
L’avvio della riforma della secondaria di secondo grado prevista a partire dal prossimo anno scolastico richiede che la scuola investa in termini di progettazione una forte azione di orientamento e riorientamento. La domanda è “dove si deve concentrare l’azione orientativa della scuola”? La priorità va posta sugli snodi del sistema, in particolare sui raccordi.
È necessario orientare l’azione in due direzioni, in verticale, ovvero nel passaggio dalla scuola media alla secondaria e nell’uscita della secondaria a 18/19 anni verso il mondo dell’università e del lavoro, e in orizzontale, attraverso la rete dei servizi per l’orientamento e i centri per l’impiego presenti sul territorio.
Come tutti sappiamo, il punto di sofferenza è lo snodo che va dagli 11 ai 16 anni, che coincide con il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza e costituisce il punto debole dell’azione orientativa. È qui infatti che si registra il tasso più alto di dispersione scolastica, con punte del 30%, soprattutto nel primo anno degli istituti professionali e tecnici. Una percentuale che tenderà a crescere e che ci allontanerà ancora di più dagli standard stabiliti dagli obiettivi di Lisbona. Un obiettivo come questo è molto difficile da raggiungere con una politica scolastica che taglia i costi per la scuola e che non investe sulla formazione e sulla ricerca.
Va inoltre ricordato che nella legge di innalzamento dell’obbligo di istruzione a 16 anni (la legge 296/2007 aveva come obiettivo prioritario quello di combattere la dispersione scolastica) e soprattutto nelle linee guida (ignorate molto spesso dalle scuole) veniva posto il problema di rafforzare la collaborazione tra la scuola media e gli istituti secondari. E si sottolineava con forza la necessità di promuovere progetti ed esperienze di continuità e di raccordo curricolare tra i due segmenti scolastici. Invece, il passaggio dalla scuola del primo ciclo alla scuola del secondo ciclo risulta tuttora problematico. La problematicità è principalmente dovuta al fatto che la scuola dell’obbligo fino ai ieri coincideva con la fine della terza media, nella quale centrale e prioritaria era la funzione orientativa, culminante nella formulazione del famoso giudizio orientativo.
Oggi, con la nuova normativa sull’obbligo di istruzione, e quindi con il suo prolungamento sul biennio, la scelta orientativa si sposta – o meglio si dovrebbe spostare – a 16 anni. Ma è davvero così? Si dice infatti che la scelta dovrebbe essere posticipata alla fine del biennio a 16 anni: invece la scelta di iscriversi a un biennio di liceo classico piuttosto che a un biennio di istruzione professionale si gioca ancora oggi a 14 anni, cioè alla fine della terza media, se non prima, a 12/13 anni, rischiando così di indirizzare la scelta troppo precocemente.
Questo è un grosso problema che deve essere risolto. Ma come? Non ci sono dubbi infatti che la scelta definitiva vada spostata nel biennio. Ma perché il biennio diventi realmente orientativo a partire dal primo anno, anzi dai primi mesi della secondaria di secondo grado, è necessario progettare un’azione di orientamento incentrata sul recupero e sul riallineamento delle competenze di base, soprattutto di quelle afferenti all’area di istruzione generale (sviluppo degli assi culturali) relative all’equivalenza formativa. Mentre nel secondo anno, invece, dovrebbe essere predisposta e attivata un azione di ri-orientamento.
Perché questo si realizzi è necessario che si renda effettiva la pari dignità dei percorsi e la loro equivalenza formativa, dei bienni, dei licei, dei tecnici, dei professionali e della formazione professionale, indicando con precisione le competenze culturali in uscita riferite ai quattro assi culturali del biennio, in modo da garantire i passaggi da un indirizzo all’altro senza costringere gli studenti a dover affrontare gli esami di idoneità.
Sull’equivalenza formativa, indicata nel DM 139/07, non tutti sono completamente d’accordo. Per questo è necessario che il consiglio di classe e i dipartimenti attivino, a partire dal primo anno del biennio, una progettazione didattica incentrata sulla cooperazione fra i diversi assi culturali e fra le discipline di area comune e quelle di indirizzo, puntando su un curricolo orientato alle competenze. La scelta è quella di puntare a un apprendimento basato su una didattica laboratoriale nella quale vengano valorizzati gli aspetti legati al saper fare e al sapere, attraverso una metodologia attiva e cooperativa.
Quali risposte concrete dare a questi problemi? Quale didattica orientativa mettere in campo? Proviamo a dare qualche indicazione. Innanzitutto è necessario:
• Potenziare l’informazione, orientando le famiglie, gli insegnanti e gli studenti;
• Sviluppare l’azione formativa, rafforzando:
a) lo sviluppo della consapevolezza dello studente al proprio percorso formativo;
b) la conoscenza di sé;
c) la conoscenza delle proprie potenzialità e delle proprie aspirazioni.
Questa azione va compiuta operando nel quadro dell’obbligo a 16 anni, inteso come percorso formativo unitario e finalizzato al raggiungimento delle competenze di cittadinanza.
Occorre sviluppare le azioni:
• di raccordo con insegnanti della scuola media e della secondaria;
• di accoglienza nel primo quadrimestre;
• di prevenzione dell’insuccesso;
• di interventi di educazione alla scelta;
• di attività di accompagnamento.
Nello specifico l’azione di raccordo dalla scuola media alla secondaria di secondo grado (a 14 anni) deve essere basata:
• sulla collaborazione e la coprogettazione tra i docenti della media e quelli del primo anno della secondaria;
• sulla continuità del curricolo;
• sull’analisi delle competenze in uscita della media;
• sull’analisi degli stili e dei ritmi di apprendimento;
• sulla ritaratura delle competenze in entrata previste dal D.M. n.139/07.
Per quanto riguarda l’azione nei primi due anni della secondaria (a 15 anni), l’attività deve essere improntata su una funzione orientativa tesa:
• al recupero;
• al riallineamento;
• alla rimotivazione;
• a sviluppare competenze relative agli assi dell’area comune;
• a verificare le scelte di indirizzo.
Per quanto riguarda l’azione nei primi due anni della secondaria, l’attività deve essere improntata su una funzione orientativa tesa soprattutto a interventi di tipo riorientativo, soprattutto:
• dando peso maggiore alle discipline dell’area di indirizzo;
• rafforzando le scelte e verificando i possibili transiti verso altri indirizzi;
• rafforzando e sviluppando le competenze chiave di cittadinanza attiva.
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