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Gli “inculcanti”

Pubblicato il: 31/03/2011 17:04:05 -


C’è un antidoto all’inculcare? Eccolo: “Ai docenti è garantita la libertà di insegnamento. L’esercizio di tale libertà è inteso a promuovere attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la piena formazione della personalità degli alunni”.
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Il discorso del presidente di un mese fa si avvaleva del verbo “inculcare” due volte: una per addossare agli insegnanti di oggi il vizio a “inculcare” che fu dei sessantottini, ormai pensionati; l’altra per rivendicare il diritto dei genitori a “inculcare”. Contraddizione a parte, la valenza politica sta tutta nel mobilitare i genitori cattolici per una scuola tutta loro. “Ci sono le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione” dichiara e argomenta a tutto tondo sulla Stampa del 28 febbraio scorso, il “vescovo ciellino di San Marino-Montefeltro Luigi Negri, esponente di primo piano della Cei e presidente della fondazione per il Magistero sociale della Chiesa”. Il discorso del 26 febbraio ha inserito nell’informazione di massa ciò che già sta nell’informazione specialistica (si veda la proposta di legge 953). I tempi del passaggio dall’annuncio ai fatti non sono prevedibili, ma lo è il cambiamento dei principi con cui i cattolici hanno governato la scuola per oltre mezzo secolo. Basta qualche esempio che non ci allontani dal verbo “inculcare”.

Ce n’è uno recente, ma che richiama molto del passato, ed è l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, molto pubblicizzato dal MIUR (utile ricordare Moro, padre dell’Educazione Civica) ma poi lasciato a sorte grama. E a ragion veduta: quanto avrebbero dovuto faticare, e inutilmente, i genitori decisi a inculcare nei figli la convinzione che l’articolo 3 della Carta è opera dei comunisti e non anche, e non poco, e talvolta perfino soprattutto, dei cattolici della DC? Quanto alla Cittadinanza, mi rivedo ospite in una vasta platea di cattolici in cui un inculcante, peraltro uomo di governo, assolutizzava il primato educativo della famiglia fino al conflitto, diceva, con la Chiesa. Fu interrotto da una mano e una voce: “E se la famiglia è mafiosa?”. Dubbio profetico: vent’anni dopo, e cioè oggi, le mafie del Sud invadono l’Italia intera; la corruzione negli uffici pubblici ha un costo di 60/70 miliardi; l’Italia è sul fondo della graduatoria mondiale della legalità; il familismo amorale, già vizio di zone depresse, è ora orgoglio nazionale. Da notare: l’obiettore era un prete.

Art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ONU 1948: “L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali … I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”. Il diritto dell’alunno alla individualità della propria crescita equilibra il diritto di scelta dei genitori, e disancora l’educazione dalle teorie e dalle credenze che hanno bisogno di essere inculcate. Da qui le riforme scolastiche di quantità e di qualità dei paesi avanzati nella prima parte del secondo Novecento, Italia compresa seppure a stralci. Da qui l’alfabetizzazione del pianeta, che prima in Asia e oggi in Africa ha debellato il ciclo perverso delle generazioni “inculcate a inculcare”, e che tenta di disinnescare l’incubo del “conflitto di civiltà”. L’art. 26 è stato scritto dal giurista René Cassin sulla linea delle convergenze con Jacques Maritaine, autorevolissimo filosofo cattolico.

C’è un antidoto all’inculcare? Eccolo: “Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento. L’esercizio di tale libertà è inteso a promuovere attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la piena formazione della personalità degli alunni. Tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni stessi”. È l’art. 1 del DPR 417, il meno conosciuto dei D.D. previsti dalla L. 477/73 e firmati e definiti “rivoluzione silenziosa” dal ministro democristiano Franco M. Malfatti; famosi invece quelli relativi agli organi collegiali. L’indifferenza verso l’articolo sopra riprodotto è stata ed è tale, per colpa di tutti, che nessuno ricorda l’attuale perdurare della sua vigenza. Eppure è difficile immaginarne un altro con cui salvare la scuola italiana. E sempre che non ci si accontenti di rispondere agli inculcanti con la sola indignazione.

Giorgio Porrotto

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