sue opinioni e dei suoi progetti».

L’accordo tra Regioni e CPIA garantirebbe al giovane e all’adulto di conseguire una qualifica professionale e una certificazione linguistica a integrazione del diploma o attestato professionalizzante. La proposta non è nuova e si colloca perfettamente in linea con l’esigenza di garantire, anche per l’età adulta, «la possibilità di acquisire i saperi minimi necessari per collocarsi adeguatamente nella vita sociale e produttiva’» (Conferenza unificata Stato – regioni, Stato – città e autonomie locali sottoscritto in data 02.03.2000); e inoltre con il Consiglio Europeo di Lisbona (marzo 2000) che evidenzia la necessità di «un apprendimento lungo tutto l’arco della vita attraverso i tradizionali percorsi di istruzione e formazione o nel quadro dell’apprendimento basato sul lavoro».

Oriana Micheletti docente di scuola primaria

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