La tecnologia a scuola, perché?

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di Benedetta Cosmi | del 21/07/2009 |1 commento | commenta

La tecnologia a scuola, perché?
A scuola possono entrare tutti i sensi, grazie alle tecnologie.



Gli strumenti tecnologici: utili, certo, e già conosciuti in sistemi scolastici di altri Paesi. In Canada è partita una interessante sperimentazione con le scuole, ma sapete perchè vengono considerate un investimento in aula le lavagne elettroniche? Perché rispondono a questioni pedagogiche, docimologiche e psicologiche, cioè solo marginalmente ad esigenze diverse che avrebbero appeal da noi, come l’ urgenza di possedere dotazioni tecnologiche: mi raccontava un “viceprincipal”, di una highschool nell’ Ontario, del pulsante per ogni studente, il quale a fine spiegazione dovrà dire così se necessita che l’insegnante ripeta e chiarisca. Risulta già evidente la preoccupazione per un passaggio di informazione in aula che superi “Shannon e Weaver” ma anche l’handicap rappresentato dal rischio di pagare lo “straordinario” in termini di figuraccia, o al momento della votazione, quando al professore non sfuggirà di rammentare chi abbia rallentato la corsa verso la fine del programma. Da qui il sottotitolo: “Quando la lezione a distanza è quella senza la tecnologia”.

Ascoltare i classici e dialogare grazie alle possibilità multimediali, se lo scopo della scuola non è che gli allievi studino bensì che imparino, si dovrebbe avere il coraggio di far entrare tutti i sensi in questa attività: l’olfatto, depresso dall’aria cattiva che tira nella scuola, il gusto, per cosa si incontra, il tatto degli insegnanti per “una scuola su misura”, la vista, sul mondo, l’udito se possibile è il più trascurato. Non si sente l’ esigenza del confronto, così nessuno oggi ascolta. Che venga una ventata innovativa, si producano epistolari degni di rilevanza letteraria per e-mail, si diffonda l’uso degli audio-book, libri parlati. Trovare spazio anche per questa proposta, che va a sconvolgere i canoni dell’editoria, l’obbligo con cui si concepisce lo studio, “il senso”.

E parlare anche delle materie a scelta nelle scuole, come variante anziché come indirizzi.

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...tutti i sensi, tutti gli stili, tutte le intelligenze, tutte le disposizioni della mente... di pierell, pubblicato il 01/10/2009 ...in altre parole le differenze individuali, quelle che solitamente sono considerate barriere per costruire una buona didattica. Includerle, invece, significa scoprire un tesoro nascosto in ogni classe, in ogni allievo e metterlo in circolo come risorsa per apprendere in modo profondo e stabile. Come le più recenti teorie e ricerche internazionali, magari meno conosciute, segnalano? Apprendere è un´esperienza attiva: cognitiva ed emotiva, individuale e sociale, mediata da più risorse. Le quali essendo molteplici ? audio, video, iconiche, testuali, grafiche, spaziali - coinvolgono e sollecitano proprio le differenze di ognuno. Con la conseguente possibilità di trovare il necessario per crescere conoscenze, cultura, competenze. Gli allievi divengono protagonisti attivi, co-costruiscono, sono essi stessi mediatori delle differenze, coinvolti nel rispondere a quesiti di indagine, nella realizzazione di progetti e prodotti con i quali dimostrare quello che sanno. Ricercano, commentano, realizzano, presentano le loro comprensioni significative attraverso forme diverse, multiple, utilizzando linguaggi diversi, tecnologie e media differenti, che impegnano ad andare oltre. Non si limitano alla riproduzione passiva del sapere. Non studiano per il voto, ma per comprendere. Il docente lavora con loro, ipotizza, verifica e falsifica ipotesi, propone punti di vista alternativi. Propone e guida alla scoperta di fonti nascoste, di itinerari invisibili? così come li accetta quando avviene il contrario. Porre al centro l´apprendimento allora è porre al centro le differenze dell´apprendere, le persone che apprendono. Sono loro il tesoro di ogni nazione. Sollecitare e formare competenze presuppone progettare e allestire classi come ambienti di ricerca, di laboratorio, dove i saperi sono cucinati dagli abitanti piuttosto che mangiati precotti da altri. Ambienti nei quali la tecnologia non è il fine, bensì un potente strumento per apprendere: con esse e attraverso di esse. Il fine è la crescita delle competenze di ognuno ? non uno di meno ? dello sviluppo delle intelligenze, del pensiero critico e divergente, creativo. Riflettendo in modo continuo su come si apprende, su cosa si apprende. Rgazzi e ragazze in grado di dimostrare come funzionano le teorie, che aprono al mondo reale, che interpretano contesti e problemi, che sanno rispondere a quelli nuovi, subito fuori dall´aula e che aiutano ad essere cittadini planetari. Dove la cittadinanza e la partecipazione attiva è di casa, lavorando in gruppi eterogenei, con responsabilità individuali e sociali, con capacità di valutazione e autovalutazione, di aiuto e di cooperazione. Tutto come nel mondo odierno viene richiesto quotidianamente, nel micro e nel macro. Persone che pensano il presente e immaginano il futuro. Imparando anche dagli altri con i quali sono in relazione. Appunto, una Scuola che sa far apprendere. Certo le classi del XXI secolo possono essere superdotate di tecnologia? ma non senza la Pedagogia con ali copernicane.

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