Home » Organizzazione della scuola » Cinque risposte di getto ...

Cinque risposte di getto …

Pubblicato il: 20/05/2015 22:11:24 -


Risposta di F. Filini alle cinque domande di Fiori e Gallina, sul ruolo del dirigente scolastico.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

1) Ritiene che la lunga stagione della partecipazione ai processi decisionali nella scuola, che nel 2000, con il DPR n. 275, ha ricevuto un nuovo e determinante impulso con l’autonomia didattica e organizzativa, possa persistere con l’innesto di funzioni monocratiche attribuite al dirigente scolastico? E, in tal caso, quali sono le condizioni migliori per una potenziale “alleanza” dentro la singola scuola?

Sì. Almeno dalla mia esperienza di docente e di ds, in molte occasioni, di fatto, viene chiesto al ds (da parte di docenti, genitori e alunni) di prendere decisioni su argomenti di competenza del CdI o del Collegio. Anche per motivi di celerità, il ds si trova a decidere e a chiedere poi la ratifica dell’operato agli organi collegiali.
Nelle scuole del secondo ciclo il coinvolgimento dei genitori è molto difficile, soprattutto dove è alta la dispersione territoriale delle famiglie. Al contrario, esiste un rischio di eccessivo intervento da parte di genitori nella scuola primaria.
È chiaro che il POF si è rivelato uno strumento assolutamente inefficiente: dovrebbe essere consegnato alle famiglie al momento dell’iscrizione (e presumibilmente costituire la base del patto educativo per gli 8 o 5 anni di durata del corso di studi – riforme in corso d’opera permettendo) ma deve anche contenere minuzie di ogni tipo, magari inserite a fine anno (un buon esempio, i finanziamenti per le classi 2.0, il cui precedente bando, pubblicato in corso d’anno, chiede che il progetto sia inserito nel POF).
Quale scuola è in grado di prevedere tutte le attività che porrà in essere durante l’anno, tenendo conto che molte delle iniziative vengono rese note, dalle stesse strutture ministeriali, con ritardo? Una veloce verifica empirica rivelerà che pochissimi, se mai ci sono, hanno letto il POF, tanto che è invalso l’uso di documenti più snelli che riassumono i punti fondamentali a beneficio di alunni e genitori, ma che non hanno valore giuridico alcuno
.

2) Come dovrebbe essere strutturato, a suo avviso, il soggetto responsabile dell’azione educativa (insieme dei docenti che hanno responsabilità di una singola classe, cioè il consiglio di classe) per rispondere all’esigenza di lavorare, sostenere, stimolare e costruire basi di competenze solide, capaci di innestare in prospettiva saperi sempre più specializzati per gli studenti? Potrebbe essere questo l’unico interlocutore adeguato di un Ds che deve provvedere a gestire l’organico funzionale, auspicando e garantendo nuove assunzioni, ma anche ridimensionamenti di organico?

Deve essere chiarito che non tutti i docenti fanno parte allo stesso modo del CdC. Non possiamo onestamente pensare che il coinvolgimento del docente con due ore settimanali (una per l’IRC alla secondaria) abbiano lo stesso tempo e lo stesso coinvolgimento del collega con la metà delle classi.
O si inserisce l’idea che il docente deve insegnare almeno 4 ore nella stessa classe accorpando le materie (con i rischi relativi), o si differenziano le competenze: i docenti del nucleo centrale, responsabili della progettazione, e quelli che agiscono quasi come “specialisti esterni”.
Bisogna che le soluzioni siano differenti per la scuola dell’infanzia, le scuole primarie, le scuole secondarie e, tra queste, in base ai percorsi di studio. Il numero di persone coinvolte in certi CdC di alcuni istituti tecnici o professionali è molto alto rispetto ad un liceo.
Detto questo, molte decisioni vengono già, di fatto, prese dai CdC, con Collegio e CdI che ratificano. Un esempio classico sono le “gite”. Se dovessi esaminare in Collegio le uscite di 39 classi, e ci sono scuole più grandi, per 10′ l’una sono 6 ore e mezza. Traduzione: il Collegio approva a scatola chiusa o quasi.
Per quanto riguarda l’organico funzionale mi sembra che l’esperienza delle sperimentazioni o della quota dell’autonomia, o ancora quella dell’introduzione di una nuova lingua (alle superiori è successo per lo spagnolo, con l’opposizione dei colleghi di francese e tedesco, per il cinese o il russo, con l’opposizione di tutti gli altri etc..) dimostrino le devastanti rivalità e il rischio di immobilismo. Come si fa a chiedere ad un gruppo di lavoratori di favorire l’uno o l’altro dei colleghi? I rapporti di forza, le amicizie etc.., tanto temute da molti quando ci si riferisce ai ds, si ripropongono in egual misura tra colleghi. È già successo dove non c’era un preside “forte” che riusciva ad imporsi. Altrimenti si ritrovano tutti i meccanismi delle lotte tra gruppi. È illusorio fondare una struttura sull’idea che la maggior parte delle persone siano disposte a sacrificare la propria posizione per il presunto, e talvolta non dimostrato, bene degli studenti
.

3) Dalla lettura del disegno di legge, relativamente alla figura del preside, ha riscontrato ridondanze rispetto ad attribuzioni e strumenti che già esistono? Ha riscontrato elementi di buon senso che possono essere realizzati anche da subito, vista la legislazione vigente? Ha riscontrato funzioni che non si aspettava e che non ritiene pertanto attribuibili a un preside così come è oggi e come si configura ancora nel testo della buona scuola? Ha riscontrato elementi non accettabili per l’idea che lei, nello svolgimento del suo lavoro, si è fatto dei compiti di un dirigente?

La parte più difficile da giudicare è l’ampia delega al Governo sulla riforma della scuola. Si tratta di situazioni potenzialmente positive, ma il “diavolo” si nasconde nei dettagli. Esempio: buona l’idea dell’organico funzionale, se però mi assegnano due persone e devo impiegarle a tempo pieno per le supplenze brevi, diventa una presa in giro.
Se il ds deve dare giudizi o valutazioni sul personale bisogna che abbia tempi e risorse adeguate. Tornando ad una situazione non estrema: nella mia scuola ci sono 85 docenti. Almeno un’ora la vogliamo dedicare a ciascuna valutazione? Siamo già a due settimane piene di lavoro aggiuntivo.
Se la valutazione viene fatta tutti gli anni per tutti, magari da una commissione di tre persone, siamo già a 255 ore di lavoro. E per un lavoro di scarsa qualità. Se aggiungiamo la parte burocratica, eventuali tempi per i ricorsi, etc etc … Chi dovrebbe predisporre i dati? Le oberate segreterie?
La compatibilità o meno con la funzione del dirigente può essere valutata solo se si conoscono i particolari, per il resto si tratta di considerazioni troppo generali.
D’altra parte alcuni poteri di interventi sono, a mio avviso, fondamentali e ritornano nelle richieste di docenti, alunni e famiglie. Ad esempio la possibilità di svincolarsi dalle graduatorie attuali per i trasferimenti. Sappiamo tutti che si crea un meccanismo perverso per cui si sposta nella scuola preferita solo chi ha il punteggio più alto, senza un minimo di verifica della compatibilità con il progetto della scuola. Anche in questo caso, se la scelta dei criteri viene fatta dal Collegio, rischiamo di tornare al problema esposto in precedenza parlando della definizione dell’organico
.

4) Ritiene che la novità del piano triennale dell’offerta formativa – al di là della troppo generica espressione “volto a potenziare e valorizzare le conoscenze e le competenze degli studenti e l’apertura della comunità scolastica al territorio”- possa offrire una prospettiva valida per lo sviluppo dell’autonomia della scuola? E, in tal caso, quali sono gli strumenti necessari per l’attuazione di una programmazione triennale dell’attività didattica?

Certamente sì. La risposta di qualsiasi persona che conosca l’organizzazione non può essere che: Personale, Soldi, e Strutture.
La possibilità di avere delle persone in più, scelte in relazione agli obiettivi, è fondamentale. Nel DDL si parla poco del personale ATA, ma come faccio ad aprire la scuola al territorio se non ho il personale per gestire gli accessi
?
Manca purtroppo il riferimento alla necessità di modificare la normativa sulla responsabilità (in particolare gli artt. 2047 e 2048 CC, che tanti problemi creano alle scuole). Ragazzi di 15-18 anni che si spostano da soli per la provincia per raggiungere la scuola, una volta entrati nell’istituto devono essere trattati come persone incapaci di intendere e di volere, o quasi.
Anche in questo caso, risorse e strumenti devono essere commisurati ai diversi cicli scolastici. E mancano i soldi .
..

5) La novità della scelta, da parte del Ds, dei docenti da assegnare all’organico dell’autonomia, con la proposta di incarichi di docenza agli iscritti negli albi territoriali di nuova istituzione, sarà in grado di trovare una rapida attuazione nel quadro dell’attuale sistema dei reclutamento del personale docente?

In teoria sì. Tecnicamente non ci vuole molto, le graduatorie degli abilitati sono già pronte.

Articolo “Perché cinque domande ai dirigenti scolastici?” di G. Fiori e V. Gallina | Education 2.0

***
Immagine in testata tratta da Giovani oltre la SM

Flavio Filini

4 recommended

Rispondi

0 notes
358 views
bookmark icon

Rispondi