Home » Politiche educative » “Choc de savoir”: il controverso cantiere di Gabriel Attal per la scuola francese

“Choc de savoir”: il controverso cantiere di Gabriel Attal per la scuola francese

Pubblicato il: 08/05/2024 07:15:21 -


Nota redazionale. È difficile ricomporre in una visione organica l’insieme d’interventi che il Ministero recentemente sta proponendo per la scuola. Sono, infatti, interventi che spaziano dal ritorno ai giudizi sintetici nella scuola primaria, al voto di condotta, alla durata della scuola secondaria di secondo grado, alle varie e diverse modalità volte ad affrontare il tema dell’inclusione scolastica e quant’altro. Proprio questa difficoltà di lettura di una visione organica porta a riflettere su come la complessità delle questioni poste dalla contemporaneità al sistema d’istruzione sia affrontata in altri Paesi. Vale, quindi, la pena riflettere ancora su temi e metodi attraverso i quali, in Francia, queste questioni sono poste all’ordine del giorno dell’azione governativa. Non si tratta affatto di condividere soluzioni e proposte d’arretramento, «pedalate all’incontrario» secondo la definizione di una parte della stessa opinione pubblica francese, bensì di cogliere questa opportunità per confrontarsi con percorsi di analisi di quella crisi della scuola che anche nel nostro Paese si manifesta nella sua drammatica evidenza. Nello stesso tempo appare sempre più urgente riattivare in Italia una stagione di proposte e decisioni adeguate a garantire il diritto allo studio per tutte e tutti, a partire dalla necessità di realizzare di fatto, per via istituzionale, quei 10 anni di scolarità obbligatoria che, restando sempre sulla carta e mancando di effettività, rendono inutili i provvedimenti di efficientismo, che compaiono disordinatamente nelle disorganiche “uscite” del MIM.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Nous ne sommes plus dans le temps des constats. Nous sommes dans le temps de l’action[1]

In un paese lacerato da fratture, acuite dalla rivolta dei gilets jaunes tra il 2018 e il 2020, dagli scioperi contro le riforme in seguito, oltre che dalla perdurante crisi delle banlieues la scuola è per il presidente Emmanuel Macron “la mère de toutes les batailles”. Di fronte ai risultati di PISA 2022[2][3], delle valutazioni nazionali[4] e delle patologie denunciate in Parlamento[5] per Gabriel Attal, approdato a luglio 2023 all’Éducation nationale, si impone “un électrochoc”“. Annunciando il 5 ottobre 2023 “une nouvelle page dans l’histoire de l’école” scatena il dibattito sui media e l’opposizione della comunità educativa[6].

Dopo la consultazione di 230.000 docenti e di un centinaio di esperti, il 5 dicembre 2023 viene presentato in conferenza stampa il dossier Choc de savoir: una ragionata disposizione di interventi per le scuole, i collèges e i licei, incasellati entro precisi assi di lavoro e imbrigliati in un cronoprogramma di dettaglio fino al 2026. I campi di azione sono diversi, dalla riforma dei programmi alla certificazione dei libri di testo, dal prolungamento del tempo scuola alla prova aggiuntiva di cultura scientifica nel baccalaureato, dall’utilizzo del “Singapore math” all’adozione pedagogica dell’Intelligenza artificiale. Il quadro è completato dagli eterni ritorni della riforma della formazione iniziale degli insegnanti, dell’introduzione della divisa scolastica e del “réarmement civique”. La proposta, con il transito del ministro all’Hôtel Matignon il 9 gennaio 2024, entra nell’agenda stessa del governo francese.

In questo contesto alcuni interventi, radicali e controversi, diventano le misure faro dell’era Attal.

Gruppi di livello per matematica e lingua al Collège

Drastica è l’indicazione dei gruppi di livello in matematica e francese nel Collège, una misura strutturale prevista per le classi 6a e 5a a partire dal 2024-25 e per le 4a e 3a con il 2025-26. Costruita sulla base dei bisogni identificati dagli insegnanti e delle valutazioni di inizio d’anno con possibile variazione in corso d’anno, la nuova organizzazione intende affrontare la eterogeneità tra gli studenti superando le inadeguate soluzioni finora adottate.

Le modifiche alle norme esistenti sono fissate dall’Ordinanza del 15 marzo 2024 la cui bozza era stata rigettata, all’unanimità, l’8 febbraio dal Conseil supérieur dell’Éducation (CSEN) l’organismo che rappresenta in senso ampio la comunità scolastica nelle sue diverse componenti.

A sostegno della scelta il dossier fa riferimento alle buone pratiche correnti in Svizzera, in Svezia e in Danimarca nonché ad alcune indagini e a una recente sintesi delle ricerche.

Ill Brévet per l’ingresso al liceo

Al termine del Collège le conoscenze e le competenze acquisite sono certificate dal diplôme national de brevet (DNB) con un elaborato sistema di punteggi e di standard che riassumono i risultati della valutazione continua e delle prove finali. Con la rottura di una tradizione pluridecennale a partire dal 2025, il DNB diventa un prerequisito per l’accesso al liceo: lo scopo è quello di disporre di un filtro rigoroso sulla preparazione degli studenti. Senza il DNB gli studenti potranno frequentare una classe “prépa-lycée” per la cui sperimentazione, prevista in almeno un liceo per dipartimento, è già stata definita l’organizzazione[7]. Si pronuncia, a larga maggioranza, contro le classi “prépa-lycée” il CSEN.

Il tabù delle ripetenze

Nella scuola francese le ripetenze incidono più che in altri paesi (11% di quindicenni con ripetenze rispetto al 9% dei valori medi OECD)[8]. Il tasso di ripetenza, tuttavia, ha subito una forte contrazione: nella classe 6° dal 10% del 2000 è sceso al 5% nel 2009 e a meno dell’1% dal 2016 in poi; nella classe 3a è passato dal 7% nel 2000 al 3.5% nel 2011 per giungere al 2,2% dal 2016 fino al 2022. Il tema, comunque, è stato, ed è, popolare a livello di opinione pubblica ma anche tra gli studenti.

Criticando la transizione quasi automatica da un anno al successivo a prescindere dal livello di competenza il ministro Attal rimette la decisione in mano all’autorità dei docenti nel quadro di una “revitalisation pe?dagogique” abolendo il correctif accademic, cioè la possibilità dell’autorità scolastica di modificare le valutazioni delle scuole.

Sul tema, nel CSEN il dissenso prevale con 57 voti contrari, 3 a favore e 11 astenuti.[9] Si oppone anche il presidente del Conseil scientifique de l’éducation Stanislas Dehaène appellandosi ai risultati scientifici.[10]

Le nuove disposizioni sono contenute nel decreto no. 2024-228 del 16 marzo: per l’ammissione all’anno successivo occorre tener conto dei progressi realizzati dagli studenti, anche nel caso di attività di accompagnamento. Qualora non si sia riusciti a rimediare alle difficoltà elevate di apprendimento, il capo di istituto può disporre la ripetenza dopo aver dialogato con i genitori e lo studente, se maggiorenne, e a condizione di una conferma da parte del consiglio di classe.

L’introduzione della “tenue unique[11]

Fuori sacco rispetto allo “Choc de savoir” è la previsione della divisa scolastica con l’obiettivo dichiarato nei documenti ufficiali è di rafforzare la coesione tra gli studenti, migliorare il clima scolastico, valorizzare l’immagine della scuola e creare un senso di appartenenza e di unità tra gli studenti, senza escludere i vantaggi logistici per le scuole e per i genitori.[12].

Come un “serpent de mer” la questione dell’uniforme riemerge periodicamente: nel 1958 con una proposta di legge senza esito, nel 2003 e nel periodo 2007-2009 con successivi tentativi del ministro di Xavier Darcos, nel 2016 nei programmi elettorali di François Fillon e Marine Le Pen, nel 2022 e 2023 con proposte di legge senza seguito. L’iniziativa politica riflette anche l’esigenza di contrastare l’attacco alla laicità della scuola con l’epidemia dei segni religiosi già fronteggiata da Attal con la proibizione dell’abaya a scuola.

La proposta è annunciata, tuttavia, con qualche circospezione. Discrezionalità viene per ora lasciata alle scuole. ?Si la communauté éducative demande à l’expérimenter… j’y suis favorable”, dichiara il primo ministro. La sperimentazione prevista è limitata a 100 scuole su 60.000 in attesa degli esiti per una eventuale generalizzazione nel 2026. Lo stesso presidente Macron precisa “Je ne pense pas que … la tenue scolaire unique soient la solution magique qui permette de régler tous les problèmes de harcèlement, de laïcité, d’inégalités sociales».[13] Gli fa eco il primo ministro affermando: “Est-ce qu’on peut imaginer que ce serait solution magique pour régler tous les problèmes? Je n’y crois pas“.[14]

Alla divisa scolastica il 68% dei francesi (il 73% degli over 55 e il 63% nella fascia 18-34 anni) si dichiara favorevole nel 2023[15] anche se non c’è unanimità sulla scena politica come documenta la forte opposizione del precedente ministro Pap Ndiaye.  A uno sguardo globale la scelta della divisa, comunque, potrebbe essere un allineamento a quanto avviene nella maggior parte dei paesi del mondo.

Interventi a pioggia senza una vera politica?

Il mega-cantiere di Gabriel Attal scatena una bufera di opposizioni con forti reazioni delle organizzazioni sindacali degli insegnanti a cui si sono aggiunti i dissensi di esperti e ricercatori, delle forze politiche della sinistra, con ampio risalto sui media.

Il 30 gennaio all’Assemblée nationale, Gabriel Attal rivendica alla base del suo progetto la realtà dei fatti così come viene testimoniata dai genitori e dagli insegnanti (“Pas besoin des études internationale pour cela…”)[16] in contraddizione con l’adozione, dichiarata nello Choc de savoir, della scienza come bussola[17] sollevando la questione delle evidenze scientifiche a supporto alle misure proposte.

Sui gruppi di livello, un’area di grande interesse nella ricerca scientifica, la discussione è dominata dal richiamo alle evidenze sulla loro inefficacia e sui connessi rischi di discriminazione. Secondo notizie giornalistiche Gabriel Attal avrebbe raccolto un suggerimento da Andreas Schleicher per l’organizzazione di gruppi per le discipline fondamentali.[18] Il rapporto IDEE[19], citato nel dossier de presse, presenta una meta-analisi degli studi osservando in conclusione che “la version qui a été annoncée par le ministre, … est un entre-deux entre les classes de niveau inefficaces et les groupes de besoin dont certaines modalités ont démontré leur efficacité[20] suggerendo al primo ministro di avere il coraggio di sottoporre la misura a sperimentazione e di proseguire eventualmente sulla base dei risultati.

Sulla sostanziale inefficacia delle ripetenze e sul loro impatto sulle diseguaglianze sociali esistono risultanze della ricerca come è documentata l’esperienza di sistemi scolastici con bassi livelli di bocciature e risultati elevati degli studenti. Nel dossier de presse citato si fa riferimento a studi che non escludono in particolari circostanze effetti positivi delle bocciature.[21] La promozione sistematica da una classe alla successiva, d’altra parte, non risulta aver dato buona prova visti i risultati degli studenti. La probabilità di un ritorno delle ripetenze nella scuola francese appare, comunque, difficile di fronte alla prassi ormai consolidata di bocciature eccezionali rafforzata già dalla Loi d’orientation del 2013. Parlando di un tabù da superare, in realtà, Attal riprende un tentativo già compiuto, senza successo, nel 2017 dal ministro Blanquer.

Sui benefici auspicati delle divise scolastiche non ci sono evidenze conclusive nella letteratura[22].

Il ministro è atteso alla prova del budget necessario di fronte all’aumento delle spese, dalla nuova formazione degli insegnanti al prolungamento degli orari di apertura delle scuole, dagli organici aggiuntivi necessari (si stimano 19.000 posti ulteriori per i gruppi di matematica e lingua) a fronte di carenze per l’ordinario ai costi eventualmente indotti dall’aumento delle ripetenze. La spesa stimata a regime di circa 4 miliardi di euro non è indifferente.

Sulle divise scolastiche, mai state obbligatorie in Francia, aleggia Il fantasma di un’età dell’oro. L’uniforme, ribattono i critici, non riduce le disuguaglianze sociali, al massimo le nasconde senza modificare le condizioni quotidiane dei figli di famiglie svantaggiate. Inoltre la spesa a carico dello Stato o degli enti locali supera i 2 miliardi di euro secondo le stime (200 euro pro-capite per 10 milioni di studenti), risorse più efficacemente utilizzabili per le condizioni di insegnamento e le strutture edilizie. L’erogazione a tutti gli studenti a prescindere dalle condizioni socio-economiche appare come una minaccia all’equità, pur all’insegna dell’eguaglianza. Anche la ripartizione dei costi tra il governo, i comuni, i dipartimenti e le regioni non è senza problemi. Riflettendo sulle inconcludenze del dibattito pluridecennale lo storico dell’educazione Claude Lelièvre prevede che “le débat actuel ne donnerà lieu à quelque mesure que se soit [23]. La difficile praticabilità è confermata, peraltro, dalle fallite esperienze del passato, come è il caso emblematico della citta di Provins[24].

Nell’intera vicenda del mega-cantiere di Gabriel Attal si coglie la trama di un ragionato marketing politico e comunicativo. Al primo ministro si riconosce la capacità di riciclare temi populisti appropriandosi dei cavalli di battaglia della destra. Il pressante iperattivismo distrae l’attenzione dallo stato di crisi della scuola francese e rimuove gli effetti discriminatori delle misure messe in campo. Nell’assenza della mixité scolaire e delle disuguaglianze sociali si colgono i segnali della droitisation del macronismo. Tracce di nostalgico ritorno alla scuola di ieri (bocciature, autorità, divisa) ispirano il cambiamento di paradigma[25]. Insieme con la divisa, quasi provocatoria è la divisiva certificazione dei libri di testo, rottura della tradizione repubblicana di libertà rimessa in discussione solo nel 1940 con il governo di Vichy.

La pluralità di istanze sollevate e di piste di lavoro raccolte sembra denunciare un macronisme sans bussole ed escludere l’attalismo come un’opzione politica.

La pioggia di critiche, l’opposizione delle comunità scolastiche, il dissenso dei sindacati degli insegnanti e la contrarietà del CSEN, rappresentano uno scenario sfavorevole per la messa in opera che potrebbe spingere il governo a qualche rétropédalage in fase di definizioni applicative. La scaramuccia con il proprio ministro dell’educazione per la sostituzione del gruppo di livello con gruppo di bisogno potrebbe inoltre essere un’anticipazione di possibili dialettiche di vertice.

Je ne prends pas des positions, je prends des décisions et je les fais appliquer[26]

Con la transizione dai decreti alla realtà delle comunità scolastiche, delle scuole e delle classi i prossimi mesi metteranno alla prova la solidità delle ambizioni in campo educativo e dell’iperattivismo di Gabriel Attal. L’implementazione delle misure in cantiere sarà la cartina di tornasole della capacità dello stile direttivo e delle abilità comunicative del primo ministro di invertire la rotta a livello di Collège come è avvenuto, ad esempio, nella scuola primaria francese dal 2017 al 2024.

[1]È tempo di agire” Dall’intervento di Gabriel Attal il 5 ottobre Giornata mondiale degli insegnanti.

[2] DEEP, “PISA 2022: la France ne fait pas exception à la baisse généralisée des performances en culture mathématique dans l’OCDE”, Note d’Information, 23.28 dicembre 2023.

[3] OECD, PISA 2022 Results: factsheets – FRANCE, OECD, Paris 2023.

[4] DEEP, E?valuations de de?but de quatrie?me 2023 Premiers re?sultats Document de travail n° 2023-08 Dicembre 2023, pp.39;45.

[5] Cfr. Assemblée Nationale Dossier de Presse 24 gennaio 2024 Mission d’information sur l’apprentisssge de la lecture (Annie Genevard, M.Fabrice Le Vigoureux) e la versione provvisoria del Rapporto dal Senato (Mission conjointe de contro?le sur le signalement et le traitement des pressions, menaces et agressions dont les enseignants sont victimes  Rapport Tome I VERSION PROVISOIRE Marzo 2024.

[6] Cfr. Merle P., “Loin de créer un choc des savoirs”, Gabriel Attal va produire un choc d’ignoranceLe Monde, 19 dicembre 2023.

[7] Cfr. il decreto e l’ordinanza del 16 marzo 2024 e la Note de service “Phase de préfiguration de la classe préparatoire à la classe de seconde NOR : MENE2408031N Note de service du 16-3-2024 MENJ – DGESCO A2-1”.

[8] PISA 2022 Education GPS, OECD.

[9] Jarraud F.,”Pourquoi G. Attal remet-il le redoublement en de?bat? Café pédagogique, 27 novembre 2023.

[10]Citato in Jarraud F., “Exigence des savoirs : Tous les programmes seront revus”, Café pédagogique, 21 dicembre 2023.

[11] Divisa uguale nelle scuole.

[12] Cfr. https://www.education.gouv.fr/tout-savoir-sur-l-experimentation-d-une-tenue-vestimentaire-commune-l-ecole-380643

[13] Cfr. Rentrée scolaire. Uniforme à l’école: Macron favorable à des «expérimentations”, Liberation, 4 settembre 2023.

[14]https://www.bfmtv.com/politique/gouvernement/gabriel-attal-favorable-a-l-experimentation-de-l-uniforme-pour-les-etablissements-scolaires-qui-le-souhaitent_AN-202307280342.html

[15]https://www.huffingtonpost.fr/politique/article/uniforme-a-l-ecole-les-francais-sont-massivement-favorables-a-la-mesure-portee-par-attal-sondage_224000.html

[16] Ben Hamouda L., “Gabriel Attal réarme l’école”, La Café pédagogique, 31 gennaio 2024.

[17] Cfr. la lettera di Gabriel Attal agli insegnanti, 2023 p.2 come introduzione al dossier de presse “Choc de savoir”.

[18] Les Echos 5 dicembre 2023.

[19] Cfr. IDEE (Innovations, Données et Expérimentations en Éducation), “Différenciation des apprentissages: quelles modalités pour quels impacts?”,  Note IDEE n.1 novembre 2023. Il programma di ricerca IDEE (2021-2029) è finanziato dall’Agence Nationale de la Recherche (ANR).

[20] IDEE, “Les groupes de niveau au collège: la nécessité d’évaluer avant de passer à l’échelle”, Note IDEE n.2 dicembre 2023.

[21]  Cfr. Dossier Choc de savoir, 2023 p.30.

[22] Si vedano le dichiarazioni del sociologo Hugues Draelants a BFMTV nel gennaio scorso.

[23] Lelièvre C., “Uniforme à l’école: décryptage historique d’un faux symbole”, Le Point, 17 gennaio 2023.

[24] Pouzadoux M.,”Uniforme à l’école: à Provins, histoire d’une expérimentation ratée”, Le Monde, 13 dicembre 2023.

[25] De La Roche Saint-André E., “Education: les mesures annoncées par Gabriel Attal sont-elles vraiment nouvelles?Libération 20 aprile 2024.

[26] “Non prendo posizioni, io prendo decisioni e le faccio applicare”. Dal discorso di Gabriel Attal all’Assemblée nationale del 12 dicembre citato da Le monde 22 dicembre 2023.

 

Mario Giacomo Dutto MIUR - già Direttore Generale saggista, esperto politiche formative

438 recommended

Rispondi

0 notes
646 views
bookmark icon

Rispondi