
Le prove Invalsi suscitano ogni anno discussioni e pratiche di protesta attiva nelle scuole. L’idea di una rilevazione nazionale, priva di quegli elementi di contestualizzazione che si rifanno al singolo alunno in termini di storia personale risultante anche da un contesto socio-familiare specifico e spesso problematico, appare in contrasto con quel percorso che ha visto il passaggio da una scuola selettiva e omogeneizzante a quella accogliente e rispettosa delle differenze.
Le prove Invalsi vengono dunque criticate in nome di quella complessità e problematicità dell’allievo che non può essere ridotta in schemi di giudizio derivanti da richieste di prestazioni standard e tanto meno valutato secondo un profilo in uscita che non tiene conto del livello di partenza e degli ostacoli incontrati durante la sua storia scolastica.
Se non vogliamo tuttavia peccare di sociologismo e ideologismo di maniera, occorre mettere in primo piano il concetto di competenza e valorizzare il suo raggiungimento come strumento indispensabile per garantire tutti i mezzi indispensabili per svolgere un ruolo attivo nella società odierna. Si nota invece nelle scuole un appiattimento dell’operato didattico sulle proposte dei vari libri di testo, che pur rappresentando uno strumento di supporto all’insegnamento, si caratterizzano ovviamente per una necessaria generalizzazione e per un impianto curriculare rispondente più all’impostazione degli autori che alle nuove ricerche e sperimentazioni in merito. L’insegnamento si configura spesso come strategia preconfezionata valida sempre e in qualunque contesto.
In tal senso le rilevazioni nazionali e internazionali, come OCSE PISA, rappresentano l’occasione per focalizzare l’attenzione sulle procedure indispensabili per acquisire una buona literacy nella lettura e per impostare percorsi didattici funzionali a tale obiettivo. Sarebbe quindi necessario che nei dipartimenti disciplinari o nei gruppi di lavoro sulla continuità si iniziasse ad analizzare le competenze richieste e a valutare i processi di rilevazione per operare un profondo rinnovamento dell’insegnamento dell’italiano. Si tratta di rimettere in gioco la propria competenza professionale e sperimentare nuove prassi, operazione che deve essere messa in atto non individualmente ma a livello di comunità di pratica dove la condivisione, lo scambio e la discussione forniscono il necessario sostegno .
autonomia del consiglio di classe di Alre, pubblicato il 01/08/2012
La scuola è servizio pubblico pagato dai cittadini. Gli insegnanti sono dipendenti pubblci che svolgono una funzione (non un mestiere) fondamentale per la società. La società e i decisori politici hanno - diritti i primi e doveri i secondi - di sapere come tale servizio è erogato, secondo quali standard i quali, a loro volta, si desumono da un confronto non solo nazionale ma, oggi, anche internazionale. Occorre trovare quindi forme di rendicontazione eque e altamente leggibili. Invalsi cerca di fare anche questo. L'autonomia didattica del docente singolo, del consiglio, della scuola ha senso se all'interno delle scelte migliori, appunto didatticamente parlando, atte a sviluppare tutte le potenzialità dell'alunno per permettergli di inserirsi, al pari degli altri alunni, nella società. Invalsi è solo uno strumento che misura un certo "grado" di tale inserimento: la vera autonomia dei docenti e dei consigli, sta esclusivamente nella loro capacità di saper INTERPRETARE (ovvero valutare e non solo misurare) tali dati, utilizzarli come occasione e non come assoluto. Molti consigli si limitano invece a constatarne, aritmeticamente, la componente "aritmetica" della misurazione.Purtroppo su Invalsi gravitano ombre ideologiche, paure irrazionali, e - a volte - sensi di colpa di chi sa, in cuor suo, di non aver fatto il proprio dovere fino in fondo o, come dice l'articolo d'apertura, di essersi appiattito a fornire un insegnamento appiattito sulle proposte didattiche del libro di testo, o sbilanciato solo su alcune aree. Ancora una volta, meglio confrontarsi piuttosto che rinchiudersi.
prove Invalsi e esami terza media di valter.giuliani@mail.com, pubblicato il 25/07/2012
Vorrei sapere perchè le prove Invalsi fanno parte della valutazione dell'allievo negli esami di terza media. Non vanno a ledere l'autonomia del consiglio di classe. E poi le prove Invalsi non dovrebbero essere anonime per dare una valutazione della scuola nel suo complesso e non di entrare nel merito della valutazione del sinfolo allievo.
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