Home » Politiche educative » Formazione degli insegnanti: un decreto in sordina

Formazione degli insegnanti: un decreto in sordina

Pubblicato il: 14/02/2011 16:04:52 -


In concreto, che avverrà ora? Per le scuole dell’infanzia e la primaria nessuna prospettiva sul reclutamento come nella secondaria, la formazione passerà dal precedente corso quadriennale al nuovo, quinquennale. La secondaria paga invece un prezzo elevatissimo alla irresponsabile decisione di cancellare le SSIS, presa non contestualmente all’avvio di un nuovo sistema, ma a prescindere.
image_pdfimage_print

A distanza di cinque mesi da quando, con roboanti annunci mediatici, la Ministra Gelmini annunciò la firma del decreto che finalmente avrebbe dato al Paese la formazione di nuovi insegnanti proiettati sul futuro, nonché il decollo di questa grande innovazione nell’anno accademico/scolastico 2010-11, la pubblicazione del Regolamento datato 10 settembre 2010 sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2011 avviene ora nel silenzio, salvo per le informazioni che gli addetti ai lavori trovano nei siti specializzati.

Se nella homepage del MIUR si guarda al punto “Come cambiano scuola e università”, nella lunga lista delle innovazioni non c’è traccia di questa. Se poi si passa alle sezioni “Istruzione” e “Università”, nella prima non c’è nulla, mentre nella seconda troviamo finalmente il riquadro “Formazione Insegnanti”: ma esso contiene solo i documenti, di due anni fa, della “Commissione Israel” da cui il Regolamento deriva.

Proprio nel primo dei documenti, il decreto 30 luglio 2008, si coglie comunque un elemento che spiega l’attuale imbarazzo: alla Commissione era affidato “il compito di definire i requisiti e le modalità della formazione iniziale e della attività procedurale per il reclutamento del personale docente delle istituzioni scolastiche”. Sulla carta, formazione e procedure di reclutamento avrebbero dovuto cioè essere elaborate congiuntamente, come logica impone. Ma alla Commissione fu subito detto che l’indicazione del decreto non andava presa sul serio: si occupasse della formazione, al reclutamento avrebbe pensato la politica. La Commissione ubbidì.

Due anni dopo, quando nella ricordata Conferenza stampa dell’inizio di settembre fu presentato il risultato monco, relativo alle sole modalità della formazione, la Ministra annunciò che il provvedimento sul reclutamento “è a buon punto e arriverà entro due-tre mesi” (Il sole-24 ore, 10.9.2010). Al riguardo, non si ha ora notizia neppure di bozze: siamo ancora alla formazione senza reclutamento.

Non si sa, perciò, come i nuovi abilitati potranno effettivamente accedere all’insegnamento, salvo che per le supplenze affidate dai singoli istituti scolastici. Non entreranno nelle “graduatorie permanenti” – che sono a esaurimento –; quanto ai concorsi (la procedura che per la nostra Costituzione dovrebbe essere obbligatoria), dal 1999 non vengono banditi secondo la normativa in vigore, e una nuova non c’è.

La stessa formazione, nel frattempo, è stata moncata. Per quanto concerne la Secondaria, il Regolamento definisce le Lauree Magistrali solo per gli insegnanti nel 1° grado (“media”); le indicazioni relative al 2° grado (“superiore”) sono state cassate dalla Corte dei Conti (e questa è la ragione del ritardo nella pubblicazione) perché non sono ancora stabilite – dopo le modifiche ai Licei e agli Istituti – le relative Classi di abilitazione.

***

In concreto, che avverrà ora? Mi soffermo solo sulla secondaria; infatti le scuole dell’infanzia e primaria, mentre per il reclutamento sono anch’esse coinvolte nell’assenza di prospettive, per la formazione sono in presenza di una transizione indolore dal precedente corso quadriennale al nuovo, quinquennale. Fino al momento di tale transizione si continua come prima.

La secondaria paga invece un prezzo elevatissimo alla irresponsabile decisione di cancellare le SSIS, presa – quasi tre anni fa – non contestualmente all’avvio di un nuovo sistema, ma a prescindere.

Gli ultimi laureati che hanno avuto la possibilità di iscriversi a un percorso di preparazione all’insegnamento sono quelli del luglio 2007. Ogni ritardo nell’avvio del nuovo percorso abilitante non solo danneggia loro, ma determina una crescente massa di nuovi “sub-precari”: in molti casi, soprattutto ma non solo nell’area scientifica, hanno già insegnato decine di migliaia di non abilitati o perché le graduatorie degli abilitati sono esaurite, o perché qualche supplenza non viene accettata da alcuni tra essi.

Vi sono pertanto ottime ragioni per auspicare un rapido decollo del percorso destinato a coloro che hanno conseguito la laurea magistrale “ordinaria” che dava titolo all’iscrizione alla SSIS: essi accederanno direttamente, a numero chiuso, al TFA (anno di “Tirocinio Formativo Attivo”). A regime, il percorso TFA sarà preceduto da Lauree magistrali specificamente mirate all’insegnamento; per il momento, e per molti anni, la brillante innovazione nella formazione degli insegnanti secondari consiste nell’aver ridotto da due a un anno la preparazione alla professione, lasciando inalterati i cinque anni puramente disciplinari.

Occorrono però, per iniziare almeno nel 2011-12, ulteriori atti: l’assunzione dei tutors coordinatori, indispensabili per gestire il tirocinio vero e proprio, nonché – tema delicatissimo – la determinazione dei numeri disponibili per le iscrizioni. Questi devono corrispondere al “fabbisogno” di insegnanti, per la cui determinazione occorre decidere in che termini si terrà conto della presenza degli iscritti nelle graduatorie permanenti. Se si attivasse il TFA solo in presenza di graduatorie esaurite, in molti casi non vi sarebbe per molti anni alcuno spazio per nuovi laureati, l’età degli insegnanti italiani continuerebbe a crescere e il nuovo sistema resterebbe quasi ovunque sulla carta. Per evitare tutto ciò è necessario ricorrere a un “doppio canale”; ma al momento un dibattito al riguardo non è neppure iniziato.

In una situazione come questa, non ha alcun senso discutere dei contenuti delle future Lauree Magistrale ad hoc, per la cui attivazione le procedure sono ancora più complesse; alcuni professori universitari lo fanno, ma si tratta di discorsi accademici nel senso deteriore del termine. Ed è ben comprensibile che il mondo della scuola, che dovrebbe essere chiamato a dare un forte contributo a un tema che è determinante per la scuola di domani, se ne disinteressi.

Il testo del Regolamento è reperibile ai seguenti URL:
http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20110204/decreto-ministeriale-249-del-10-settembre-2010-regolamento-per-la-formazione-iniziale-dei-docenti.pdf

www.unisi.it/v0/minisito.html?fld=5817

Giunio Luzzatto

8 recommended

Rispondi

bookmark icon

Rispondi