Pane e libri: il progresso viene dalla lettura

in Didattica e apprendimento

di Rosa Tiziana Bruno | del 23/10/2014 |commenta

Pane e libri: il progresso viene dalla lettura
Non si muore per la mancanza di lettura e noi siamo una nazione “viva” che legge pochissimo. Ma i recenti studi di neuroscienze dichiarano che la lettura è un’ottima ginnastica per il cervello. La scuola è, quindi, la palestra naturale.


Da sempre si discute dei grandi benefici della lettura, ma è davvero indispensabile leggere?
In fondo, diciamolo, nessuno è mai morto per mancanza di lettura anche perché i libri non si mangiano. Si vive benissimo senza, al massimo, per curiosità, si può provare a sfogliare un romanzo di tanto in tanto. Uno all’anno è più che sufficiente. Meglio sviluppare abilità digitali, dedicarsi all’apprendimento di un mestiere, spendere tempo a imparare cose pratiche e concrete.

È così che sembrano pensarla gli Italiani, da quanto ci rivelano le statistiche. Siamo un popolo che legge pochissimo. Eppure, voci autorevoli sostengono che la lettura sia un’attività fondamentale per crescere e per affermarsi nella vita.
Garcia Lorca scriveva: sono molto più dispiaciuto per un uomo che vuole conoscere e non può, che per un affamato. Perché un affamato può facilmente soddisfare la sua fame con un pezzo di pane o un frutto, ma un uomo che ha una sete di conoscenza e non ha mezzi soffre una terribile agonia perché ha bisogno di libri, libri, tanti libri e dove sono quei libri? (1)
E oggi anche gli studiosi di neuroscienze ribadiscono: Niente lettura, niente successo.

A loro si uniscono gli esperti di marketing, i biologi, gli psicologi, i pediatri, i sociologi. Insomma, dal mondo accademico sembra sollevarsi una voce unanime: leggere fa bene.

Qualcuno propone perfino che la lettura diventi una vera e propria disciplina da approfondire tra i banchi di scuola. Si sta esagerando?
Per capirlo proviamo a scoprire cosa succede alla nostra mente e alla nostra personalità quando leggiamo.
Pare che durante la lettura il cervello si concentri per 500 millisecondi su ogni parola, al fine di recuperare il nostro sapere relativo a quel termine. Un impulso raggiunge la corteccia e attiva tantissimi neuroni. In pratica le parole sono come gli oggetti, però mentre un oggetto viene percepito nella sua entità, le parole vengono invece elaborate come simboli collegati a un’idea. Ma non è tutto: in pochi millisecondi la parola viene valutata anche sul piano emotivo (2). L’emozione contribuisce a stimolare i processi di comprensione e questo spiega le ragioni per cui un romanzo, una fiaba, un racconto, hanno una resa potente sulla percezione.
Chi legge elabora interpretazioni e prova emozioni connesse a quel che legge e la lettura diventa ginnastica per il cervello, in grado di accrescerne la potenza (3). Inoltre, leggendo conosciamo anche le aspettative di progresso dell’umanità e la lettura diventa, così, l’esperienza determinante per la formazione della civiltà e per la conoscenza della realtà sociale (4).



Recentemente, i neurobiologi dell’Università di Stanford hanno accertato che leggere migliora lo sviluppo cognitivo. Al contempo, il neuroscienziato Gregory Berns ha dimostrato che la lettura provoca effetti duraturi nelle regioni del cervello responsabili del linguaggio, della creatività e delle rappresentazioni sensoriali. Una buona lettura, dunque, non solo riesce a stimolare il pensiero, ma può indurre perfino cambiamenti biologici positivi.
Gli studiosi però avvertono: i cambiamenti non avvengano semplicemente leggendo i libri, tutto dipende da come si legge. La lettura disordinata, ad esempio, carica il cervello d’informazioni difficili da codificare. Solo il saper leggere influisce sulla reattività del cervello.
Bisogna dunque imparare a leggere in modo corretto per trarne utilità, altrimenti si rischia di diventare più simili a una macchina che ad un essere Umano, come ripeteva Garcìa Lorca.
Appare evidente che se per tutti noi è necessario mangiare, è altrettanto indispensabile leggere.

Ecco dunque che la scuola diventa il luogo più adatto per apprendere l’arte della buona lettura, fin da piccoli. Occorre fare qualcosa al più presto in questa direzione, servono interventi efficaci nella scuola per favorire la lettura. Le ragioni non sono soltanto culturali, ma anche economiche, perché dall’incremento della lettura discende la possibilità di conoscenza personale che si traduce in sviluppo economico per l’intera collettività. Una prima risposta è arrivata dal Ministero dei Beni e Attività Culturali con l’iniziativa Libriamoci che recentemente ha portato storie e scrittori nelle scuole.

Ottimo inizio, ma c’è ancora tanto da fare. Il libro deve diventare un oggetto come il pane e, come il pane, deve costituire il cibo base della nostra nutrizione. Per raggiungere l’obiettivo serve anche favorire il rapporto tra lettore e scrittore, soprattutto nell’infanzia. Rapporto che può risultare determinante nell’apprendimento della buona lettura. A tal proposito, è interessante la lettera aperta che l’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ha inviato al Ministro dei Beni e Attività Culturali, perché pone l’accento su aspetti importanti.

Viva i libri a scuola, viva il diritto alla lettura!


1) Federico García Lorca: discorso Inauguración biblioteca de Fuente Vaqueros, 1931.
2) Ricerca condotta dallo psicologo Ara Norenzayan e pubblicata in Cognitive Science, 2006.
3) Rosa Tiziana Bruno, Parole come stelle, Mammeonline ed., 2013.
4) Marianne Wolf, Proust e il calamaro, Vita e Pensiero, 2012.


Lettera aperta al Ministro dei Beni e Attività Culturali – Dario Franceschini – a cura dell’ l’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi


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Immagine in testata dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi

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