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D.A.D.A. (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento): un’innovazione realizzabile

Pubblicato il: 12/10/2015 11:28:40 - e


Strategie didattiche per nuovi apprendimenti, sollecitazione di competenze, profondi ripensamenti della professionalità docente, tempo per la preparazione di nuove risorse, collaborazione attiva dei ragazzi.
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Avviato dallo scorso settembre nei Licei Scientifici Statali “A. Labriola” e “J. F. Kennedy” di Roma, il progetto DADA è una sostanziale innovazione pedagogico-didattica e organizzativa, che si pone l’obiettivo di coniugare l’alta qualità dell’insegnamento liceale italiano con la funzionalità organizzativa di matrice anglosassone. Gli istituti funzionano sulla base dell’aula-ambiente di apprendimento, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina,mentre i ragazzi si spostano durante i cambi d’ora.

Il progetto DADA, al di là della facies che sembra ispirarsi a modelli nordeuropei, rivendica invece una matrice originale e italiana, per i presupposti scientifico-pedagogici da cui parte. Nasce dall’esigenza di valorizzare l’eccellenza del nostro sistema educativo e, allo stesso tempo, da una tensione verso il superamento di modelli formativi di carattere trasmissivo, sostanzialmente passivi, che mostrano la loro inadeguatezza di fronte alle sfide attuali.

La creazione di ambienti di apprendimento funzionali a processi attivi di insegnamento- apprendimento favorisce la diffusione nella didattica quotidiana di approcci operativi che tengono conto della “piramide dell’apprendimento”, in cui una maggiore disponibilità a far “fare” garantisce una migliore sedimentazione delle conoscenze, oltre che l’acquisizione di abilità e competenze. Gli studenti, responsabili (proprio perché responsabilizzati di fatto), si trovano nelle condizioni di divenire sempre più i soggetti attivi, i protagonisti, nella costruzione dei loro saperi e della loro formazione.

L’approccio dinamico e fluido del DADA considera gli spostamenti degli studenti uno stimolo energizzante la capacità di concentrazione, come testimoniato da accreditati studi neuro scientifici, che ci indicano come il modo migliore per attivare la mente (le sue cognizioni e le sue emozioni) sia mantenere in movimento, anche leggero, il corpo.

La stessa Commissione europea, con l’introduzione del concetto di competenze chiave, richiama una dimensione attiva dell’apprendimento: una scuola che si basi sulla promozione delle competenze deve emanciparsi da modelli di setting standardizzati, preferendo il modello di laboratorio polifunzionale, dove gli studenti siano proattivi e collaborino, lavorando anche in gruppi.

Particolare attenzione è stata posta all’aspetto visivo ed emozionale: i piani dell’edificio scolastico o i singoli dipartimenti disciplinari sono stati identificati con un colore e con un elemento iconografico caratterizzante. I laboratori scientifici ed informatici sono stati integrati nell’orario scolastico in modo da essere, di fatto, parte integrante delle attività curricolari e le aule sono state corredate da tecnologie 2.0, dotazioni informatiche, multimodali ed arredi modulari per la creazione di un ambiente di apprendimento funzionale a favorire didattiche basate sulla logica costruttivistica, collaborativa ed inclusiva. Gli arredi delle aule, in prospettiva sempre più flessibili e versatili, si prestano a rapide trasformazioni, per adattarsi alla modalità di lezione che viene proposta di volta in volta; l’aula viene personalizzata dai docenti e resa da loro stessi confortevole ed ospitale, anche con il contributo degli studenti stessi.

Presupposto indispensabile all’attivazione del DADA è la condivisione forte, nelle comunità educative dei due istituti, di intenti e prospettive, così da raccogliere con entusiasmo le rinnovate sfide. Genitori, studenti, docenti e personale ATA, pur fra alcune inevitabili ritrosie al cambiamento, vengono coinvolti in un processo adattivo e innovativo, sperimentandone ogni giorno i vantaggi e proponendo, tramite continui monitoraggi, miglioramenti in itinere.

Quanto realizzato non ha determinato costi aggiuntivi per l’Amministrazione, ma solo un accorto investimento del contributo volontario delle famiglie ed è stato possibile solo grazie all’impegno e all’entusiasmo dell’intera comunità scolastica, che ne ha saputo cogliere in prospettiva i benefici e le potenzialità. La sfida è consistita non solo nella ideazione e nell’approfondito studio di fattibilità, ma soprattutto nella sua concreta realizzazione operativa, perseguita rimanendo invariati i fattori che determinano il sistema scolastico italiano (CCNL, esiguità delle risorse, caratteristiche edilizie e logistiche degli edifici, complessità nella gestione degli orari, ecc…), che da limiti sono stati trasformati in sfide di problem posing e di problem solving, dati di fatto nei quali rintracciare i punti di forza su cui far leva.

Il monitoraggio interno e gli studi condotti da due istituzioni universitarie partner, mirano a far diventare il progetto DADA uno dei possibili modelli paradigmatici di innovatività didattico-organizzativa e metodologica, trasferibile con gli opportuni adattamenti in altri contesti. nonché una prassi di eccellenza della scuola italiana. È importante dire che, per divenire un vero modello teso al successo formativo degli studenti, non basta parlare solo di nuova disposizione di spazi, ma di tanti altri fattori messi insieme: l’uso del tempo scolastico, il lavoro in gruppo tra insegnanti, le nuove pedagogie per l’apprendimento degli studenti e così via.

Per questo DADA prevede anche la sperimentazione di modelli innovativi di didattica e di organizzazione, momenti di ricerca e di formazione, occasioni di scambio e di confronto: se l’architettura che auspichiamo è fatta di spazi ampi, compositi, flessibili, ricchi di risorse tecnologiche e non solo, colorati, ricomponibili, modulari, policentrici, la didattica realizzata dovrà sempre di più disancorarsi dalla sola lezione frontale per lasciare spazio anche ai processi collaborativi, di brain storming, ricerca, peer teaching, rielaborazione, presentazione. Insomma aule laboratorio, aule di proprietà del gruppo, a responsabilità di gruppo, in cui davvero il ruolo del docente assume il carattere di regista e facilitatore dell’apprendimento.

Per approfondire: Il progetto DADA

Ottavio Fattorini e Lidia Cangemi

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