Le parole si imparano a scuola, ma sul web corrono più veloci

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di Simone Ariot | del 30/03/2010 |commenta

Le parole si imparano a scuola, ma sul web corrono più veloci
Scrittura, lettura, lavoro di gruppo si incontrano online, su un blog.



“Parole, parole, parole…” diceva Mina. Una successione cadenzata e costante di parole che si ripetono e, talvolta, lasciano il segno. Gli insegnanti lo sanno bene, e soprattutto gli insegnanti di materie letterarie. Essi vivono, usano e lavorano con le parole quanto scrittori, giornalisti e pubblicitari, ma con una sola differenza: i destinatari della parola sono giovani studenti spesso parlanti nativi di una lingua incompatibile a quella degli adulti. È così che riflettendo e osservando ho constatato quanto la scuola rischi di essere tremendamente lontana e indietro rispetto a un modo di comunicare delle nuove generazioni che si allontana tremendamente dalla dimensione che il mondo degli insegnanti ha conosciuto. Oggi non si parla, ma si chatta, non si scrive, ma si batte sulla tastiera, non si ascolta, ma si guarda. Inutili battaglie vetero puriste non fanno per me ed è così che, complice una realtà anagrafica che aiuta (essere un insegnante trentenne ha i suoi vantaggi) e una dimensione che mi tiene in bilico tra la professione di insegnante e quella di giornalista-copywriter, la necessità di inventarsi qualcosa di nuovo è stato qualcosa di più di un’idea. Guardandosi intorno, in quel mondo reale che produce e diffonde innovazione, ho subito pensato a internet e alle nuove tecnologie come a una straordinaria opportunità che doveva finalmente entrare a scuola, anche nel tempio del tradizionalismo liceale rappresentato dalle materie letterarie.

Il progetto si è sviluppato velocemente, come una creatura che prende forma autonoma, necessitando solo di essere guidata. Si è trattato sostanzialmente di inserire i BLOG, quest’invenzione che ha democraticizzato l’informazione, nella quotidiana attività didattica. Un blog, per chi non lo sapesse ancora, vede il suo senso nella possibilità di commentare i contributi presenti, creando una sorta di comunità seminascosta che ha in comune la frequentazione del blog stesso. Si parte con un blog di partenza gestito dal sottoscritto professore (http://parolefantasiose.blogspot.com/) dove lanciare spunti di riflessione inerenti temi culturali ma non troppo. Una sorta di spazio da aggiornare a cadenza settimanale dove inserire articoletti corredati da foto e cercare lo stimolo riflessivo nello studente.

Il secondo passo è stato la creazione di blog tematici collegati a romanzi che si era deciso di leggere in classe. Seguendo il percorso del romanzo di formazione sono nati http://piccolimaestri.blogspot.com, http://discoveryholden.blogspot.com e http://frusciantissimo.blogspot.com/, veri e propri contenitori di approfondimenti critici sulle opere a cui sono legati (“I Piccoli maestri”, “Il giovane Holden”, “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”).

Può sembrare si tratti di una semplice versione telematica di un normalissimo quaderno di italiano, e invece no. La rete e la tecnologia rendono il progetto innovativo e vantaggioso soprattutto perché il lavoro di uno diventa il lavoro di tutti. Dentro la classe e fuori dalla classe. Non si perde, non si smaterializza nel quaderno abbandonato in soffitta e non perde il suo senso nel voto assegnato dall’insegnante. Rimane vivo e vegeto, non in coma ma visitato, commentato, modificato. Il blog, in questo caso collettivo, diventa così l’occasione di far rivivere un’opera, ora riletta e immaginata da un gruppo di adolescenti neo lettori.

L’ultima fase del progetto è quella che porta la firma della creatività: La classe di 24 studenti viene divisa in 8 gruppi da tre persone ciascuno con l’obiettivo di produrre racconti, pubblicarli nel blog e vederseli commentati da quel nemmeno troppo silenzioso popolo semiinvisibile della rete.

Il progetto è partito subito alla massima velocità, sfruttando l’entusiasmo di un gruppo di quindicenni che si sono sentiti chiamati a partecipare a un’attività unica, che per una volta non chiede loro di imparare a memoria qualcosa, ma di produrre qualcosa. I vantaggi sono facilmente riscontrabili: ci si avvicina alla lettura critica, alla scrittura, si imparano tecniche per lavorare in gruppo, si sviluppano competenze cognitive e metacognitive, ci si confronta all’interno e soprattutto all’esterno del gruppo. Non esistono più tentativi di copiare, perché una volta inserito in internet un testo è facilmente rintracciabile dai motori di ricerca, così come sono facilmente rintracciabili i lettori che seguono il blog. Lo stupore di un gruppetto di adolescenti che si rende conto di essere seguito e monitorato da più di 1200 lettori da diversi angoli del mondo rimarrà sempre uno dei ricordi più belli che ho di un’esperienza impegnativa nella gestione ma assolutamente produttiva nei risultati.

Non saranno molti i sei racconti che ogni squadra (in cui c’è un copy, un editor e un webmaster) dovranno produrre entro giugno, ma è comunque un piccolo passo per farli sentire più vicini a quegli autori che uno dopo l’altro incontreranno nel triennio seguente. Scrittori che per una volta vedranno forse diversamente, con i loro limiti, le loro difficoltà, le loro manie. E se poi questo metodo porta giornalisti* e troupe televisive in classe per documentare il metodo didattico, tanto meglio. Per una volta anche la scuola fa parlare di sé, non per atti di bullismo o proverbiali mancanze di fondi ma per un’iniziativa che, come recita il titolo del prossimo convegno di Education 2.0, parte dal basso.


* http://www.ilgiornaledivicenza.it/dossiers/Comunit%C3%A0/68/184/125622/

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