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L’università: bignè o tiramisù?

Pubblicato il: 05/09/2011 15:47:40 -


La formazione universitaria come formazione di sintesi, cioè come un tiramisù, piuttosto che come sintesi della formazione, cioè come un bignè.
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Nel bignè, come tutti gli amanti della pasticceria sanno bene, la pasta avvolge la crema in modo complessivamente estrinseco, in modo tale, cioè, che i due elementi rimangono sostanzialmente separati, diversi. La pasta, lo strato ultimo, non modifica la crema, lo strato più interno, e la crema non interviene sulla pasta. Nel tiramisù, invece, l’ultimo strato, la crema intrisa di polvere di cacao, avvolge profondamente tutti gli strati inferiori di biscotti, in uno scambio reciproco di sapori, profumi, fragranze.

In che modo questa metafora spiega e apre orizzonti nuovi sulla formazione universitaria?

L’UNIVERSITÀ COME SINTESI DELLA FORMAZIONE

L’università è la sintesi della formazione quando nei suoi punti più alti – compreso il dottorato di ricerca – rappresenta “semplicemente” il punto d’arrivo del percorso formativo “di base”, a partire dal quale possono svilupparsi sia le scelte di lavoro sia eventuali altri percorsi formativi – i master, ad esempio – richiesti anche dalle sempre nuove esigenze di qualificazione e riqualificazione professionale. In questo modo, però, la formazione universitaria corre il rischio di essere la creazione di un livello ultimo di istruzione che semplicemente si aggiunge ai livelli precedenti, senza interazione ed evoluzione reciproche, come, appunto, la pasta con la crema nel bignè.

L’UNIVERSITÀ COME FORMAZIONE DELLA SINTESI

Il percorso universitario deve, piuttosto, essere formazione della sintesi. Si tratta di un processo a doppio senso. Da una parte, l’università deve riprendere e portare tutte le tappe formative essenziali che l’hanno preceduta a livelli di senso e di potenziale cognitivo nuovi, più complessi e più unitari. D’altra parte, il percorso formativo pre-universitario si rivela come una ricerca, anche frastagliata, che fa di quell’approdo universitario l’ipotesi di soluzione forse migliore, secondo i modi che esploriamo qui avanti. È l’interazione scoperta ed evocata nella metafora del tiramisù, come sintesi non più distinguibile tra i sapori e le fragranze dello strato di crema e cacao con i sapori e le fragranze degli strati precedenti.

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA SINTESI

È necessario, a questo punto, mettere a fuoco gli elementi di cui la formazione universitaria deve operare questa sintesi. Il primo elemento, fondante, mi sembra sia quello della tematizzazione del talento personale. L’università è chiamata ad accompagnare e a sostenere lo studente nella definizione il più possibile esplicita e consapevole dei risultati del progressivo e faticoso processo di scoperta – che egli fa lungo tutta l’ esperienza di studio e di vita – della propria “vocazione”, sia intellettuale sia emotivo/affettiva. In altre parole, l’università deve essere il momento del processo formativo in cui lo studente giunge a definire e a misurare con una certa chiarezza e completezza:
a) la personale propensione cognitiva,
b) le proprie attese di auto-realizzazione, nella consapevolezza delle asperità e delle ambiguità del mercato del lavoro;
c) la congruità del percorso formativo realizzato con la propensione cognitiva e con le attese di autorealizzazione,
d) la possibilità che l’università – nelle sue articolazioni con i percorsi di formazione successivi – sia risorsa di dinamicità e potenziale intellettuali utili alla eventuale ricerca di percorsi formativi più efficacemente e significativamente professionalizzanti (Gardner 1987, pp. 51 ss.; Civelli, Manara 2002, p. 77 ss.).

L’UNIVERSITÀ E LA FORMAZIONE DELLE PADRONANZE

Il secondo elemento di cui la formazione universitaria deve proporsi come sintesi unificante e avvolgente è quello delle padronanze strettamente scientifiche. L’università deve garantire il fatto che lo studente sarà, secondo la definizione di Schön (1993, p. 50), un “professionista riflessivo”, progressivamente in grado di riconoscere, ripercorrere, smontare e rimontare i suoi s0aperi in modo tale da saperli investire nelle possibili situazioni professionali, usando in modo competente non solo le risorse personali – cognitive ed emotive – ma anche quelle organizzative e di contesto (Auteri 1998, p. 155). La padronanza, a ben vedere, non è altro che il circolo della scoperta scientifica. I saperi sono elaborati al punto di diventare una vera e propria teoria, che viene messa alla prova negli “esperimenti”, nelle situazioni problematiche proposte dalla pratica professionale e che, in questa sperimentazione, trova motivi di correzione, integrazione e/o consolidamento, in vista di una nuova sperimentazione…

I QUADRI DI RIFERIMENTO EPISTEMOLOGICI

Il terzo elemento su cui la formazione universitaria deve operare la propria sintesi è quello di portare a consapevolezza i grandi quadri di riferimento mentali/epistemologici, che lo studente ha imparato ad adottare per analizzare e interpretare la realtà (Bastianon E. 2005, p. 79 ss.). La ricerca cognitivista, da Gardner (1987) a Sternberg (1998), ne propone diversi. Ricordiamone solo alcuni:
• pensiero globale vs pensiero analitico,
• pensiero radicale vs pensiero conservatore,
• pensiero monarchico (focalizzato su un solo obiettivo) vs pensiero anarchico (spalmato su molti obiettivi).

Nel mio intervento in Education 2.0 sulla formazione filosofica come formazione alla teoria dei sistemi (vedi “Il laureato in filosofia è un teorico dei sistemi”) ho già mostrato come questa consapevolezza, nella sua flessibilità, apra a nuovi orizzonti anche professionali. Il pensiero globale della filosofia e della biologia evolutiva possono portare gli studenti di questi indirizzi a occuparsi di sistemi organizzativi d’impresa.

IL PLUSVALORE DELL’UNIVERSITÀ COME FORMAZIONE DELLA SINTESI

Vale la pena mettere a fuoco il plusvalore offerto dalla formazione universitaria come formazione della sintesi:
• il radicamento della formazione negli orizzonti più ampi e più profondi del talento cognitivo, mentale, di autorealizzazione;
• la compattezza che il percorso formativo guadagna in questo sguardo retro-attivo di attribuzione di senso, riducendo di molto il residuo irriflesso non argomentato, che, a certe condizioni, può anche diventare frenante (Mezirow J. 2003, pp. 9 ss.);
• la flessibilità e la dinamicità utili a rispondere anche alla complessità e alla fluidità del mercato del lavoro e dei modelli organizzativi delle imprese.

SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
• Auteri E., “Management delle risorse umane. Fondamenti professionali”, Milano 1998
• Bastianon E., “Per una didattica della padronanza”, Venezia 2005
• Civelli F., Manara D., “Lavorare con le competenze”, Milano 2002
• Gardner H., “Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza”, Milano 1987
• Mezirow J., “Apprendimento e trasformazione”, Milano 2003
• Schön D.A., “Il professionista riflessivo: per una nuova epistemologia della pratica professionale”, Bari 1993
• Sternberg R.J., “Stili di pensiero”, Trento 1998

Eugenio Bastianon

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