Home » Politiche educative » Proposte per un patto educativo

Proposte per un patto educativo

Pubblicato il: 01/10/2014 10:05:00 -


Stimoli alla “buona Scuola” con idee propositive e non solo commenti e riflessioni.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Vale la pena avanzare alcune riflessioni sulle linee guida della riforma della scuola proposte dal Governo.
L’assunto fondamentale è che la scuola italiana ha più che mai la necessità di poter contare su “insegnanti dalla testa ben fatta” capaci d’interpretare la complessità e di formare alla complessità (Morin 2000).
A questo principio devono attenersi tutti i nodi affrontati dalle linee guide della riforma.
Possiamo ricordarli:
•selezione e assunzione e, quindi, gestione complessiva del precariato; •formazione, iniziale e in servizio;
•riconoscimento e valorizzazione delle competenze;
•progettazione e attivazione della riforma stessa.

Il precariato
La riforma prevede“un piano straordinario” per assumere 150mila docenti a settembre 2015 e chiudere le Graduatorie a Esaurimento. Per l’anno scolastico 2014-2015, il governo prevede di assumere 15mila unità (circa 7.700 su cattedre ordinarie e 6.700 su posti di sostegno). Nell’anno scolastico successivo dovrebbe esserci l’assunzione in blocco delle restanti 148.100 persone. Smaltite le graduatorie, il governo punta a tornare dal 2016 in un regime normale, in cui si accede alla scuola solo per concorso. Secondo le previsioni, saranno assunti “40mila giovani qualificati tra il 2016 e il 2019. Si diventerà docenti di ruolo solo per concorso, come previsto dalla Costituzione. Mai più “liste d’attesa” che durano decenni. Un piano di assunzioni così massiccio dovrebbe auspicabilmente garantire alle scuole “un team stabile di docenti” per coprire cattedre vacanti, tempo pieno e supplenze, dando agli studenti una continuità didattica fondamentale per la formazione. Se le previsioni fossero giuste, dunque, entro un lustro dovrebbe scomparire la dispendiosa figura del docente supplente (Wired).

La mia opinione
Governata l’urgenza, la questione del precariato va affrontata:
1. con un sistema ordinato d’immissione in ruolo secondo quantità programmate a livelli regionali;
2. con un servizio efficace di orientamento nei momenti:
a) dell’iscrizione universitaria;
b) dell’inserimento nel mondo del lavoro post-universitario.
Si tratta di saper individuare e valorizzare le competenze, in quanto schemi di pensiero e di comportamento ampi, piuttosto che le conoscenze, sempre specifiche e focalizzate su temi più o meno ristretti. In questo modo si ampliano i possibili esiti professionali delle diverse lauree, con i relativi percorsi di formazione. Il modello di riferimento potrebbe essere la pratica di analisi delle competenze propria delle società di head hunters (Civelli, Manara 2009).
Senza queste misure appare inevitabile il formarsi di un nuovo precariato.

La formazione
Le linee guida per il patto educativo
I docenti dovranno seguire una formazione continua obbligatoria, incentrata soprattutto su temi di pedagogia e didattica innovativa (“Per valorizzare i nuovi Don Milani, Montessori e Malaguzzi”, racconta il rapporto, Wired).

La mia opinione
Qualsiasi sistema di formazione degli insegnanti deve:
1) tener conto che la pratica docente si fonda essenzialmente sui seguenti elementi:
•i saperi ripercorsi dal punto di vista formativo, in modo da enuclearne modelli esperti delle proprie discipline e dei criteri di valutazione delle competenze acquisite dagli alunni (Margiotta 1997);
•le didattiche utili a formare competenze eccellenti;
•le competenze psicologiche di fondo nella psicologia dell’apprendimento e della personalità per entrare in relazione corretta con gli alunni nei diversi ambiti;
•le capacità relazionali con dirigenza, colleghi, alunni, genitori, territorio;
•la capacità progettuale, per essere portatore – insieme con tutti gli attori interessati – di un progetto formativo complessivo degli alunni.
2 ) prevedere al proprio interno una situazione organica e continua di riflessività dell’insegnante in formazione, se è vero che l’insegnante è un professionista riflessivo (Schön 1993):
•il più possibile aperta a tutte le dimensioni appena evidenziate
•sulle buone pratiche docenti eventualmente osservate presso altri colleghi
•sulle pratiche personalmente realizzate.
Occorre, dunque, individuare un sistema formativo che formi a queste dimensioni e che eserciti la funzione di supervisione. La complessità delle strutture delle Scuole di Specializzazione fatte di competenze accademiche ma anche di docenza nelle scuole secondarie, al di là dei loro standard non sempre adeguati, aveva un suo ruolo ben preciso. A questo proposito non sarebbe, comunque, male pensare a una ripresa anche della formazione iniziale (Bastianon 2003).

Il merito
La linee guida per patto educativo
La proposta di patto educativo prevede anche una serie di adeguamenti sullo stipendio dei docenti: “Ogni 3 anni 2 professori su 3 avranno in busta paga 50 euro netti al mese in più grazie a una carriera che premierà qualità del lavoro in classe, formazione e contributo al miglioramento della scuola”, valutati da ogni scuola con dei Rapporti di Autovalutazione stilati a partire dal 2015.

La mia opinione
Per costruire una carriera agli insegnanti basata sul merito serve un modello di certificazione delle competenze:
•completo sia dal punto di vista degli elementi costitutivi dei sistemi di certificazione delle competenze (autovalutazione; etero valutazione; test oggettivo) sia dal punto di vista delle competenze da certificare; •realizzato da un sistema “ terzo” rispetto alla scuola e agli insegnanti in modo da non creare sospetti di parzialità, con conseguenti conflitti psicologici e ideologici, dolorosi per le persone e laceranti per la scuola (Quaglino 2004; Mintzberg 1991; Bastianon 2007).

Il metodo del patto educativo
Le linee guida della riforma
Il presidente del consiglio ha parlato, come già più volte evidenziato, di “patto educativo”, più che di “un’ennesima riforma”: “dal 15 settembre al 15 novembre lanciamo la campagna di ascolto: ci interessa l’opinione di tutti, nessuno si senta escluso” (Wired).

La mia opinione
Si tratta di una posizione molto importante. La scuola è un’organizzazione a legami deboli, dove i rapporti gerarchici sono sempre sotto la lente critica della libertà d’insegnamento (Damiano 1995). Da questo punto di vista la scuola non è diversa dalle altre organizzazioni professionali, dove, con altre motivazioni, il dato individuale tende a prevalere sul dato comune dell’organizzazione stessa (Mintzberg 1991). Se si vuole che la riforma diventi davvero l’anima della scuola, la cooperazione tra stakeholder è quindi necessaria non solo in fase di progettazione della riforma ma anche in fase di realizzazione e gestione della riforma.
Sarebbe inoltre necessario che il “patto educativo” vedesse un’ampia convergenza anche di tutti i partiti, con l’accordo che un eventuale cambio di governo e di maggioranza politica non può comportare una nuova riforma della riforma, come invece è accaduto nell’ultimo decennio, in cui la scuola è stata sottoposta a continui “sussulti” riformistici (Berlinguer, Moratti, Gelmini: complessivamente dal 1998 al 2011, con l’intervallo Fioroni) anche tra loro contraddittori e dagli esiti incerti.
Occorre tener conto, inoltre, che tra l’approvazione di una riforma e la messa a regime della riforma stessa, con il varo e l’applicazione dei nuovi programmi, possono passare anche cinque anni. Il risultato è che gli insegnanti si sono convinti che, in realtà, una qualsiasi riforma non è da prendere sul serio, perché, intanto, sarà presto “riformata” e che tra gli stessi insegnanti si diffondono malessere e inquietudine derivanti dal timore che il susseguirsi delle riforme finisca per danneggiarli e metterne in dubbio i progetti di vita (Quaglino 2004; Bastianon 2007.1).

Altri percorsi di riforma
Credo sarebbe urgente avviare una riforma dei modi di partecipazione dei genitori alla vita della scuola (organi collegiali). Gli organi collegiali attuali mi sembrano inefficaci e superati dalla realtà, lasciando ingovernato un settore, invece, molto delicato e qualificante per lo sviluppo dell’azione formativa.

Bibliografia:
Mintzberg H., “Management. Mito e realtà”, 1991.
Quaglino G., “La vita organizzativa”, 2004. Schön D., “Il professionista riflessivo”, 1993.
Bastianon E., “Procedure per la certificazione delle competenze docenti: un’ipotesi di lavoro”, 2007
Bastianon E., “La scuola riformabile”, 2007.
Bastianon E., ”Il paradigma costruttivista nella formazione degli insegnanti”, 2003.
Margiotta U., ( a cura) “Riforma del curricolo e formazione dei talenti”, 1997.
Morin E., “La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero”, 2000.
Wired, “12 punti sulla riforma della scuola di Renzi”.
Civelli, Manara, “Lavorare con le competenze. Riconoscerle, gestirle, valorizzarle”, 2009.

Approfondimenti e correlati:
Piano Scuola: un’attesa positiva, video intervista è a cura di V. Gallina a Luigi Berlinguer
La riforma incompiuta del 3+2. L’Università chiede «più Europa», di Luigi Berlinguer
La “buona scuola” guardando alla sostanza, di Vittoria Gallina
La buona scuola che esiste e la valutazione di sistema, di Antonia Carlini
La “buona Scuola”. Seguire il filo di ciò che non c’è, di Fiorella Farinelli
L’istruzione al centro: sarà la volta buona?, di Gian Carlo Sacchi

***
Immagine in testata di Geralt/Pixabay (licenza free to share)

Eugenio Bastianon

6 recommended

Rispondi

0 notes
121 views
bookmark icon

Rispondi