
Nei mesi che precedono la somministrazione ufficiale delle prove Invalsi non è raro che gli insegnanti somministrino agli alunni le prove delle precedenti rilevazioni oppure prove simili riprese dalle diverse pubblicazioni in commercio. Generalmente i risultati di queste prove, in percentuale, vengono comunicati agli alunni e, in qualche caso, anche ai genitori (che poco o nulla sanno riguardo all’Invalsi e alla natura di queste prove). Per un insegnante queste simulazioni di prove, oltre che a rappresentare una specie di (inutile, a mio avviso) “allenamento” alla prova ufficiale, potrebbero costituire un ulteriore elemento di verifica e valutazione degli alunni (e questo, invece, lo ritengo utile e interessante). Tuttavia, la mia personale esperienza (e mi riferisco soprattutto all’ambito della scuola primaria), mi ha portato nel tempo a essere cauto soprattutto nella comunicazione dei risultati agli alunni.
A tal proposito, parto da alcune considerazioni (meglio illustrate in un mio precedente articolo).
Per sua natura, la prova Invalsi serve a misurare tutti i livelli di apprendimento, anche quelli appartenenti alle cosiddette “eccellenze”. Per questo tali prove contengono quesiti con coefficienti molto elevati di difficoltà, cui solo un ristretto gruppo di alunni è in grado di rispondere. Gli alunni con difficoltà di apprendimento, non solo non risponderanno correttamente a questa fascia di questi, ma troveranno evidenti difficoltà anche con la fascia di quesiti di difficoltà media. È evidente, dunque, che otterranno risultati bassi in termini di percentuale (in base alla mia esperienza, gli alunni con maggiori difficoltà raramente superano il 40% di risposte corrette e spesso i loro risultati si attestato fra il 30% e il 40%).
Questi risultati, così come sono, servono alle scuole per una misurazione dei livelli di apprendimento della singola classe in relazione a quelli complessivi della scuola e a quelli per aree geografiche e nazionali. Se però vengono trasportati sul piano della valutazione del singolo alunno (e questo lo può fare solo l’insegnante, se lo desidera), bisogna essere molto attenti alla trasposizione del risultato e al suo utilizzo. La trasposizione ha bisogno di una “traduzione”, cioè di una trasformazione del dato dal suo valore MISURATIVO (quello che interessa all’Invalsi) a un valore FORMATIVO (quello che interessa all’insegnante).
Questo perché un risultato del 70% per l’Invalsi HA UN SIGNIFICATO, il voto 7 per un alunno di scuola primaria HA TUTT’ALTRO SIGNIFICATO.
Nell’ambito della valutazione nella scuola primaria, un 6 e mezzo o un 7 (traducibile con l’espressione “più che sufficiente”) è un valore considerato “basso” e viene utilizzato dal docente a fronte di risultati non adeguati a quanto previsto e programmato. Il 70% delle risposte corrette in una prova Invalsi, invece, è un valore di tutto rispetto. Si pensi che la media nazionale di Italiano della classe V primaria nella rilevazione 2010 è stata il 66%. Se pensiamo poi a voti inferiori alla sufficienza, come il 5 (insufficiente), il loro uso nella scuola primaria è generalmente raro. I voti di insufficienza sono voti che un docente di scuola primaria usa con estrema parsimonia e solo in ottica formativa (e comunque è molto raro un utilizzo di un voto inferiore a 5, se non in casi particolarissimi). Li usa quando sa che li può utilizzare, soprattutto quando possono rappresentare un elemento di stimolo per l’alunno. Ma non li utilizzerà mai, anche a fronte di risultati che lo autorizzerebbero in pieno, se egli è consapevole che il loro utilizzo possa mortificare l’alunno, inducendolo a una bassa stima e considerazione di se stesso.
Si tenga anche presente che per quante prove Invalsi lo stesso alunno possa svolgere, nel breve periodo il risultato sarà sempre simile. Chi raggiunge alte percentuali continuerà a farlo in ogni prova; chi otterrà basse percentuali continuerà a farlo in ogni prova, con oscillazioni minime fra una prova e l’altra. È il segno evidente che questo tipo di prova è sicuramente attendibile in relazione a quello che intende misurare, ma proprio per questo può diventare uno strumento ansiogeno, frustrante e, alla lunga, dannoso per coloro che ottengono sempre basse percentuali. Gli alunni con difficoltà di apprendimento avranno timore di queste prove e nello stesso tempo proveranno un forte senso di inadeguatezza nei confronti dei compagni che ottengono sempre ottimi risultati, amplificati dalle elevate (e non rare) differenze dei valori numerici delle percentuali.
Per questo, l’utilizzo sistematico da parte degli insegnanti delle prove Invalsi (o simili) in classe, anche a fini di verifica e valutazione, con la comunicazione diretta a studenti e genitori della percentuale di risultato “nuda e cruda”, senza alcuna forma di “mediazione”, di spiegazione e di opportuna “gestione” del risultato, può avere effetti decisamente negativi per gli alunni con maggiori difficoltà di apprendimento, soprattutto in termini di autostima e di considerazione di sé.
rimango perplessa di Serena, pubblicato il 04/05/2013
La mia è giusto un informazione ...
allora, mio figlio di sette anni, che fà quest'anno la seconda elementare, ha portato a casa i risultati delle prove invalsi di italiano, fatte in classe come preparazione a quella del 7 maggio.
i punteggi che ha ottenuto sono questi:
I° PROVA 15/26
II° PROVA 19/34
III° prova 56/63
IV° PROVA 53/75
V° PROVA 61/76
Certo, non è eccellente, ma a mio avviso, non mi pare che sia andato poi cosi male,
insomma vedendo cosi ad occhio si e no dovrebbe stare su una media del 7 giusto?
Invece a quanto pare non è cosi, perchè la maestra dice che arriva a malapena al 6...
rimango perplessa .... non ho capito proprio nulla di queste prove invalsi??
Educare per progettare il futuro di assuntamichela, pubblicato il 23/05/2012
La valutazione degli istituti scolastici è una prassi consolidata in numerosi paesi europei , il cui sistema educativo è organizzato in una rete di strutture autonome . Nei suddetti paesi il sistema di valutazione è affidato ad ispettori tutti esterni alla scuola il cui compito non si esaurisce nella valutazione delle singole scuole : essi indirizzano e supportano la didattica al fine di migliorare l'intero sistema educativo . Suscita ,pertanto, perplessità la posizione di numerosi dirigenti ed insegnanti che contestano le prove invalsi ,usando svariate argomentazioni , spesso strumentali ,fuorvianti e " fantasiose ". Il sistema dell'autonomia organizzativa e didattica delle scuole non può prescindere dalla valutazione e certificazione delle stesse rispetto agli standard qualitativi nazionali ed europei .Il processo educativo ,infatti , non si configura come gestione dell'esistente : esso progetta il futuro , valorizzando capacità ,creatività e coscienza critica . Un educatore ,sia esso dirigente o docente , non asseconda negligenza , ignoranza e cattiva eduzazione ,mette in discussione sè stesso ,assumendosi la responsabilità delle scelte operate , eleva il livello degli apprendimenti ,rifugge dall'autoreferenzialità , non concentrando la propria attenzione sul " voto " finale .La valutazione sommativa è ,infatti, espressione di una politica scolastica che media tra l'effettivo livello di formazione degli alunni , le aspettative dei genitori e l'obiettivo che la scuola persegue ,in termini quantitativi ,del successo formativo .Alla luce di quanto detto, non si può ,certammente ,ignorare la realtà delle nostre scuole , soprattutto di periferia,che rappresentano ,talvolta, il riflesso del degrado culturale e sociale del territorio , nè il disagio che vivono alcuni ragazzi ,le loro frustrazioni e ansie . Ma ,mi chiedo , quali percorsi personalizzati ,diversificati ,coinvolgenti i dirigenti scolastici hanno attivato per i ragazzi con difficoltà di apprendimento nell' ambito della loro autonomia ? Possono i fattori ambientali e psicologici degli alunni rappresentare argomenti di discussione e riflessione nella sola fase conclusiva della valutazione o devono essere parametri imprescindibili nella organizzazione scolastica ,affidata al dirigente scolastico , prima che del singolo docente ?In questo quadro, le prove Invalsi rappresentano per molte scuole il punto di rottura delle politiche scolastiche finora perseguite la cui efficacia non ha trovato riscontro nelle indagini internazionali (Ocse -Pisa o Timms ..) ai cui standard il sistema scolastico italiano dovrà adeguarsi ,al di là dei significati che ciascuna scuola attribuisce al voto ,in un gioco di numeri , spesso, non rappresentativi della reale formazione degli alunni .
È illegale valutare le prove INVALSI di Pietro De Nicolao, pubblicato il 16/05/2012
Tengo a precisare che non è legale utilizzare i dati personali degli studenti per identificare e valutare le prove INVALSI, poiché ciò va oltre il trattamento autorizzato dal Codice sulla privacy. Ciò è specificato in modo esplicito nell'informativa 2012 e nel manuale per i somministratori.
Per maggiori informazioni, ho pubblicato un approfondimento sul mio blog: https://pietrodn.wordpress.com/2012/05/15/le-prove-invalsi-non-possono-essere-valutate-sul-registro/
Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.
Ritieni che le prove Invalsi, che consistono in test standardizzati, siano utili per:
Vuoi inserire education2.0 sul tuo sito? clicca qui
Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. © RCS Libri S.p.a. – Div. Education - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano - Tel. +39 02 50951 - Fax +39 02 5065361 - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attivita di direzione e coordinamento di RCS MediaGroup S.p.A. | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it - Dati societari