La scuola non va? La responsabilità è mia!

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di Roberto Parmeggiani | del 12/11/2010 |3 COMMENTI |commenta

La scuola non va? La responsabilità è mia!
Quando si parla di scuola, i vari protagonisti si incolpano a vicenda, scaricando le responsabilità di un declino che ci porterà presto a una situazione di non ritorno. A meno che ognuno di noi non si assuma la propria parte di responsabilità, rispondendo con il proprio nome alla domanda: ma la colpa di chi è?



Da molti anni ho a che fare con il mondo della scuola, prima come alunno, poi come parente di alunni, poi come educatore all’interno di una classe, infine come educatore di post-scuola. La scuola mi piace, mi entusiasma. Come idea, come opportunità e, soprattutto come forma.

Se ci pensiamo bene, è davvero un’idea geniale, formidabile, vincente. Poter passare tanto tempo in una piccola comunità, luogo di apprendimento, di relazioni e nozioni, diversità e affinità, di ideali e idee. Relazionarsi con persone della tua stessa età ma, anche, con adulti che mettono a disposizione saperi e conoscenze. Scoprire se stessi, imparando a dare valore alla conoscenza che, oltre a renderci liberi, ci svela attitudini e passioni. Insomma uno spazio fisico e temporale davvero appassionante. Potrebbe ma non lo è!

Forse da qualche parte ci sono isole felici nelle quali la scuola è così, ma sono poche, troppo poche. Perché?

Gli insegnanti incolpano i genitori e i politici, i genitori incolpano gli insegnanti e i politici, i politici gli insegnanti e i genitori. Qualcuno anche i bambini, avranno pur qualche colpa anche loro. Insomma, tutto uno scaricamento di colpe ma nessuna assunzione di responsabilità. A parte il governo, che tenta di vendere come assunzione di responsabilità quello che invece è uno scaricamento di responsabilità effettuato, essenzialmente, tramite tagli di risorse.

A questo punto mi piacerebbe dire quello che mi piacerebbe sentire.

La colpa non è di nessuno!

Ma la responsabilità è mia!

Sì, mia, di Roberto Parmeggiani. Di ciò che ho detto e fatto e, soprattutto di ciò che non ho detto e non ho fatto. Io sono il responsabile, potete quindi scaricarvi la coscienza additandomi come capro espiatorio oppure... oppure assumervi la vostra parte di responsabilità rispondendo con il vostro nome alla richiesta di spiegazioni.

Se sei insegnante dovrai ammettere che il tuo lavoro è uno dei più belli del mondo ma anche dei più liberi. In fondo sei tu che decidi quanto tempo, creatività e coinvolgimento mettere in ciò che fai; sei tu che decidi se relazionarti con le tue colleghe (o i tuoi colleghi) sulla base di confronti critici costruttivi oppure coprendovi le spalle e difendendovi, spesso, chiudendo gli occhi di fronte a ingiustizie o comportamenti umanamente o didatticamente sbagliati; sei tu che decidi se usare la cattedra come un trampolino di lancio oppure come il banco di un giudice; sei tu che scegli di fare una fotocopia in meno e un cartellone in più.

Se sei un genitore dovrai ammettere che spesso la difesa a oltranza di tuo figlio non prevede la riflessione su cos’è il bene per lui. In fondo difenderlo è più facile che educarlo, è più semplice che mettersi in discussione per capire se devo correggere il mio comportamento; è impegnativo educare al rispetto dell’autorità in quanto tale, prima che alla difesa dei propri diritti; è doloroso curare invece che cullare, aiutarlo a rialzarsi invece che evitare che cada. È tutto molto facile, soprattutto quando si abdica al proprio ruolo.

Se sei un politico dovrai ammettere di aver trattato la scuola, per troppo tempo, come un ricettacolo di voti. Forse hai confuso i ruoli e hai usato la scuola al servizio della tua carriera, mentre avresti dovuto fare il contrario.

Se sei uno scolaro/studente dovrai ammettere che la scuola è al servizio della tua crescita e, quindi, del tuo futuro. Sei tu, quindi, il protagonista principale, il formatore delle insegnanti, il costruttore di ponti, il cercatore d’oro, il Bakugan avventuroso... sei tu il responsabile di ciò che sarai.

Se sei Roberto Parmeggiani dovrai ammettere che, a un certo punto, bisogna smettere di parlare e bisogna iniziare ad agire, fare, creare. E che tra le fessure delle responsabilità personali si nascondono le insidie della divisione. E che tali insidie vanno affrontate costruendo alleanze e obiettivi comuni, per offrire nuove possibilità a chi, della scuola, deve essere il vero protagonista.

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Finalmente qualcosa di intelligente di Carlo Columba, pubblicato il 15/11/2010

Ho apprezzato molto questo intervento perchè va direttamente e senza filtri, mascheramenti, abbellimenti intellettual-concettuali, alla radice del problema. E cioè: il problema della scuola "siamo tutti noi".

Insegno ormai da venti anni e non mi stanco di scoprire quali vantaggi questo lavoro ( anche solo a considerarlo tale) può riservarci rispetto alla maggior parte degli altri lavori. Parlo soprattutto di libertà intellettuale, di ricerca personale, di crescita. Pochi lavori possono riservarci a tal punto il privilegio di occuparci essenzialmente del bello, del giusto, del nobile, dell'utile, dell'intrigante. della poesia e della scienza.

Vincoli e limiti certo ce ne sono, e molti anche. I più grossi, talvolta i più grotteschi, vengono però proprio da noi stessi.

Grazie ma di Roberto Parmeggiani, pubblicato il 13/11/2010

Grazie Betta.

Ho scritto l'articolo proprio perchè conosco persone che, come te, lottano tutti i giorni mettendoci la faccia e assumendosi le proprie responsabilità, cercando di costruire una scuola dove si lavora bene. Persone che si meritano rispetto ma...

ma ce ne sono altre che invece hanno bisogno di essere nuovamente convinte che l'insegnamento è uno dei valori maggiori che possiamo vivere.

Il rischio di scaricare le responsabilità ad altri è alto, per tutti, per cui buon lavoro, con stima e sostegno!

hai ragione ma di betta, pubblicato il 13/11/2010

Condivido tutto quello che dici, ma penso che tu non abbia incontrato ancora persone che in tutto quello che hanno fatto e (che faranno) ci abbiano messo la propria faccia, il proprio tempo, la propria indignazione e la lotta quotidiana con il proprio dirigente per non essere sopraffatta e tacciata di poca collaborazione, soprattutto quando, per poca collaborazione, si intende critica costruttiva e non stare a guardare i suoi misfatti e ingiustizie... Avevo pensato: ma chi me lo fa fare? chiedo il trasferimento! Troverò pure da qualche parte un dirigente da rispettare, che abbia le idee chiare e non sia profondamente ingiusto!!! Troppo comodo, no rimango qui e con me tante altre colleghe, che tutti i giorni cerco di coinvolgere per ottenere una scuola in cui tutti possano dire:"Qui si vive e si lavora proprio bene" saluti

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