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Alternanza possibile? Si.

Pubblicato il: 18/03/2016 19:31:51 -


Date le premesse descritte nella precedente riflessione su BTOF e potenziamento, come si può realizzare l’alternanza scuola lavoro?
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Nell’articolo precedente abbiamo visto che il costo orario dell’alternanza è di 1,25-1,58 € (pro-capite), in termini di finanziamento dello Stato. Sulla scala della politica, per un eccellente effetto della comunicazione, è preferibile parlare di milioni di euro alla scuola. Se si vuole pensare ad una innovazione in questo senso occorre partire da un altro punto di vista.

Comunque, i due risultati più importanti della Legge 107 sono i seguenti: il primo è che l’alternanza scuola lavoro si porta a sistema (per tutte le classi terze, per quest’anno e per tutti gli studenti, nessuno escluso); il secondo è che per una classe del tecnico o professionale (di circa 25 studenti) ci sono circa 5000€ per sviluppare 25 percorsi di 133 ore circa. Nel caso del liceo il finanziamento è di circa 3000€ per lo stesso numero di studenti ma per 66 ore circa. Sembrano tanti, sono pochi, ma possono essere sufficienti, Vediamo come.

A parte le differenze gentiliane e crociane di questa diversa parametrizzazione che, come sempre, agevola i licei, qualcosa si può fare per tutti. E il fatto che questo qualcosa si può fare per tutti è importante. Lo è, però, se si assumono due verità trasversali ad una cittadinanza attiva e matura, partecipata e democratica.

La prima è che la scuola non è un’azienda e non fa mercato.

La seconda è che l’azienda ed il mercato sono, e dovrebbero, tutte, essere soggette alla “Responsabilità Sociale d’Impresa” (ben trattata da un celebre libro verde UE del 2006). Aggiungo una responsabilità etica da sempre nel DNA della scuola e dei suoi protagonisti.

Quando un “esterno” si avvicina alla scuola, pensa alla scuola come a un’occasione di guadagno. “Non c’è lavoro”, “la mia azienda rischia la chiusura”, “per vedere se l’amministratore delegato o unico è favorevole devo sapere quanto è il finanziamento disponibile”, e così via. Vale anche per i Musei, i Laboratori creativi, le Mostre, le organizzazioni non profit: in tali casi si chiede di iscriversi come loro utenti, aderire alle loro iniziative, abbonarsi ai loro servizi e, se la scuola non può sostenere i costi (dell’iscrizione dei suoi studenti), ci si rivolge alle famiglie. E questo è ancora più assurdo perché le famiglie delle scuole di periferia di una città metropolitana non sono in grado di versare neppure il contributo scolastico (la cui defezione è stata indotta dall’apologetica al contributo volontario).

La responsabilità educativa e la responsabilità sociale di impresa viaggiano insieme e la loro unione può fare decisamente la differenza.

E allora, se le scuole sono state obbligate a fare sistema sull’alternanza, anche le aziende devono essere obbligate. Se le scuole sono state finanziate per l’alternanza, anche le aziende devono esserlo attraverso le due forme note, l’agevolazione fiscale (come ad esempio per le onlus, lasciando che gli oneri a carico dell’azienda per gli stipendi del personale sia possibile donarlo alla scuola in alternanza) o il credito d’imposta. Questa azione congiunta diventa una possibilità concreta di ridurre il “lavoro nero” e, allo stesso tempo, formare studenti con competenze spendibili nell’azienda che opera l’alternanza. Strutturare un bilancio con partita doppia per tutte le scuole in modo che la scuola possa produrre insieme all’azienda e vendere i suoi prodotti o istituire un bilancio separato scuola-azienda con utili distribuibili secondo regole autonome e tracciabili.

Insomma, in questo senso, il finanziamento all’alternanza sarebbe per lo meno raddoppiato per ogni classe di 25 ragazzi con tutta una serie di agevolazioni che anche se non monetizzabili sarebbero di incommensurabile valore per l’educazione e per la società civile.

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Arturo Marcello Allega

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