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Per la cultura della legalità diffusa nel Mezzogiorno

Pubblicato il: 10/06/2009 15:04:35 -


La recensione del libro di Pasquale Iorio “Il sud che resiste”, Ediesse 2009, pp. 174.
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Nella postfazione, Don Ciotti scrive che è anche grazie a libri come questi se il Sud resiste. Ed è proprio così, poiché sono pagine in cui si registra e testimonia di lotte per la diffusione della cultura della legalità in Terra di lavoro, una terra martoriata dalla presenza della camorra. Un libro in controtendenza, sottolinea Guglielmo Epifani nella presentazione, poiché dalle sue pagine emerge un Sud vitale e pieno di speranza, fiducioso dei risultati che possono portare una partecipazione attiva e una cittadinanza consapevole.

Una testimonianza utile quindi al resto d’Italia, un monito per rammentare a tutti che quando e dove c’è un radicamento della criminalità organizzata, si crea emarginazione, si impedisce lo sviluppo di forme di vita associativa, si tronca ogni speranza per il futuro di giovani, perde forza e consistenza la possibilità di crescita e di riscatto. Dirigente della CGIL, esperto e studioso dello sviluppo locale e dell’innovazione tecnologica, Pasquale Iorio prende spunto dalla lettura dei recenti scritti di Roberto Saviano, Sergio Nazzaro e di altri più o meno giovani autori che coraggiosamente narrano storie di camorra e di violenza organizzata. Libri che, suggerisce Iorio, sarebbe bello presentare come una sfida, ma non solo.

È alla comunità educante che Iorio pensa, come ad essa, parimenti, fa riferimento Raffaele Sardo, saggista e scrittore, una delle figure più emblematiche di quel Sud che vuole resistere e introdurre elementi di rottura con il passato, elementi tali da erodere le basi di consenso sociale e di disagio, grazie ai quali tanti giovani sono diventati preda delle lusinghe economiche della delinquenza organizzata. Ed è la cultura della legalità diffusa, la leva. Essa non può che essere il risultato di una sinergia ottenuta con il contrasto e la prevenzione da parte dello Stato ? colpendo le varie mafie nel potere economico e finanziario ? con una azione capillare degli enti locali, nonché delle forze sociali e produttive, nello spezzare il circuito perverso tra economia e malaffare. Ma soprattutto con la mobilitazione delle coscienze, con un’educazione civica e culturale di apprendimento permanente per la legalità e la sicurezza considerati come beni primari fondamentali della persona. Iorio sostanzia queste indicazioni riportando fatti virtuosi in Terra di lavoro. Come ad esempio l’attività ventennale della cooperativa culturale Capuanuova, fondata da un gruppo di cittadini nel 1984, promotrice tra l’altro del premio Follaro d’oro.

Accanto alle esperienze laiche, in prima fila, Iorio considera l’attività della Chiesa militante che non esita a compromettersi nella lotta contro i poteri violenti, come don Peppe Diana, assassinato dai killer della camorra, diventato simbolo della Chiesa solare dialogante con i giovani e con i problemi della modernità. Opera proseguita dal vescovo Raffaele Nogaro ? di origine friulana, un teorico della fede come prassi della liberazione ? così come da Suor Rita della comunità Rut di Caserta, presente sul territorio dal 1995 con uno spazio di prima e seconda accoglienza per donne migranti sole o con figli piccoli, oppure da Don Giuseppe che insieme all’imam di S. Marcellino cerca di tracciare un percorso comune, e ancora dal padre comboniano Giorgio Poletti che ha svolto un ruolo di mediazione e di paciere quando scoppiò la rivolta dopo la strage dei ghanesi.

Ma i movimenti giovanili e le associazioni ? come il comitato don Diana o Libera, l’Associazione di Don Ciotti ? crescono soprattutto nelle scuole. Nella relazione introduttiva agli stati generali della scuola nel Mezzogiorno (Castel Volturno, 7-9 novembre 2008) si è sottolineato come in tanti comuni la scuola è diventata uno dei pochi presidi di democrazia e coesione sociale. Essa è luogo privilegiato che naturaliter può costituire una rete per collegare le realtà belle e pulite della Provincia di Caserta. E a questo lavora la cooperativa sociale Solesud onlus con il progetto “Per il vivere civile e l’educazione alla legalità”, che coinvolge le scuole di ogni ordine e grado.

Scuola, lavoro, socialità, diffusione della cultura della legalità sono visti come condizione per lo sviluppo di più elevati livelli di sicurezza nel territorio. È dimostrato che un miglioramento dei tassi di scolarità e di occupazione regolare comportano una diminuzione dei reati. Accanto, e grazie, alle scuole si mobilita anche il mondo dell’immigrazione, che nel frattempo cambia fisionomia e combatte sia la prostituzione che la droga, nonché il movimento antiracket, come quello di Pietro Russo, un coraggioso imprenditore cui la camorra ha incendiato la fabbrica.

Etica del lavoro e responsabilità sociale cominciano ad essere avvertiti come i requisiti essenziali delle imprese e delle attività produttive. Iorio dà conto di due imprese: la Edilatellana (che ha vinto il premio Coopfond per la Mutualità) e la Coop Sole, ma apre alla speranza pure una rinnovata attenzione della Camera di commercio di Caserta nonché l’istituzione dell’Osservatorio provinciale sui beni confiscati, promosso grazie al protocollo d’Intesa, insieme con Libera.

Se, nonostante i risultati positivi ottenuti da Magistratura e Forze dell’ordine, permane uno stato di inadeguatezza radicale della politica e della società civile sul fronte della lotta alla criminalità, possiamo sperare che la collaborazione tra attori sociali, le istituzioni formative e le forze della produzione sul territorio riesca a far applicare il protocollo della legalità: un passo decisivo per lo sviluppo economico e l’attuazione di progetti tesi a valorizzare la collocazione geografica altamente strategica per i collegamenti tra nord e sud, e con le dorsali tirrenica e adriatica, della Terra di lavoro.

Il libro sul sito della casa editrice Ediesse:
Il sud che resiste

Graziella Falconi

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