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Il mio percorso verso la finestra sul mondo

Pubblicato il: 09/12/2020 02:17:54 -


Con quali strumenti, con quale attrezzatura concettuale e, soprattutto con quali curiosità e, adoperando una parola forse eccessiva, con quali passioni  i nostri ragazzi, dopo il diploma, si avviano alla prosecuzione degli studi? In particolare: la scuola riesce ( o non riesce) a orientare i giovani verso la cultura scientifica? Iniziamo  ad affrontare il problema con il contributo di Alice Lenzi, appena laureata  brillantemente, laurea magistrale, in ecobiologia, pronta ad avviarsi alla prosecuzione di studi rivolti alla ricerca.
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Nota di redazione

Queste sono le domande che abbiamo posto come spunti di riflessione, che si è tradotta in  questo testo.

Ripensa alla tua carriera scolastica e alla tua scelta che si è orientata  poi a un gruppo di discipline scientifiche :

  1. interesse, gusto/disgusto verso alcune  discipline, curiosità ecc. ecc. voglia di abbandonare quegli studi dopo il liceo ovvero desiderio di continuare su strade che la scuola, in questo settore,  ti ha fatto intravvedere ecc.
  2. quale attrezzatura  riesce/non riesce a dare la scuola a un/a giovane per capire , anche se superficialmente, quello di cui  si occupano alcuni settori portanti della scienza attuale?
  3. con questa laurea  hai già raggiunto un punto definito in termini di osservazione di dati e riflessione metodologica? In particolare,   quando hai iniziato l’università sei partita da zero ovvero hai costruito su quello che avevi almeno intravisto a scuola?

Mi chiamo Alice e mi sono da poco laureata al corso di laurea magistrale di Ecobiologia alla Sapienza

Ho sempre avuto una sfrenata passione per il mondo naturale. Dall’oloturia sul fondale sabbioso ai carismatici grandi carnivori come orso e lupo. Da piccola la visione di documentari, e la lettura di libri fotografici/divulgativi erano all’ordine del giorno. Durante l’estate passavo le ore chinata su un prato alla ricerca di grilli e cavallette, a guardare in alto cercando le cicale sugli alberi o con i piedi a mollo nelle pozze tra gli scogli per raccogliere piccoli pesci, gamberetti e granchi. Così sono cresciuta con il sogno di diventare una regista di documentari o una fotografa per la National Geographic, con la voglia di girare il mondo e conoscere più animali possibili. Queste sono le idee che troppo spesso i ‘non addetti ai lavori’ hanno quando si parla di natura e di professioni naturalistiche. 

Poi alle scuole superiori ho incontrato le materie classiche, come il greco, la filosofia e la letteratura italiana. È nato un amore diverso ma che non ha mai sostituito quello per gli animali. Al liceo classico, però, l’insegnante di scienze non ha mai un grande seguito tra gli studenti, e la cosa peggiore è che nemmeno gli altri docenti valorizzano la materia. La mia classe ha cambiato 3 professori di scienze in 5 anni e non siamo mai riusciti a instaurare quel magico rapporto di complicità e stima tra insegnante e alunno che solo la scuola può dare. Di natura non si è mai parlato: nessuna lezione sull’evoluzione, sulla storia della vita sulla terra, sulla botanica o sulla zoologia. Giusto l’ultimo anno, il nostro ‘nuovo’ prof, esperto entomologo appassionato di coleotteri, ci raccontava curiosità sugli animali e qualche storia di natura. Purtroppo, però, eravamo in pochissimi ad ascoltarlo e forse un po’ a volte la voglia passava anche a lui.  Nel frattempo, la mia visione della natura aveva preso una piega un po’ più realistica: non più viaggi in zone tropicali per vedere gli animali più strani, ma la ricerca (magari con l’università) in ambienti non lontani da casa, per studiare le specie e gli ecosistemi.

Alla fine del quinto anno abbiamo dovuto scegliere cosa avremmo studiato all’università. La scuola mi consigliava lettere antiche o moderne, insomma studi umanistici, d’altra parte mi piacevano così tanto le discipline biologiche! Ma le ore passate a cercare gli animali tra l’erba e le onde mi spingevano a prendere una strada un po’ diversa: volevo studiare le scienze naturali. 

Purtroppo nell’immaginario comune questi studi sono visti più come un ‘hobby’, non come una professione, e tante volte mi son trovata a spiegare e soprattutto a difendere le mie scelte. Le frasi più comuni erano: «ah ti piacciono i cani e i gatti? Allora fai veterinaria!»; «E poi come fai per trovare lavoro?»; «Non sarai un po’ troppo sognatrice? Come farai per vivere?». Insomma, parole di certo non così incoraggianti per una ragazza di 18 anni con tanta voglia di fare ma anche con molte incertezze. Per fortuna ho avuto l’idea di chiedere consiglio a chi con la natura ci lavora, e così ho contattato alcune persone, tra cui un illustre professore di zoologia della Sapienza. Ho chiesto loro consiglio e finalmente mi hanno dato quella spinta e supporto che difficilmente ero riuscita a trovare in giro, se non dai miei familiari. Ho preso coraggio e mi sono iscritta a Scienze Naturali. Così è iniziato questo percorso di 5 anni, che si è concluso circa un mese fa con la fine della specialistica. Mi sono buttata in una realtà silenziosa, laterale, dai più sconosciuta, realtà che in poco tempo è diventata il mio mondo. 

Sono cresciuta molto in questi anni, entrando sempre di più nella ricerca scientifica. Ho spaziato tra gli ambiti, sperimentando gruppi diversi: ho avuto esperienza con i mammiferi, poi con le piante, ma alla fine son tornata tra i fili d’erba e ora studio gli insetti. Vorrei essere entomologa. Ci sono vicina forse, ma c’è ancora tanta strada da fare. È vero che il mondo della ricerca è complesso e richiede impegno e costanza, ma come un giorno ha detto il mio professore di zoologia del primo anno, le scienze naturali sono una finestra sul mondo e solo pochi fortunati la aprono per far entrare l’aria fresca nella stanza. 

Non voglio additare la mia scuola per aver tentato di allontanarmi da questa finestra: purtroppo il liceo è solo un riflesso della società, così disinteressata alle materie scientifiche, una società che ignora che lo studio della natura e dell’evoluzione dovrebbero essere tra gli insegnamenti fondamentali: come si fa a vivere in un mondo ignoto? Come si fa a gestire dinamiche complesse senza conoscerle? Come convivere con altri viventi se sconosciuti? 

Vorrei dire a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno una passione per il mondo naturale di coltivarla e non abbandonarla mai, perché se si insiste un po’, quello che gli altri chiamano hobby può diventare la nostra vita. L’ambizione di essere scienziati non è folle, anche se si viene da studi umanistici. La scuola ci può dare tanti strumenti, a me ne ha dati moltissimi: dal metodo di studio all’amore per il sapere. Sta a noi canalizzare questi strumenti per raggiungere la finestra e aprirla per portare a tutti l’aria pulita che noi ‘sognatori’ abbiamo la fortuna di respirare ogni giorno. 

Alice Lenzi

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